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Medioevo e cavalieri erranti

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Ansa ore 12,20: Egitto ritrovata tomba sparita. Coperta dalla sabbia, apparteneva a un dignitario di Amenhotep.

Vedo che in Italia si sta manifestando la pericolosa tendenza ad abbandonare la nave prima che affondi.

A chi cerca lavoro viene consigliato di cercarlo altrove, magari a Dubai, che c’è sempre sole e la crisi non è arrivata (sembra lo spot di un’agenzia viaggi dei tempi di buio che ha Dubai come meta top). Qui da noi il pantano finanziario è viscosissimo, l’economia è una disciplina così inafferrabile e volatile che nemmeno la ragazza con la sciarpa verde potrebbe aiutare la comprensione (normale che non capiate di che parlo se non avete visto “I love shopping”). Qui da noi ormai il clima non è più quello di un tempo, il sole è diventato pudico e si fa vedere sempre meno spesso, i fiumi esondano travolgendo auto e sollevando barconi che ritroviamo mesi dopo riversi sulla banchina come povere balene senza rotta, gli stormi di storni hanno scambiato le nostre auto parcheggiate per vespasiani open air, le mimose l’8 marzo sono già secche sui rami e i poveri gabbiani volteggiano sopra i monumenti che attraverso lo smogh non trovano più il mare. Si evolvono intanto nuove specie adattive, che nella difficoltà prosperano: i menagrami, i disfattisti, i gufi della malora, le sibille cumane. E le agenzie di viaggio.

Nella smania di abbandonare il paese cari amici si sono buttati allo sbando. Hanno fatto i bagagli e in dieci giorni hanno modificato radicalmente le proprie esistenze. Curricola scritti in inglese (che l’italiano si dimentica sempre più in fretta) hanno preso a volteggiare come corvi trans-europei, i rapporti interpersonali si cosmopolizzano e globalizzano a spese di relazioni serie e mature che espongono al pubblico ludibrio. L’esposizione in piazze (virtuali più che reali) di ogni nostro dilemma ci rende labili, ci scopre i nervi, ci sensibilizza a problemi solo nostri. Nello sforzo di sfuggire a tutto si crede che basti inforcare un volo per lasciarsi le ansie alle spalle.

Adesso faccio i bagagli anch’io: comprerò carne secca da conservare sotto la sella quando sarò nel deserto, ghiccio spray per le contusioni di un atterraggio che immagino non morbido, libri buoni per tenere compagnia senza riflettere, slip di pizzo che non si sa mai. Basta non pensare che nella fuga qualcosa si perde, che ci si da per vinti lasciando il nostro paese in mano a pessimi amministratori, che si abbandona la vecchia dimora nelle fauci dell’oblio temporale. Basta non avere nemmeno per un attimo il dubbio che quello che c’è va tenuto ma cambiato con la forza delle idee, che il 68 e il 77 e l’89 siano stati vani giocattoli nelle mani di qualche sciocco sognatore (pazienza se poi era tuo padre). Meglio arrendersi, prendere baracca e burattini e fare il capitano di ventura di una legione straniera mercenaria e sempre altrove.

Nel nuovo medioevo in cui stiamo affondando non c’è posto per proposte e lotte. E se sia più coraggioso partire o restare ce lo chiedermo poi.

Enrica Murru


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