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David Copperfield

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Ansa ore 14,10: Valeria Marini sfila sulle Alpi. Come una bond girl arriverà in elicottero.

Oggi si parla di verità. Quella che vorremmo ci dicessero. Quella che viene taciuta per non diventare menzogna, quella che si veste di silenzio che gli altri poi possono riempire a piacere, quella che qualcuno vorrebbe vedere scritta (ma anche no). Quella implorata da Auden sull’amore, quella richiesta dai questionari demoscopici (che tanto poi prevedono il falso “sociale”, quelle piccole bugie dette per non contraddire la scomoda e scomparsa opinione pubblica).

La verità non detta può dare adito alla paraidolia, splendida parola greca che indica l’illusione subcosciente che tende a dare forme note ad oggetti e profili dalle forme casuali. Io penso che quello che tu non mi dici o dici frammentariamente sia ciò che ho pensato sia. Non riesco a immaginare che qualcuno pensi in maniera totalmente differente da me, non posso credere di non sapermi figurare certi ragionamenti, mi illudo di poter afferrare lo scibile umano solo a partire dalla mia modesta esperienza di umanità. È il tipico errore di chi affida a categorie note le dimensioni del mondo. È come se avessimo un format, solo un tantino più elevato di quelli targati Endemol, in cui ricondurre il vissuto con quella che riteniamo essere una buona dose di approssimazione. Forse la menzogna è quasi meglio di questo mancato dire. Se non altro ci evita di dare forme improprie di nostro proprio pugno. Dietro le bugie si nasconde soltanto una mente contorta e a volte perfida, che è la sola colpevole del fraintendimento – anche se a volte ci lasciamo volutamente ingannare da misere falsità a cui non crederebbe nemmeno Pollyanna. E invece se sui punti di sospensione del non detto siamo noi a mettere parole gradevoli, ci sentiamo addossati di una sorta di complicità derisoria ai nostri danni. Una specie di suicidio, condotto per mano altrui, ma sempre suicidio. Dovremmo guardarci allo specchio e avere a che fare col demone interiore che ci ha spinti ad illuderci in maniera insulsa riguardo a una situazione, ma più spesso e più dolorosamente, a una persona. Chi ci lascia far questo opera ai nostri danni un atroce mascheramento: diventa un grattacapo insensibile. Un cubo di Rubick con le facce di gomma rimbalzante, più o meno. Che si lascia afferrare e ci fa credere di esser facilmente risolvibile per poi scomporsi in quadratini colorati.

Se solo per un momento osservassimo la scena con occhi non velati dalla soggettività l’artificio sarebbe subito chiaro. Ma se ci fosse dato di valutare con oggettività le nostre relazioni, queste non sarebbero più ammantate di quell’emozione e sentimentalismo che le rende coinvolgenti e noi non avremmo motivo di mentirci a riguardo. Il bello, o il brutto, è che a volte, pure se per poco tempo, e pure se poi fa soffrire, uno vuole bersi ogni sciocchezza fuoriesca dalla bocca dell’amato bene. Non so quante cose di quelle che ho creduto di sentire tu abbia davvero detto, ma so che fintanto che le sentivo, ero felice. E quindi forse qui tu fai la parte del concorrente esterno nell’associazione a delinquere e sono io la vera mente del piano. Anche se uno di primo acchito non se ne accorge, forse il gioco vale. Forse è meglio un mese vissuto intensamente ad amare e poi soffrire in beata illusione che un anno di sereno scorrere di tempo sempre uguale, di serate in discoteca alla ricerca di diosolosa cosa, di chiacchiere vuote e vane su beghe lavorative e accadimenti giornalieri. Fidati, è meglio così. Stai male ora ma altrimenti saresti stato bene?

La verità (!) è che non saprei. Io ho voluto innamorarmi e ho voluto farlo di te. Tu volevi solo qualcosa che non ti ho dato o ho smesso di darti presto. Oppure peggio: non volevi niente. E sono stata io a metterti in bocca frasi, a cucirti addosso desideri che mai ti hanno sfiorato. Il bello (o il brutto) di ogni buon gioco di illusionismo è che il mago deve esser bravo più che altro a sfruttare la voglia altrui di credere. E chi ha pagato il biglietto dello spattacolo si aspetta di non sprecare i soldi e quindi è propenso ad abboccare.

Enrica Murru

 

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