Vampiri

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Ansa ore 14,02: 2008 annus horribilis. Crollo dell’affluenza, Gaugin non tocca le 250 mila presenze.

In questi giorni più che mai mi pare lecito domandarmi: quanto il nostro modo di vedere le cose muta le cose stesse? Quanta parte hanno il nostro umore quotidiano, la nostra generale visione del mondo, la nostra ottica di relazione con l’altro nel dare una forma al vissuto e agli avvenimenti? Quanto contano l’esperienza, anche altrui, le parole delle conversazioni con gli amici, nel tracciare nuovi percorsi e nell’incasellare eventi e persone?

Per dire: fino a qualche anno fa, per capirci diciamo la precedente microgenerazione di donne (nate nel 1975 o giù di lì), si poteva esser certe di una cosa. Chiunque tu fossi, qualunque cosa rappresentassi, quale che fosse il tuo ruolo e la tua ragione d’essere, potevi contare su una sola certezza: il potere sessuale. Non essendo brutte si poteva esser sicure che un certo fascino erotico lo si sarebbe sempre esercitato. Magari una poteva attribuire altri rifiuti a mille sovrastrutture maschili, che partissero dal terrore puro e arrivassero alla venerazione incondizionata, ma su una convinzione si poteva metter mano sul fuoco: la voglia maschile di finire a letto. A un certo punto però c’è stata una frazione, dovuta forse all’eccessiva disponibilità delle donne o forse all’urgente necessità degli uomini di difendersi per la paura di perdere terreno di fronte a femmine sempre più sicure, fatto sta che una rotta tracciata da millenni di evoluzione e genetica, che narrava di profuso impegno maschile nell’irrorare di geni riproduttivi il mondo, ha cominciato a far perdere le tracce. E le donne si son trovate di fronte uomini che le rifiutavano, anche sessualmente. E giù a trovare nuove giustificazioni: che siano “gli piaccio troppo” o “teme di esser deficitario”, tutte motivazioni riconducibili a un’indicibile ma ben noto spavento maschile. E invece forse gli uomini hanno solo cominciato a far valere un diritto, quello al rifiuto, che troppe volte le ragazze hanno usato in modo ricattatorio. Ma a noi ci crolla la terra sotto ai piedi.

Altro esempio: fino a qualche tempo fa, c’erano alcuni segnali che noi tutte reputavamo chiarificatori. Tipo un uomo che ti invita a casa sua e ti chiede di restare a dormire giorni, spingendoti a trasferire parte del tuo bagaglio cultural-estetico nella sua gentile dimora. Quel fare che ci sembrava amichevole era in realtà il vampiresco ghigno di Gary Oldman che invita un ignaro Keanu Reeves a rimanere con un convincente “benvenuto in mia dimora”, pronto a darlo in pasto ad affamate e maliarde femmes fatales. Il pasto da consumare è qui di altra natura: la dignità femminile. Offuscata dall’amor cortese (quello del genere “uomo che non promette ma mantiene”) che si ritiene giustamente preoccupato per il ritorno solitario della bella a casa in piena notte, ci si è dimenticate dell’importanza di una coperta calda consolatoria e disponibile. Ma non sessualmente. Il punto non è questo. Il punto è che non costa niente chiedere, e una volta che si ottiene richiedere, e farlo con leggerezza è la norma. Il punto è che uno o due episodi non fanno un segnale e che comunque un precedente non fa regola. Il punto è, in finale, che se un uomo ti vuole fra i piedi 4 giorni senza soluzione di continuità a casa sua, e ti dice le cose che avresti sempre voluto sentirti dire, e fa di tutto per mostrarsi innamorato, non è detto che lo sia. Sicchè messa sull’avviso da certe esperienze altrui, costretta rivedo con occhi nuovi il mio. Aiuta a non illudersi ma leva un po’ del gusto dolce dell’esperienza.

Ulteriore riprova: anche scritta la parola è suscettibile di tali e tante interpretazioni quante sono le persone che la leggono. Se un mio amico vede in una frase femminile un parere ammirato io posso pensare che: lui sia un illuso (perché magari penso che non sia meritevole di tanto riconoscimento), lei sia una gatta smorfiosa fidanzata e fedifraga affascinata solo dal di lui mestiere (solo perché lei proviene da un certo luogo che nella mia ottica produce sciacquette in cerca di sistemazione), questo sia un gioco patetico di reciproche solitudini foraggiate dall’incontro telematico in stile cuori solitari di agenzia per i game-date (a causa di “Un cuore così bianco” di Marìas appena letto che comunque vi consiglio, ma non fatevi suggestionare come me), tutto ciò sia una bolla di sapone pronta a svanire al primo vero incontro in carne ed ossa con le immagini frustranti delle proprie ingenuità. E invece no, niente di tutto ciò.

A forza di voler fare dietrologia magari ci si inganna sulla realtà, quella alla luce del sole, che abbiamo creduto specchio per le allodole.

E forse sarebbe meglio fare come una mia amica, che si è andata a ristudiare le figure retoriche delle quali, a parer suo, si fa eccessivo abuso.

E non so davvero più se è la verità che è ingannevole o se siamo noi che ci inganniamo con gli artifici cerebrali cari a certa psicologia da due soldi.

Siamo noi i cannibali o siamo solo l’ospite del parassita?

Enrica Murru

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