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Moda senza moda

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Così come nel racconto di Edgar Allan Poe La lettera scomparsa quello che è ovvio non sempre risalta ai nostri occhi. Auguste Dupin, l’investigatore protagonista del racconto di Poe, non trova la lettera incriminata perché essa è stata nascosta laddove lui non va a cercarla: nel posto più semplice; tanto  scontato da sembrargli un luogo da scartare a priori per la sua ricerca, cioè tra tutte le altre. Questo è spesso quello che ci accade: non osserviamo ciò che abbiamo davanti. Apriamo le ante dell’armadio e frughiamo tra gli abiti. Ma non guardiamo gli abiti. Invece, sono proprio loro a nascondere – ma soprattutto a rappresentare – un significato. Rappresentano il quotidiano; sono i colori che tutti indossano tutti i giorni. Sono appesi, come tanti specchi dei nostri tempi. Le sfumature cromatiche ci sono tutte, ed anche le forme. Le gonne sono lunghe, corte oppure arrivano a metà polpaccio; i pantaloni sono stretti, a vita bassa oppure alta; sono alla cavallerizza oppure leggings, cioè simili a grosse calze aderenti. Le stoffe dei vestiti hanno le fantasie – fiori o schemi geometrici – oppure sono di colore pallido, beige o grigie, senza disegni. C’è di tutto, ma non per caso, bensì perché la moda – da un paio di anni a questa parte - concede tutto. Il pret a porter degli stilisti – italiani, europei e non solo - non ha messo limiti. Nel nostro mondo dalla cultura globalizzata sembra che tutto possa andare di moda. E ciò che fa la differenza – oltre alla qualità del taglio degli abiti o alla qualità dei materiali, che ovviamente non è poco – è l’etichetta di una  maison rispetto ad un’altra. L’industria dell’alta moda non è in crisi; come non lo è in questo periodo nessun prodotto di lusso, mentre quella dell’abbigliamento pronto subisce le curve discendenti dell’economia all’interno di un sistema che perde ricavi e investitori. Ma se l’acquirente – tutti noi, prima o poi – nei passati decenni aveva punti di riferimento stilistici precisi – spalle larghe o strette, pantaloni sgambati oppure aderenti alla caviglia – in questi ultimi due anni la Moda ci concede di appoggiare il nostro gusto a molte proposte; di sentirci appartenenti ad un club colorato oppure punk ed essere in tutti i casi moderni. Gilet imbottiti sopra la giacca per l’uomo; scarpe da ginnastica sotto il completo grigio. Abiti al posto dei tailleur. Questo non perché la forma abbia lasciato il posto alla sostanza, ma perché tutto si è formalizzato in modo più vago, probabilmente più confuso. Chi è di per sé fantasioso o creativo oppure sicuro di sé naturalmente emergerà anche nello stile dell’apparenza – e magari solo lì. Gli altri hanno invece meno possibilità di diventare estrosi o eleganti. Il Paese delle origini di ognuno, il colore del proprio sole, la paglia o la grossa lana della terra di appartenenza resterà folklore. Tutto è venduto in uno stesso mercato – molto globalizzato – in tutti i paesi. E comprato da tutti. Il vestito è indossato e poi appeso: eccolo lì, nell’armadio. Così evidente, eppure così poco visto, ormai, come segno espressivo dell’ individuo.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 16 Dicembre 2010 14:55 )  

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