Gli Zero In On nascono nel 2000 a Locarno, in Svizzera. Inizialmente erano un duo, formato dal leader Elias Bertini (voce, chitarra e pianoforte) e dal batterista Matteo Stefanini: il gruppo così composto pubblica il primo disco, “The Oblivion Fair”, nel 2004.
Successivamente si aggiunge alla formazione il bassista Gian Andrea Costa.
Il gruppo subisce le influenze del metal, del pop, della musica classica e sperimentale. Persino dell’emergente emo, un genere apprezzato dai teen-ager, che si nota non solo nella musica ma soprattutto nel loro look. Ormai è bandiera di molti questo stile, a metà tra il dark e l’autodistruzione: si fa portatore di una precisa filosofia, che auspicabilmente rimarrà soltanto un capriccio giovanile. Dal punto di vista dei musicisti che hanno come target la fascia della prima adolescenza, questa sembrerebbe più una scelta commerciale che di convinta adesione: si sa, il business fa fare di tutto.
Al di là di queste considerazioni, il disco degli Zero In On è piacevole, musicalmente ben congeniato, dal lato canoro interessante. Si tratta del loro terzo disco (“The Oblivion Fair” – 2004, “Pillow Talk” -2006), il primo però ad essere distribuito in Italia. I tre infatti, dopo vari riconoscimenti in patria, sono già stati distribuiti fin dal primo disco in alcuni paesi europei e addirittura negli USA. Nonostante le varie ispirazioni del gruppo, il disco si configura in un genere pop-rock, orecchiabile e coinvolgente. Penso che riscuoterà molto successo tra i nostri teen-ager.
TRACKLIST:
- Silly Lilly
- Los Angeles is burning
- Cherry blossom
- Monday funday
- Welcome to the moon
- My black guitar
- Boom boom baby
- Sergeant Dylan Sand
- Sergeant Dylan Sand
- Coloured wall
- Words
























