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KATY PERRY Teenage Dream

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Ok, prima di cominciare a recensire il cd, voglio(e devo) fare una premessa, o più che altro descrivere la nostra Katy con due, semplici aggettivi: prima di tutto, è gnocca, non c’è discussione che tenga(anche se sono uscita parecchie foto sulla rete dove la sua gnoccagine lascia un po’ a desiderare, ma vabbè, evitiamo di insabbiarci sul fattore estetico altrimenti passo per l’invidiosa di turno!)secondo, è furba, ma soprattutto lo sono le menti dei produttori che si celano dietro questa grossa operazione di mercato, creatori di questa coloratissima bambolina stile Betty Page dalla voce solare e dallo sguardo provocante e giocoso, un diavolo (s)vestita da angelo, più o meno. Comunque, smetto di fare la criticona e clicco curiosa il tasto play, aspettando da un momento all’altro di essere rapita da una di quelle canzoncine “bastarde” che ti prende e ti fa ballare e muovere anche contro la tua volontà: fatta eccezione per il tormentone di “California Gurls”(grazie zio Snoop!), devo aspettare la traccia numero 5, “Peacock” , testo carico di doppi sensi , per trovare qualcosa di accettabile: inoltre, credo che questo pezzo diventerà il prossimo singolo, visto che su Youtube girano anche delle parodie parecchio simpatiche di questa canzone, e ai furbi produttori di cui sopra non sfugge nulla; il cd prosegue ma il resto, purtroppo, è scadente, monotono, noioso, il più delle volte sono tentata nello skippare al prossimo brano, con la speranza di trovare qualcosa di meraviglioso ad attendermi, un ritmo giusto, coinvolgente, ma è una speranza vana. Nonostante il titolo dell’album sia “Teenage Dream”, è piuttosto un incubo lungo e ripetitivo. Personalmente, non riesco a trovare niente di eccezionale, nessuna futura hit si cela tra queste canzoncine di plastica, come invece succedeva nel primo album, “One of the Boys”, dove ogni pezzo poteva diventare il prossimo tormentone(e per la maggior parte, è realmente successo). La cara Katy mi ha sinceramente deluso, piazzarsi seminuda in copertina non sarà di alcun aiuto, tantomeno profumare di zucchero filato il booklet. Certo, non mi aspettavo e non volevo il clone del primo fortunatissimo lavoro, ma neanche una brutta, pessima copia.

di Martina Carra

Grazie a: Jessica Gaibotti uff. stampa EMI

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 04 Ottobre 2010 20:47 )  

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