Eden Connect the Dots: un festival per la danza d'autore al Teatro dell'Orologio

Dal 23 al 30 Aprile due settimane dedicate alla danza contemporanea con Eden Connect the Dots, il primo festival dei linguaggi del corpo, Cie Twain con “Era mio padre” per la stagione congiunta Dominio Pubblico e due spettacoli di teatro-danza: “Emolacria” di Stefania Biffani e “Assenza” di Paola Scoppettuolo

A Roma nasce EDEN, una nuova realtà dedicata alla danza contemporanea d'autore realizzata e promossa da due giovanissimi organizzatori Gianluca Cheli e Gianni Parrella in collaborazione con il Teatro dell'Orologio di Roma.

Giocando con l’idea del giardino terrestre, luogo dove il corpo ha preso forma e movimento, EDEN - Connect the dots, vuole essere lo spazio neutro dove si percepiscono e saldano gli scambi umani, infatti la danza d'autore sarà affiancata a molte altre esperienze: l’illustrazione, la musica, la narrazione, il cibo… per unire i puntini dell’identità sociale tramite cinque percorsi:EDEN il gesto - EDEN il suono - EDEN il gusto - EDEN la parola - EDEN l’immagine.

Una della peculiarità del festival è proprio l'età anagrafica, infatti oltre a gran parte dello staff, vedremo in scena 5 coreografi under 30 italiani:
Riccardo Buscarini (vincitore di The Place Prize) il 23 aprile con 10 tracce per la fine del mondo, Silvia Mai (vincitrice GD’A Veneto) il 24 aprile Raku e (primo studio), sempre nella stessa serata Lara Russo (vincitrice GD’A Puglia) presenterà due opere Legame e Alluminio, Francesca Cola il 25 aprile darà la possibilità a 15 spettatori alla volta di assistere a In Luce (Vincitore del Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2013), infine il 26 aprile Irene Russolillo (miglior interprete Premio Equilibrio 2014) metterà in scena Strascichi ed Ebollizione.

Gli spettacoli
Ad aprire le danze ci sarà Eden Connect the Dots, festival del corpo nei linguaggi contemporanei, manifestazione che racchiude al suo interno un percorso alla scoperta del proprio corpo attraverso la danza, il gusto, i gesti e le immagini. Artisti del calibro di Riccardo Buscarini, Lara Russo, Silvia Mai, Francesca Cola, Irene Russolillo insieme a Vatican Shadow si esibiranno attraverso i loro corpi. Non solo percorsi di danza ma anche percorsi di immagini grazie al collettivo di illustratori Skeleton Monster e percorsi di gusto con Campagna Amica e il suo mercato di prodotti a Km 0. Dal 23 al 27 aprile non resta che unire i puntini e vivere insieme l’espressione del proprio corpo.

Per la stagione congiunta Dominio Pubblico,teatro Argot e teatro dell’Orologio, in scena dal 25 al 27 la compagnia Cie Twain porta in scena lo
spettacolo Era mio Padre, ispirato ad una donna contemporanea, Benedetta Tobagi figlia del giornalista morto assassinato Walter Tobagi .

A chiudere le due settimane di danza ci saranno gli spettacoli: “Emolacria” di Stefania Biffani e “Assenza” di Paola Scoppettuolo; Stefania Biffani con Emolacria porta in scena il coraggio femminile come un prisma che si scompone rivelando tutte le sue sfaccettature mentre Paola Scoppettuolo con “Assenza”, liberamente ispirato ad alcune poesie di Borges, analizza attraverso la danza le problematiche relative all’uso dello specchio e la sua frantumazione.

E D E N │connect the dots
Un nuovo festival per la danza d’autore contemporanea
23 - 27 aprile Teatro dell’Orologio - via de' Filippini 17 a - Roma
Trailer: http://vimeo.com/91407379
FB: Eden connect the dots

Gianni Parrella: \n Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
DANZA ALL’OROLOGIO
Due settimane di danza nella cornice del multisala off - Teatro dell’Orologio
 

Portami in un posto carino@Teatro Libero Milano

 
Una penna delicata e puntuale quella di Tobia Rossi e una regia vivace ed equilibrata quella di Manuel Renga nell’affrontare in Portami in un posto carino - in prima nazionale fino al 19 aprile - tematiche complesse dell’oggi narrando quattro esistenze fatte incontrare e incrociare dal caso e sviscerandone le problematiche fin nelle pieghe più profonde con le sofferenze e le fatiche del vivere di ciascuno.
 

CICLOPI-TERRA DI NESSUNO@Teatro Abarico - La gabbia e l'inquinamento dell'Anima

E' andato in scena il 17 e 18 aprile al Teatro Abarico, nel cuore di San Lorenzo, Ciclopi – Terra di Nessuno per la regia di Paola Tarantino, uno spettacolo curioso e interessante e dalla forte connotazione di denuncia sociale e ambientale.

Frutto di uno studio portato avanti dalla giovanissima Associazione Culturale Odysseia, su “Lo zoo di Vetro” di Tennessee Williams, di cui riprende il canovaccio di base, l’opera ci racconta di una famiglia moderna a tratti disfunzionale alle prese con i disagi classici della vita moderna. L'opera esaspera la caratterizzazione della famiglia, ancorata su un malsano rapporto madre-figlio-figlia nel quale maturano insoddisfazioni, frustrazioni e moti di ribellione soffocati sul nascere.

Si aggiunge al quadretto familiare, una fabbrica (presenza inquietante e onnipresente nei discorsi) che inquina l’ambiente e diffonde un’epidemia fra i lavoratori nell'indifferenza generale dei tre, che restano per lo più rinchiusi nelle proprie convinzioni e in quegli spazi immaginari corrispondenti alle proprie stanze. Queste restano ben delimitate nella scena, e da esse i personaggi escono raramente, per costrizione o necessità, o per venire a patti con la realtà.

Le interpretazioni dei giovani attori Carolina Cametti, Massimiliano Frateschi, Emanuela Valiante, Fausto Morciano, sono piuttosto estremizzate e grottesche; i personaggi risultano fin troppo caratterizzati al punto di rendersi volutamente odiosi e nevrotici, fastidiosi e ripetitivi.
Eppure è quella la strada giusta rispetto al tema scelto e alla volontà registica di estremizzare una reale denuncia sociale: quella dell’inquinamento ambientale e culturale della nostra società che si rinchiude in se stessa, in Gabbie costruite appositamente per i propri componenti, i quali si infischiano degli altri e del mondo circostante al punto di non comprendere più i reali confini della realtà. La Madre, ad esempio, resta realmente convinta che le fragole possano essere verdi naturalmente e non per via dell’inquinamento e tale convinzione ritorna anche per altri elementi considerati "biologici": si tratta di un intelligente dettaglio drammaturgico che testimonia la presenza di una regia attenta ad accentuare lo stravolgimento nella comprensione del dato reale finanche nel cibo, un dettaglio che si presta al riso ma che viene qui stravolto e reso paradossale.

Fra tutti i personaggi in scena, spicca l’interpretazione di Carolina Cametti nel ruolo della figlia Gilda, figura fragile e complessata quasi infantile e grottesca: ci rappresenta, con una recitazione oscillante fra l’infantilismo e il dark, l’emblema di tutta la storia, di quella incapacità di uscire dalla Gabbia-Famiglia che pure disprezza.
Nel suo “No” rabbioso, gridato a chi le chiede di fuggire via di casa, c’è tutto il senso del disagio dell'uomo moderno, che non si rassegna a lasciare tutto così com'è, che si rassegna a vivere sotto un cielo malsano e rosso per via dell’inquinamento piuttosto che affrontare la realtà, trovare una soluzione o anche solo scegliere di fuggire, e nel frattempo dentro e fuori dai nostri confini sicuri, tutto risulta già inesorabilmente corrotto e nessuno se ne accorge.

CICLOPI - TERRA D NESSUNO
 

LA BELVA & LA BESTIA@Teatro dell’Orologio -Il Dolore a nudo

Dal 15 al 27 aprile è in scena al Teatro dell'Orologio "La Belva e la Bestia", atto unico di Massimo Corvo, interpretato dallo stesso Massimo Corvo con Annabella Calabrese, per la regia di Daniele Esposito.

La scena è quella squallida ed alienante di una falegnameria dismessa, vittima della crisi dei tempi e di una privata storia familiare. Al centro del palco una sedia, lateralmente un vecchio materasso da una parte, il tavolo con gli attrezzi di lavoro dall'altra. Sul tavolo un sassofono, che il protagonista, Bestia, inizia a suonare nel tentativo di limare musicalmente la sua disperazione. L'antefatto è il rapimento di una giovane studentessa di medicina benestante, Chiara, fermata in un parco mentre fa jogging e condotta all'interno della falegnameria con la scusa della richiesta di soccorso per un malore da parte di Bestia.
Una volta dentro il laboratorio il catenaccio della porta viene serrato e tale resta fino alla soluzione finale della vicenda. Chiara viene legata mani e piedi dall'uomo sulla sedia centrale e di lì inizia uno scambio verbale tra i due protagonisti, che sarà poi graduale disvelamento delle storie di entrambi. I motivi del rapimento rimangono ignoti per tutta la prima metà dello spettacolo, durante la quale è per lo più Chiara a rappresentarsi, urlando la sua sofferenza di figlia vittima della separazione di genitori incapaci di continuare a farle percepire il loro amore. Messo a nudo il suo dolore e manifestata una gran rabbia nei confronti degli uomini in generale (poiché sono uomini che, come suo padre, abbandonano), Chiara chiede a Bestia: "E tu? Qual è la tua scusa?".

Si completa allora specularmente la rappresentazione con il raccontarsi di Bestia. Quella che Chiara ha chiamato scusa è la storia di Bestia, la sua personale tragedia, che è scusa nella misura in cui lo ha portato a scendere a compromessi con la propria coscienza, la propria morale, mettendosi nella posizione di far cose che non appartengono alla sua persona. Di tanto in tanto la voce della coscienza di Bestia si sente fuori campo. È una voce forte, che rimprovera e non consola, che commisera semmai, in maniera severa. È la stessa voce di Bestia, la voce dalla straordinaria timbrica di Massimo Corvo, che oltre ad essere attore è doppiatore tra gli altri di Silvester Stallone, Bruce Willis e Jean Reno.

Intensa l'interpretazione di Massimo Corvo, come quella di Annabella Calabrese. Il piccolo suggestivo palco della sala Gassman del Teatro dell'Orologio è totalmente vissuto, riempito ad ogni sequenza di corpo e voce, nell'attualizzazione della vicenda in corso e nella rievocazione dei ricordi e dei vissuti che di tale vicenda sono cause scatenanti e che ad essa danno senso. Nel lieto fine dello spettacolo i ruoli di vittima e carnefice sono stati sradicati, non risultano vincitori e vinti, ma una comune partecipata vittoria contro le difficili prove della vita.
 

LA PAURA e IL SOGNO@Teatro Accento - Pirandello in brevi bozzetti d'amore e tradimento

Un convincente montaggio di testi pirandelliani, brevi bozzetti d'amore e tradimento: "Il Sogno (ma forse no)" e "La paura" sono in scena al Teatro Accento fino al 4 maggio, per la regia di Marco Grossi.
Due storie sovrapposte, due dialoghi alternati, canto e controcanto, tra netti cambi di luce e buio. Al centro un divano, una donna (Priscilla Micol Marino) si addormenta. Dietro di lei appare un uomo (Fabrizio Bordignon), distinto, ben vestito. La guarda. Gli attori costruiscono lo spazio scenico con pochi, giusti movimenti sul palco. La distanza tra i corpi, la scelta dei gesti. Poi il dialogo: sostenuto, denso, espressivo.
La passione di lui e il distacco di lei, il gioco delle parti: l'uomo geloso, la donna frivola. Lo scontro tra la forma dell'essere coppia e la vita che scorre, dentro, un vortice. Il sospetto. "Ti ricordi?"

Buio. Luce in alto. Un soppalco, una sedia, qualche vaso di fiori: Lillina Fabris (Sarah Nicolucci) si affaccia e, con sorpresa, vede l'amante (interpretato da Andrea Natalini) salire le scale. Ha anticipato l'incontro, ha paura che l'amico e marito di Lillina abbia scoperto il tradimento. La recitazione si fa più caricata, a tratti distratta, ma il dialogo scorre con l'arguta logica di marca pirandelliana.
Le due storie si sfiorano, ma non si toccano: la sospensione onirica del sogno e l'ansia riparatrice della paura, l'evasione dalla realtà e il frenetico ritorno all'ordine. Esiti opposti della stessa, umana incomprensione tra uomini e donne. Possessivi, violenti, inquieti i primi quanto egoiste, razionali, fredde le seconde: vittime gli uni e le altre del reciproco gioco delle parti.

Due opere di Pirandello poco note, raccolte in uno spettacolo che sfrutta ma non tradisce la differente natura dei testi, ricomposti nella drammatica rappresentazione del rapporto tra i sessi. Scelta intelligente, esito felice.
 

DORIS EVERY DAY@Teatro Studio Uno: Barbie non si nasce, si diventa!

Dall’8 al 20 aprile sul palco del Teatro Studio Uno è in scena “DORIS EVERY DAY", progetto vincitore della residenza artistica del Teatro Studio Uno 2013-2014, prodotto da “DoveComeQuando”. Lo spettacolo, diretto da Pietro Dattola, nasce dalla penna di Laura Bucciarelli ed è vincitore del premio di drammaturgia DCQ Giuliano Gennaio nel 2012.
 
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