Letto l’articolo precedente sul conto alla rovescia dal backstage? Come no?? Ragazzi, sono complementari l’uno all’altro, come il panino con la salsiccia e la birra (che c’entra? Date uno sguardo al pezzo del countdown dal retro palco, e capirete;))
Fatto? Ok. Ora possiamo cominciare.
Dimenticate la calma surreale da scampagnata, e la convivialità descritte in precedenza. Iniziata la diretta, l’area stampa si trasforma nella fossa dei leoni. D’altronde si sa, le fave, il pecorino e la porchetta del pranzo, sono un po’ come le noccioline per Super Pippo. Donano audacia ed intraprendenza anche al nerd più timido seduto vicino al punto ristoro, con un microfono in una mano, ed un bicchiere di Lambrusco nell’altra (si, qui anche l’alcool è gratis per gli addetti ai lavori). Telecamere, registratori e bloc notes, sono tanti quante le persone del pubblico in piazza. E immaginando la stampa, e relativi mezzi, ristretti in uno spazio cento volte inferiore, potrete capire la ressa. E’ tutto uno spingere, rincorrere l’artista appena arrivato ed ancora spaesato, un susseguirsi infinito di: “Ehi posso farti qualche domanda?Sono di Radio X..”, di: “Mi fai un pò di spazio per avvicinare anche il mio microfono?”, e di: “ E fai attenzione con quella telecamera! Mi hai dato una botta in testa!”. Insomma, il clima di condivisione rimane l’impronta tipica dei festeggiamenti in piazza, dove regna il “Ciò che è mio è anche tuo”, esteso dai panini, alle bottiglie, agli “incentivi all’esaltazione”. Nell’area riservata ai giornalisti, perlomeno a microfoni accesi e per fortuna non durante le pause, più che condividere lo stesso spazio e, se va bene, qualche domanda, non si va oltre. Qualcuno forse si chiederà: “Ma come, avendo la fortuna di poter passare tutta la giornata insieme agli artisti, possibile che le interviste debbano essere fatte tutte nello stesso momento?”. Si. Perché quest’anno l’organizzazione ha pensato bene di dividere gli accessi alle varie zone del backstage, estendendo lo slogan 2010 anche alle varie tipologie di pass. Dietro il palco, più che essere ispirati dal “colore delle parole”, e ad essere le emozioni e le note a colorarsi, i bodyguards si sono ispirati più a “Il colore dei braccialetti”. Rosso per l’ingresso solo all’area ospitality (riservata principalmente agli ospiti), ovvero lo spazio meno “lavorativo”, sede del punto ristoro , della postazione grande schermo per assistere al concerto, e luogo per fare una pausa e deporre serenamente le “armi della comunicazione”. Arancione per l’accesso all’area ospitalità e all’area stampa, separate dalle transenne e dai bicipiti di due ragazzi della security, circuito delle corse “afferra artista” e, per me, teatro delle prime emozionanti interviste. Infine, braccialetto verde (e relativo pass), per l’ingresso a tutta l’area del backstage, ma soprattutto ai camerini, inaccessibili a noi giornalisti “arancioni”. E’ a causa di questa divisione colorata che radio, televisioni e giornali (ovviamente tralasciando le grandi testate), si accalcano intorno al cantante fugacemente di passaggio tra la stampa. Interviste repentine, e spesso effettuate sfoderando una gran sfacciataggine, perché purtroppo non tutti gli artisti dimostrano la stessa cordialità e solarità esibite sul palco. C’è chi si ferma solo ed esclusivamente davanti alle telecamere di qualche tg nazionale, chi entra nei camerini passando tra i giornalisti e rilasciando, con una certa spocchia, veloci dichiarazioni solo una volta “protetti”dalle transenne tra le due aree, chi addirittura fa orecchie da mercante, fingendo di non sentire i vari addetti stampa desiderosi di interviste,e facendo addirittura il giro largo per evitare la zona arancione prima di entrare nell’area verde. Come se i giornalisti fossero fans accaniti con la fascetta sulla fronte, e peluche e reggiseni tra le mani, piuttosto che penne e microfoni. Come se non fossero lì per lavorare. Qaulche nome? Lo so che siete affamati di gossip J…Mi riferisco inanzitutto a Nina Zilli, l’artista dal fascino 50’s reduce dell’ultimo Sanremo, che con l’altezzosità tipica delle grandi dive si barrica dietro il suo ufficio stampa rispondendo ad una sola delle mille domande rivolte, prima di fuggire nel camerino. Se a cosi’ breve distanza dall’exploit discografico, già preferisce negarsi, immaginiamo tra un paio d’anni. Un consiglio, Nina: c’è sempre tempo per redimersi. E’ solo pubblicità per te. Nessuno vuole strapparti di dosso una delle collane, o dei meravigliosi vestiti vintage che tanto contraddistinguono il tuo look. Mi riferisco a Vinicio Capossela, genio indiscusso del panorama artistico italiano, ma altrettanto genio della fuga. Capisco l’annuncio in conferenza stampa di non voler rilasciare dichiarazioni sulla scaletta, ma ad esibizione fatta, almeno un “è stato bello suonare sul palco”, non avrebbe compromesso la sorpresa per il pubblico. Parlo di Paolo Nutini, mai visto durante il giorno, ed evaporato nell’area riservata agli artisti appena sceso dal palco. Boh, forse avrà scambiato qualche giovane addetta ai lavori, per ragazzina urlante. Mi riferisco, infine, a Carmen Consoli, arrivata nel pomeriggio non si sa quando, visto che nessuno è riuscito ad intravederla, salita per l’esibizione non dall’ingresso principale posto davanti all’area arancione, ma da una qualche scalinata laterale, e fuggita subito via dopo il suo concerto, rispondendo alle domande solo di Radio2. Dietro le transenne, ovviamente. Eccessiva spocchia? Probabilmente. Ma da sua accanita fan di vecchia data, do alla cantantessa un’altra possibilità prima di demolire l’idea “paciosamente terrona” che mi ero fatta di lei. Fortunatamente, lo stesso atteggiamento altezzoso non è stato mantenuto da numerosi altri artisti presenti. Paolo Belli, I Tre Allegri Ragazzi Morti, Cristicchi, Bersani, i Beautiful, i più disponibili e scherzosi. Gioviali con i giornalisti, pronti per ogni domanda e addirittura alle scuse in caso di urti per la ressa, o di una qualche mancata risposta a causa del gran rumore. Come nel caso di Samuele Bersani, quasi imbarazzato per non aver sentito la mia domanda perché trascinato via dall’organizzatore. Come nel caso di Paolo Belli, grande artista, ma soprattutto grande uomo per le dichiarazioni fatte (leggere l’intervista), e per essersi intrattenuto a lungo, addirittura fino a qualche istante prima del suo ingresso sul palco. Come nel caso di Davide Toffolo, leader dei Tre allegri ragazzi morti, perennemente stabile nell’area ospitalità, a chiacchierare con tutti con un bicchiere di prosecco in mano, e per vedere il concerto dallo schermo, come se fosse un ospite qualsiasi. Un posto sul podio per la cordialità però, va anche ad Howie B, (produttore storico di, oddio mi tremano le mani solo a scriverlo, nomi come Bjork, U2, Tricky, e dell’italiana Elisa), che come se fosse un artista alle prime apparizioni ed in cerca di pubblicità, ha risposto a tutte le curiosità anche di chi non si è identificato dicendo il nome della testata. Anche lui, come Toffolo, Godano e Maroccolo, perennemente dalla zona rossa.
Solo interviste, dunque, cela il backastage? Ovviamente no. Tanti i momenti di pausa. Momenti in cui purtroppo non si è potuto assistere al trucco e parrucco dei cantanti, a causa degli sguardi truci dei bodyguards alle transenne, ma in cui la curiosità ha fatto da padrona, svelando preferenze, usi, costumi e modi per scaricare l’ansia prima dell’esibizione. C’è chi saltella nervosamente ripassando parole ed accordi (come i Funkoff, e i gruppi vincitori del Primo Maggio tutto l’anno), chi cammina velocemente su e giù per le scale d’ingresso (come Cristicchi, Elio Germano, Carlotta Natoli), salvo poi tutti sfoggiare il loro adrenalinico sorriso migliore dopo la botta emotiva subita sul palco. E per quanto riguarda il look? Situazioni differenti anche qui. C’è chi arriva quasi in tenuta da casa (o forse meglio dire, da spettatore in piazza), lasciando gli stessi abiti nonostante la prassi televisiva richieda cambi frequenti (come, tutti i maschietti a parte che sia sa tengono di meno all’apparenza, Ginevra Di Marco, o Mafalda Gara, voce e sax dei Marvanza Reggae sound, che ha sfoderato un abito rosso e nero da fare invidia a quelli usati dalla Zilli). C’è chi invece per l’esibizione preferisce cambiar pelle, indossando costumi di scena forse, più che vestiti. E’ il caso di Carlotta Natoli, arrivata in jeans, stivali, maglietta e sciarpa glitterata, per poi salire sul palco in maniera diversa. O come nel caso dell’onnipresente, in fatto di discorsi sul look, Nina Zilli, adornata dai fiori rosa sul capo visti in scena, i cui petali e stelo però non avevano le sembianze di tubini o camicette, ma di pantaloni larghi e felpa. Sorprese anche da parte degli orchestrali, che probabilmente tutti immaginano composti ed eleganti anche nel backstage, ma che in realtà nascondono l’animo più rock’n roll di tutti, sfoderando ray ban e magliette degli iron maiden sotto la giacca di scena.
Ampio spazio anche per immagini curiose, certamente tipiche della quotidianità, e frequenti nella vita di quartiere, ma che decontestualizzate in uno spazio come quello del concerto del primo maggio, assumono un sapore nuovo, almeno per me. Immagini come la Impacciatore a spasso con il suo cane, altra “star”esibitasi durante la serata; Carlota Natoli, Howie B, Bianconi dei Baustelle, e Toffolo, a fare la fila nell’area ristoro, per un pezzo di parmigiano o di mortadella; il grande vecchio Enzo del Re, mentre tenta di “accordare la sedia”.
Un festival bipolare,insomma, dalle doppie sfaccettature. Non solo per le differenze tra pubblico del fronte e retro palco, ma anche tra il clima all’interno dello stesso backstage, cosi’ frenetico ed elettrico ad inizio manifestazione, e così satollo, pacato, quasi sbronzo, a fine serata. Lo stesso clima festivo del primo maggio, che ha trasformato l’area ristoro in una seconda p.zza San Giovanni, riempiendola delle stesse danze, degli stessi abbracci, ed anche degli stessi rifiuti, trasmessi in televisione.
Una giornata intensa ed una esperienza emozionante. Da ripetere assolutamente per sfatare alcuni miti, e per accorgersi di come, in fondo, gli artisti siano sopratutto persone, prima che personaggi.
























