Promesse mantenute! L'itinerante Meg torna nella Capitale per invaderla con melodie d'avanguardia e visioni psichicamente deliziose. In che modo? Una voce capace che spezza ogni chiacchiera, ottimi musicisti ad accompagnarla ed un' atmosfera che brucia. Il pubblico romano, quando non balla, ascolta estasiato. Beh, è troppo facile innamorarsi di Meg.
Siamo al Circolo Degli Artisti di Roma, che continua a sfornare sorprese ad ogni stagione. Non contenta di aver conquistato il Forte Prenestino, Meg si getta stavolta alla conquista del club romano con elementi all'apparenza semplici, ma mescolati in un cocktail trionfante.
Bassi, tastiere, batteria e campionamenti: gli arnesi dell'elettronica aspettano pazientemente sul palco l'arrivo della deliziosa lady che ne farà una commistione di sonorità trascinanti. Stesso discorso vale per i compagni di palco: ritroviamo Mario Conte, grande mago del suono che darà ancora una volta il meglio di sè, Alessandro Quintavalle ai bassi e Cristiano della Monica alla batteria. I video al lato della sala illuminano il buio come fantasmi colorati. E poi, ovvamente, c'è lei, che non disdegna mai di miscelare suoni mentre con l'altra mano impugna il microfono.
Avvolta in quella che potremmo definire un nero "latex da sera", Meg è accolta dai romani con tutto il furore del caso, orecchie ben aperte per accogliere il trip. Che comincia ora.
Come dicevamo, è il momento di adempiere alle promesse. È Promises che accende la serata, potenziata da sperimentali rivistazioni live che donano nuovi turbinanti colori. L'impegno di Meg è tuto votato alla musica e poco all'apparenza, al punto di poter fraintendere in lei una certa timidezza. Ma quando il pubblico entusiasta la acclama, non si tiene certo dentro i ringraziamenti.
«Buonasera Roma! Lo sapete di dove siamo noi? Noi siamo di Napoli!» è il modo più consono per annunciare Napoli città aperta, successivo brano del concerto sempre estrapolato dal nostro amato Psychodelice. È vero che una caratteristica di Meg è quella di unire l'inglese all'italiano per poi fare il contrario, di spaziare dall'amore totalizzante alle tematiche sociali più attuali, ma non va dimenticato che Napoli è sua madre e la napoletanità è il DNA della sua musica. Pertanto per Napoli ci sarà sempre uno spazio fondamentale nei suoi lavori, pur non specializzandoli.
E dopo il tuffo nella città del sole, si torna a quella eterna con È troppo facile, altro meraviglioso singolo di Psychodelice che senza parvenza di dubbio ha contribuito al successo di quest'album. Eccezionale l'interpetazione dal vivo che non delude tutti gli amanti del brano, dove le tastiere avvolgono i sentimenti e le emozioni che Meg riversa al di là del palco. E ci si comincia a scaldare abbastanza. Ospite d'eccezione del pezzo sarà poi il mago Massimo, prestigiatore folleggiante, che coordinerà ai suoni e alla voce i suoi numeri di magia, a cavallo tra simpatia e psicorealtà.
Ma l'esplosione deve ancora arrivare. «Roma...» chiama Meg, «Roma... ti va di ballare?». E come dire di no? Ecco l'attesissima Distante ed è il momento di saltare! Dopo aver abbracciato le estati di mezza Italia, il bellissimo primo singolo di Psychodelice torna in inverno con la sua forza e, soprattutto, la sua innegabile ballabilità. Ascoltare questo brano live è un'occasione attesa, dando sicuramente il meglio della sua potenzialità in un'ambiente aperto in grado di far scuotere il corpo come si deve e come la canzone merita! Grandiose poi le basi di Mario Conte.
Il tempo si fa onirico grazie a Pandora e si rimane sempre a galleggiare sui sogni con Simbiosi, forse uno dei brani più conosciuti di Meg, risalente al suo precedente ed omonimo album del 2004. «Siamo fatti della stessa materia dei sogni» è la frase di Shakespeare che, come Maria ci spiega, ha ispirato questo pezzo. Spostando l'orizzonte indietro nel tempo, ritroviamo la voce calda delle prime volte in cui, ammettiamolo, Meg ci ha sedotto con la sua carriera solista.
Ed un nuovo salto nel presente è invece Trasmissione Impossibile, altro brano incantevole del nuovo album che in questa occasione verrà prolungato molto oltre la sua chiusura standard, arricchito con contaminazioni psichedeliche e forme nuove. Segue un ben accolto ritorno al repertorio dei 99 Posse con Sfumature, da La vida que vendrà del 2000.
Stesse contaminazioni per Laptop love, altro brano in inglese di Psychodelice, omaggio ai Kraftwerk. La canzone racconta dell' emozione raggiungibile attraverso il computer, mezzo dal quale nascono molte canzoni di Meg. L'esibizione live del brano è amabile e non infrange le aspettative dell'album, anzi, le realizza nella loro completezza. Stessa storia con Permesso? che la segue subito dopo, il bel pezzo che chiude il nuovo album. Anche in questo caso la ballabilità è un dovere ed il brano trova nel live la sua grande ruscita.
Altra rivisitazione di un pezzo dei 99 Posse è Amerika, direttamente pescato dal doppio album antologico che uscì nel 2001, dal titolo Na 99 10°. Non manca infatti il momento di parlar sociale, neanche in mezzo al divertimento: lo sguardo è gettato sulle falsità preconfezionate del mondo che governa il mondo, quello americano, tema sicuramente d'attualità data la recente crisi d'importazione. L'impronta tipica del sound dei 99 Posse viene, ovviamente, arrichita e potenziata. La fine del concerto, che purtroppo arriva sempre, viene accompagnata da Running Fast, ultimo pezzo del concerto. Come ama definirle Meg, anche questa "canzoncina" si trasforma al punto tale da essere difficilmente riconoscibile, mixata nuovamente e sapientemente.
Molti i ringraziamenti ed il sipario che non c'è cala invisibile sulla serata. Non passa molto dall'uscita dal palco di Meg e del suo gruppo che il pubblico torna a chiamarla indietro, cominciando ad intonare all'unisono le note e le parole di Quello che, brano storico che non necessita di spiegazioni. Come per dire: e ci lasci così?
E infatti Meg non ci lascia così. Tornando in scena, ci racconta di aver ricevuto notizia del fatto che un ragazzo ed una ragazza del pubblico, ovviamente presenti, si sono innamorati grazie ad una sua canzone. Quale soddisfazione più grande per una cantante, ci dice! È come dare concretezza e solidità al proprio lavoro. Ed è per questo che, prima di dare il saluto definitivo, Meg «vi canterò una canzone del reportorio romantico napoletano dell'ottocento», promette testualmente. Eeeh?! Beh, fatta eccezione per qualche colpo di tastiera un po' demodè, ecco invece partire la tanto richiesta Quello che! Sempre bella e sempre attuale, come quei rari sentimenti che non svaniscono mai nel grigio, nonostante il tempo.
Stavolta, però, la serata finisce davvero. Sotto le scarpe c'è ancora la voglia di muoversi ed in bocca qualche ritornello da masticare. Per fortuna, si spera, è stato un arrivederci!
Davvero un bel concerto, sotto il segno dell'elettronica. Bello da ballare (spazio permettendo) e da ascoltare con soddisfazione e non solo per i fan più fedeli di Meg che, a giudicare dalle parole delle canzoni sulle bocche di tutti, erano molti. La nostra deliziosa artista ci ha offerto come sempre un regalo di grande professionalità e passione, il tutto guidato dalla voce inconfodibile che rimane il suo strumento musicale più grande. Insomma Meg, ci hai fatto innamorare un'altra volta! E tu lo sai.
Articolo di Simone Artero
SCALETTA
Promises
Napoli città apertà
Distante
Pandora
Simbiosi
Impossibile trasmissione
Sfumature
Laptop love
Permesso?
Amerika
Running Fast
Quello che
























