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BANDABARDO'@ Palalottomatica Roma

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Andare a vedere un concerto al Palalottomatica mi fa sempre un certo effetto, più che altro perché mi sembra di stare allo stadio Olimpico fatto in miniatura e con una copertura.

Quando si è abituati a sentire la Banda all’aperto, con un “tetto di stelle” sopra la testa, e a ballare accalcati con tantissime persone, stare seduti su un seggiolino scomodo probabilmente toglie qualcosa alla serata. Questo però non toglie niente ad uno dei concerti più belli a cui abbia assistito.
Il parterre è pieno, e anche i posti a sedere sono quasi tutti occupati. Si comincia con una canzone del nuovo album “Ottavio”, “la vedova Begbick”, e da subito tutti iniziano a ballare. È’ questa una delle caratteristiche dei concerti del gruppo di Errico Greppi, non ci si va solo per ascoltare ottima musica, ma anche per ballare; perché è impossibile non iniziare a farlo.
Con la canzone “Sempre allegri”, il coro è unanime, “sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco, al cardinale, diventan tristi se noi piangiam. All’attacco, miele e tabacco…”.
Si continua con “Filastrocca” per passare poi ai toni più romantici di “Ubriaco Cantamore”. Dopo “Monito F.C.” e “Pedro”, salutano tutti e vanno via. Naturalmente il concerto è appena cominciato. Si stanno solamente “cambiando d’abito”. Anche la scenografia cambia un po’. È essenziale, ma dall’alto viene calato una “palla” di specchi, simile a quelle che si usano nelle discoteche. Ognuno di loro torna sul palco con in dosso una camicia e un buffo gilet di paiette, entrambi rossi. “Erriquez” anuncia che è giunto il momento della discoteca e che ognuno deve scegliersi una compagna o un compagno per ballare; poi si ricomincia con “Manifesto”. E’ dopo questa canzone e tutto quello il testo vuole far arrivare, che ringrazia giovani, vecchie e bambini, “che stanno ricominciando a manifestare per la democrazia”. Nel giorno di una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni, tutto il palalottomatica applaude a questa affermazione.
Arriva il momento di continuare a presentare canzoni del nuovo lavoro, così, dopo il twist elettrizzante di “Bambino”, che sembra dare una scossa anche ai più “impalati”, “Timido tango” anticipa quella che mi sembra essere stata la canzone che più ha emozionato i presenti; “Balla ancora”. Ballata semplicemente incantevole. Intonano poi un altro loro cavallo di battaglia, “Mama nonmama”, ed anche chi non è un vero e proprio fan conosce le parole di questa canzone; “Non so dove sto andando ma so che ci sto andando cammino contromano cieco e sordo al richiamo della voce del padrone, della pubblica opinione Non so dove sto andando ma so che ci sto andando ma so che ci sto andando”. “Porto Cabagna” è l’ultimo pezzo prima del loro secondo cambio di scena. Il rumore del mare in tempesta che si infrange contro gli scogli accompagna l’attesa del pubblico. La scenografia cambia di nuovo. Fili verticali di luci ed una scritta “Playa” fanno da sfondo. Il gruppo torna vestito da pescatore. Pantaloni al ginocchio, camici a cappello, tutto di colore bianco. Altra canzone dai toni romantici, “L’estate paziente”, affievolisce per un attimo i bollori di quanti fino a poco tempo prima pogavano. “Si cantava per Lola: "Perché non ci sposi tutti? Tutti noi che ti amiamo mangiando pop corn?" Fino al giorno in cui Lola trovò qualcosa in qualcuno: Un tale Giuseppe più brutto di noi ... ma l'estate paziente ritorna lo stesso”. “Venti bottiglie di vino” riporta i ritmi su, e sembra che chiunque conosca esattamente ogni singola parola del testo.Sulle note di “Lilù si sposa” tutti ballano, sia nel parterre che sugli anelli, il ritmo cattura, ogni persona si diverte, anche i bambini si scatenano e i nonni gli vanno dietro. Sembra che la Bandabardò riesca ad aggregare chi, in un qualunque altro sabato sera, avrebbe fatto cose completamente diverse l’uno dall’altro. Invece si ritrovano tutti qui, a ballare e ad intonare le stesse parole. È’ una grande festa, il pensiero che la musica riesca ad unire in questo modo fa sorridere e riflettere.
La politica da sempre un tema fondamentale nelle canzoni di questa gruppo, torna sulla scena; sembra adesso arrivato il momento del sondaggio. “Silvio è un bugiardo o ha l’alzheimer? E poi neghiamo di aver detto la parola Alzheimer o bugiardo”. È’ così preannunciata “Vento in faccia”; “vento in faccia alzo le braccia pronto a ricevere il sole. Anima in pace quando tutto tace, è la libertà che mi vuole”.
Enrico Greppi presenta questo pezzo dicendo “questa canzone si intitola: quando facciamo questa il concerto sta finendo”; “Beppeanna” viene esclusivamente cantata dal pubblico; bastano le prime note per innalzare un tripudio di voci che all’unisono intonano “Attenzione, concentrazione, ritmo e vitalità. Devo dare di gas, voglio energia, metto carbone e follia, se mi rilasso collasso, mi manca l’aria e l’allegriae perciò, attenzione concentrazione…”.
Si passa poi alle presentazioni dei musicisti e dei fonici; ma il concerto non è ancora finito. Vestiti come i personaggi della canzone, recitano “O guerriero ‘nnammurato”, per poi tornare a scatenarsi con “Bobo merenda”. “Ho la testa” sembra essere l’ultima canzone della serata. Inizia la così detta “sigla”, “That’s amore”, poi “Sogni grandiosi” e un’altra “sigla”, “J’e t’ame”, che veramente segna la fine di questa bella serata. Tutta la banda ha ballato ogni singola canzone insieme al suo pubblico, l’allegria e il divertimento sono stati tangibili ogni minuto.
Quello che forse sorprende maggiormente, e che fa molto piacere, è vedere la varietà delle persone che in questo sabato sera sono venute a sentire la “Banda”. Persone di ogni età. Giovani. Anziani. Famiglie con bambini. E tutti ballando e cantando insieme come ad una grande festa.
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