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Moltheni live @ Cafè Deluxe? Firenze 21/11/08

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Nello scrigno del Cafè Deluxeè, Moltheni svela in esclusiva per Firenze i suoi "Segreti del corallo". Il pirata marchigiano ruba da un dorato repertorio i suoi tesori in note, ridotti emozionalmente all'osso.

Un vascello vintage, per ospitare un equipaggio pronto ad ondeggiare sul fiume minimale, che il Canta-visioni ha intimamente percorso nel suo ultimo disco.

Il cantautore sarà in grado di trovare la chiave, per far immaginare ai Peter Pan presenti la loro isola che non c'è, che per stasera invece esisterà.

 
 

 

Entri qua dentro e cominci ad annusare. No, non hai sbagliato posto, è il Cafè Deluxeè, che stasera ha un profumo strano, diverso. Ti sembra di startene nella camera anni 50 di tua nonna, dove canterani e madie odoravano fortemente non solo di nafta e tarli, ma soprattutto di memoria e familiarità.

 

 
A farti immaginare tutto questo sono tre semplici abatjour antiquate, che di semplice non hanno nulla se non lo scheletro che le costituisce; sono posizionate in modo scomodo ma preciso, e creano la fotografia demodé che ti ritrovi davanti agli occhi.

 

 
D'altronde stasera c’è Moltheni, artista curioso sin dal nome, figurarsi un suo concerto…

 

Una strumentazione posta tra pedali, tappeti e sedie di legno intarsiato: due chitarre acustiche a disposizione del menestrello psycho-folk, una chitarra elettrica e il caro e vecchio piano elettrico Wurlitzer.

 

E’ la diramazione silente di queste poche luci color avorio ad accompagnare in scena la sua entrata,

 

è sarà proprio questo confluire di ombre e colori ambrati a giocarsela stasera.

 

Il Cafè è affollato, per non dire compresso; c’è chi tira il collo del piede per vederci qualcosa , e chi,
non dotato di qualità da ballerino, allunga il collo vero e proprio, stile giraffa.
 

 

Lui, vestito da sposo con gilet-pettorina blu scuro e camicia come ai tempi dei Giganti, si fa subito notare per il connubio con pantaloni della tuta Nike ed infradito.

 

D’altronde è caratteristica sua: disarmonie che non stonano, come i frequenti contrasti fra temi e note nelle sue canzoni.

 

Lo stesso fa su di sé, avvicina cose apparentemente lontane fra loro, ha stile.
Si attaccano le chitarre, ma un fruscio perviene e, anche se all’udito potrebbe sembrare una raffineria per ricreare la naturalità del nastro analogico, è in realtà un fastidioso problema tecnico.

 

Moltheni sarà perciò costretto a rimanere appiccicato al microfono almeno per i primi tre brani; una sensazione, quella di stare così stampato, che lui dice di non aver provato neanche per il suo primo bacio a sedici anni.
I giri melodici dei tre musicisti portano il concerto ad iniziare con “Oh, morte”: un suono minimale e studiato, che vuole rimanere in testa attraverso semplici arpeggi continui.

 

 
La successiva “Bufalo” riprende candide note giocate al piano da un bambino delicato.

 

Ma improvvisamente succede qualcosa.
Intorno a quelle abatjour dal cappello di tela gialla invecchiata, dai contorni barocchi e lievemente kitsch, cominciano a volare falene dalle ali innevate di una polverina trasparente: e’ Magia.
 

 

E’ “ Tu”, con quelle dita veloci su tasti di un piano, toccato da polpastrelli pieni di grazia.
La Bellezza liquida e celestiale del Wulitzer di Paolo Canali permea ciò che ti circonda di commovente incanto.
Le guance dei presenti, colme di gocce d’acqua e rosee di tepore, sono contrastate dalle parole bislacche di Moltheni.

 

Atipico e bizzarro, utilizza visioni crepuscolari insieme a immagini perverse come quelle di un Lewis Carroll di “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”, associando figure dell’immaginario infantile a termini cinici, malefici, se non pornografici e maleducati.
 

 

Si prosegue con “L’amore d’alloro” e “Felce”, nelle quali si pesca a piene mani dalla natura, attingendo ai mondi della mitologia classica virgiliana ed ovidiana.
Bucolico e georgico, descrive paesaggi e cattura situazioni piene di aggettivi, fra pastori, raggi di sole, e creature in pietra come quelle del parco dei mostri di Bomarzo.

 

Le scaglie della chitarra elettrica di Alessandro Fioroni grattano con l’acustica la marcia del lento

 

galoppo di “In porpora”, che apre le vetrine dell’ultima collezione di impressioni pubblicata su disco dal signor Umberto Giardini (alias Moltheni), “ I segreti del corallo ”.
E così arriva la barba crespa e i capelli mossi del nuovo singolo “Gli anni del malto” e ,come carezze, le sue dita scorrono sulle corde morbide di “Corallo”. Segrete e rarefatte emozioni.

 

“L’attimo celeste” si fa cupa come il balenare di una tempesta che tentenna ad arrivare, intramezzata da spiragli di un chiaro ingannatore, per poi piovere silenziosamente in “Ragazzo solo ragazza sola”.
Moltheni ringrazia velocemente, quasi con imbarazzo, ma lo fa spesso.

 

Come un animale della notte è un gufo attento, un’ upupa malinconica, un lupo schivo e solitario, che ulula e riceve applausi ad occhi bassi da un pubblico attento e molto rispettoso dei silenzi di stasera.

 

Tra lo sbattere dei bicchieri di birra e la ceramica delle tazzine da caffè, inizia e prosegue “Simbiosi” degli Afterhours, con i quali, oltre ad un’amicizia, il cantautore condivide un impasto timbrico che si accosta molto vicino al pentagramma di Manuel Agnelli; questo lo si sente soprattutto nei piani alti della voce, che diventa graffiante tra le pennate di un pezzo vecchio come “Il bowling o il sesso?”.

 

Non sono sogni, ma letarghi mistici come i quadri di Paul Delarouche a regalarci il bellissimo crescendo d’ugola e chitarra di “Nella mia Bocca”.

 

E’ “Verano” con la sua densità a mettere a tacere una delle luci sotto il piano elettrico.Ma spetta alla solennità profonda e intensa di “Suprema” scalare le cime di vetro dei nostri cuori, per poi
rimboccarci le coperte.
Attraverso la sua attenta ricerca sull’efficacia melodica, Moltheni è in grado di distenderti i nervi, di slegarti le congiunzioni, di toglierti le parole, di dilatare il tuo tempo.

 

L’ultima abatjour si spegne.
Buonanotte bambini, sogni moltheni…

 

 

Recensione di: Giulio Bartolomei
Scaletta
1- Oh, Morte
2- Bufalo
3- Tu
4- L’amore d’alloro
5- Felce
6- In porpora
7- Gli anni del malto
8- Corallo
9- L’attimo celeste (prima della tempesta)
10-Ragazzo solo ragazza sola
11-Simbiosi
12-Montagna nera
13-Il bowling o il sesso?
14-Nella mia bocca
15-Verano
16-Suprema

 

 

Un grazie speciale alle foto di Lorenza Barboni e Studio Grafico KauKaui : www.myspace.com\kaukaui

 

 

Thanks to Cafè Deluxeè
Video dal concerto al Cafè Deluxeè:
Tu:

 

 

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