Home Live Report Samuel Katarro live @ Cafe Deluxe' (Firenze) - 26/09/2008

Samuel Katarro live @ Cafe Deluxe' (Firenze) - 26/09/2008

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The Next Florence Best-Big Thing: il Cafè Deluxeè di Firenze è un locale che si trasforma la notte, colori caldi, rosso e arancio, sapore di casa, una gioventù viva che odora di sano, che parlando del più e del meno, indica Samuel Katarro come la next best-big thing della scena fiorentina.

Addirittura, un ragazzo fino a pochi minuti prima ignaro del concerto, si mostra entusiasta e onorato della presenza del "grandioso" ricciolino dall'aria riservata, umile e modesta. In effetti Samuel Katarro ha, sì, bisogno di presentazioni per la maggior parte del grande pubblico, ma non di certo la sua musica.

 

Samuel Katarro è il progetto solista di Alberto Mariotti, già da tempo cantante e chitarrista di alcuni gruppi dell'aria pistoiese, che farà parlare di sé per molto, molto tempo. Niente di più e niente di meno per presentare burocraticamente un soggetto ai tanti sconosciuto, anche per molti dei presenti stasera, ma del quale, appena inizierà a suonare, riconosceranno benissimo l'enorme talento.

 

Tappeti, una sedia di legno, luci soffuse e amici accasciati a terra, radunati intorno a lui come ad un falò in spiaggia; questo basta a creare un'atmosfera avvolgente, che non respiravo da tempo in nessuno dei gelidi locali cittadini.

 

Dopo averlo visto quest'inverno, ingenuo e coraggioso, aprire il concerto di Cristina Donà all'Auditorium Flog di Firenze e sotto un uragano settembrino al Live Rock Festival of Beer di Acquaviva (Si), stasera il clima si fa più intimo e familiare, un live meno viscerale e più acustico rispetto agli altri due citati, dovuto anche alle dimensioni del locale di per sè minuscolo.

 

Ma adesso passiamo a quel che è stato. E così, appena sfiora le corde della sua chitarra, richiama tutti all'appello. Voce sghemba ,eolica e tempestosa come un Jeff Buckley dal grande lamento, una chitarra acustica limpida, tagliente e schizofrenica. Liriche strampalate, senza inquadrature, che non appaiono divagazioni no-sense, ma excursus sonori dettati da un istinto educato al piacere.

 

Si somiglieranno un po' troppo le melodie-nenie, e in alcuni momenti è evidente la sua vena (ingenuamente) istrionica, ma c'è stoffa, tanta stoffa, più di un (eccessivamente) osannato The Niro. Qui c'è più mistero, più voce, più passione e trasporto. Parole sbiascicate e incomprensibili, che cercano di colorare e fare da collante fra accordi e slides.

 

Qualcuno del pubblico sente un po' troppi lamenti da mal di stomaco da parte del giovane, ma Katarro è così: svincolato dalle gabbie, libero di voler fare ciò che vuole. Cita un "pipistrello" che dice: "non è mio, l'ho preso in prestito a qualcun altro". E' nel suo mondo, ma stasera, signore e signori, c'è solo il suo mondo sonoro per aperitivo. Quella bellezza, quella piacevolezza e calibro che solo chi sa toccare le corde di uno strumento in un modo unico e personale sa creare. Katarro la sa far parlare la sua amata chitarra!

 

Arrivano le slides, un "armonica" che sa di country al sapore di un violino splendido. Ecco, adesso inizia ciò che mi incanta: Samuel alla chitarra e un suo bravissimo amico al violino. Un violino zoppo, sincopato, tortuoso e scivoloso, che sincrono a Katarro surfa su onde di gomma e peripezie curvose. Il tono della sua voce si fa più basso e pieno e, insieme al violino tremolante in un escalation da tenebre, si raggiunge l'apice. Fischia quell'arco, stride, evolve e si frantuma con la chitarra.

 

Samuel lascia spazio per tre pezzi al suo amico violista, trasformatosi al momento in cantautore con la chitarra, ma poi torna sui tappeti, e, con sospiri e cavalcate blues-country dall'appeal californiano alla Beach Boys, regala l'ultima tranche del suo live-set. Rapido, fulmineo, strenuamente ipnotico.

 

Insicuro ma sicuro del suo amore per la musica, dotato di quella spensieratezza e sfrontatezza che solo la sua età e la sua personalità possono possedere, non guarda in faccia nessuno, perché , in primis, lui suona per se stesso, per far"si" piacere. E ciò lo si evince dall'amore verso le SUE chitarre, suonate liberamente come se fosse nella sua cameretta, fregandosene del mondo, staccando la spina con l'esterno. Preso dalla pura e semplice necessità di liberarsi, di sfogarsi, di comunicare sensazioni più che liriche impegnate e testi profondi.Qui vale l'impatto, e il live gli si addice. Non ha bisogno di altro, è una ONE SOLO BAND lui.

 

Pipistrelli, ironia e l'umiltà di essere un ragazzo normale e sano con la voglia di libertà attraverso la musica e con tanto, tanto coraggio. "Mio fratellino ha scoperto il rock and roll!" direbbero i tre allegri ragazzi morti, e ora è sopra quel palco, ce l' ha fatta. Intanto, aspettando il suo primo album, prodotto da Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, applausi sinceri e timidamente imbarazzati per Samuel Katarro. Bravo Alberto! l'ora di ricreazione con i tuoi amici è finita, ora devi tornare in classe, in gabbia, nel mondo, quello vero. Buona Fortuna!

 

RECENSIONE DI: Giulio Bartolomei
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