Roma torna a respirare le note e le atmosfere offertele da Michael Nyman, l’eccellente compositore, librettista e pianista che ha legato il suo nome e la sua fama, soprattutto presso un pubblico più vasto dei soli (e soliti) intenditori, al mondo del cinema, firmando le colonne sonore di film quali The Piano (Lezioni di piano) e Prospero’s books (L’ultima tempesta).
Giungo nella sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma da profano, quasi intimorito dalla grandiosità della struttura che mi ospita per la prima volta e dal clima di grande musica e cultura che si respira al suo interno. Mi attende una sala non piena, ma discretamente affollata anche da quei volti che non mi aspetto, e cioè da giovani e giovanissimi, ed è già una nota lieta per la mia serata. Un fugace sguardo al programma, ed ecco comparire sulla scena l’orchestra formata da undici elementi, che si dispongono su tre file, di fronte al pubblico. Per ultimo entra lui, la vera attrazione della serata, con la sua caratteristica figura e quei grossi occhiali cerchiati d’osso.
Si dispone di spalle alla platea, per poter vedere e dirigere la sua orchestra, ma anche con l’intento di far capire al pubblico che la vera protagonista della serata sarà la musica, quel pianoforte nero che, sapientemente sollecitato dalle mani del maestro, non emetterà suoni ma emozioni.
Emozioni che puntualmente partono fin dalla prima esecuzione di alcuni brani tratti dalle colonne sonore di “Draughtman’s Contract” (diventato “Il Mistero dei Giardini di Compton House” in italiano), e di “Prospero’s books” (“L’ultima tempesta”), film del regista gallese Peter Greenaway con cui Nyman ha più volte collaborato. L’atmosfera, inizialmente allegra, diviene via via più cupa e struggente. I violini si ergono a protagonisti, disegnano immaginarie volute che riecheggiano nell’alta volta della sala, gli spettatori ne vengono rapiti e trasportati. La musica diventa magia, si compone di assenze e presenze nella bellissima “Prospero’s Curse”, in cui sui sax si innestano lentamente gli archi, e poi si accodano gli altri strumenti.
La magia diviene totale quando gli altri elementi dell’orchestra lasciano il palco a Nyman che, illuminato da un tenue faro, esegue al pianoforte i più celebri brani tratti da “Lezioni di piano”. In sala non si ode neanche un respiro, sembra quasi che si abbia paura di spezzare una sorta di incantesimo che sta trasportando tutti noi, ammirati spettatori, in un’altra dimensione. Gli applausi scrosciano, impetuosi, al termine di questa magnifica esecuzione. Ma non saranno di minore intensità neanche più tardi, quando, dopo che l’orchestra si è ricomposta nella sua interezza, Nyman e la sua band chiudono il concerto eseguendo brani dall’opera “Mozart 252” (ultimo lavoro discografico del maestro), una particolare e personale rivisitazione del genio della musica classica, destrutturato e ricomposto in chiave moderna.
La soddisfazione del pubblico è evidente e dilagante. Nyman torna a deliziare la platea con un altro “solo” al piano, e dopo è tutta l’orchestra a rientrare in scena, offrendo a degli spettatori non ancora sazi di emozioni l’ultima perla di questa notte da ricordare.
All’uscita dalla sala vedo volti distesi, sorridenti, ma anche profondamente segnati: segnati da un’esperienza che è andata ben oltre la musica, ha coinvolto tutti i sensi, lasciando di sé una impronta forte, duratura, ma da ripetere quanto prima possibile. Perché la musica, la bella musica, è così. L’ascolti, la riascolti, e non la vuoi lasciare più.
RECENSIONE DI: Francesco Loiacono
GRAZIE A: Ufficio Stampa Fondazione Musica Per Roma
SUL WEB: www.auditorium.com - www.michaelnyman.com - MySpace
“The Sacrifice” – colonna sonora di “Lezioni di Piano”
























