Home Live Report Sudoeste, il festival tra deserto e mare (Zambujeira do Mar, Portogallo) - parte seconda

Sudoeste, il festival tra deserto e mare (Zambujeira do Mar, Portogallo) - parte seconda

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Due giorni alle spalle e due giorni ancora davanti a noi: siamo difatti giunti a metà festival e le gambe iniziano ad accusare la stanchezza, ma la voglia di divertirsi e di scoprire quali sorprese ci aspettano è di gran lunga superiore. Oggi però si cambia un po’ aria, dall’elettronica e dalle terre esotiche ci si sposta verso un suono maggiormente rockeggiante e soprattutto più “made in Portugal”. Il tutto sino a giungere all’evento più atteso, il concerto degli scozzesi paladini dell’indie-alternative rock Franz Ferdinand.

Sono i lusofoni infatti i veri protagonisti di questo penultimo giorno di festival: a cominciare dal palco Planeta Sudoeste, dove il pomeriggio si esibiscono i Deolinda, reinventori del classico fado, e nuova rivelazione della musica portoghese. Il piccolo spazio adibito ad ospitare questo palco secondario è completamente stracolmo di ammiratori, che si divertono ballando e cantando sulle note di questo fado innovativo. La vera protagonista è lei, la simpatica Ana Bacalhau, con un’ottima presenza scenica e una grande capacità di coinvolgere il pubblico, che pare conoscere già a memoria l’album “Deolinda” lanciato quest’anno, e apprezza particolarmente la divertentissima “Fon fon fon”.

 

Poco dopo , sempre sullo stesso palco, è il “cantor de fado” Camanè a risvegliare l’orgoglio nazionale dei tanti portoghesi presenti sotto il palco, che accompagnano con entusiasmo l’esibizione del noto cantante. Sul palco principale intanto, a esibirsi è Brandi Carlile, la cantante americana country-pop-rock, che in questo Paese ha riscosso grande successo con la sua “The Story” , che tra l’altro ha accompagnato noi festivalanti per tutta la durata della rassegna negli intervalli pubblicitari tra un concerto e l’altro. Del live riesco a vedere poco ma, a parte la famigerata “The Story”, il resto non sembra particolarmente esaltante.

 

Ed è ancora un portoghese ad infiammare il palco immediatamente prima del concerto finale: lui è David Fonseca, rockettaro lusitano con una decennale carriera alle spalle con i Silente 4, responsabili di aver introdotto l’uso dell’inglese nella musica portoghese. Ma David funziona benissimo anche da solo: con la sua musica, i suoi discorsi e le sue trovate geniali (il travestimento da astronauta, la scenetta col telefono) riesce a mandare in fibrillazione le migliaia di persone che lo seguono sotto il palco. Oltre a qualche vecchio pezzo, David Fonseca si esibisce nel suo nuovo “Dreams in Colour” e in un paio di riuscitissime cover come quella (spettacolare!) di “Video Killed the Radio Stars”.

 

Anche oggi siamo giunti alla fine, il compito stanotte spetta ad un artista che già qualche anno fa aveva calcato il suolo portoghese: si tratta di Nitin Sawhney e della sua band. Lui è nato in Inghilterra, ma la sua musica è un mix di luoghi e scenari diversi che ben si fondono insieme, creando un’atmosfera generale di multiculturalità. Una strana scelta quella di far chiudere la serata a quest’artista ai più sconosciuto, tanto che la folla scalmanata che aveva supportato David Fonseca poco prima, ora si fa molto più minuta. Ed effettivamente è una chiusura insolita, molto più rilassata rispetto agli altri giorni, le accese sonorità elettroniche che avevamo avuto modo di ascoltare nei suoi dischi, dal vivo si fanno molto più pacate: lo show scelto dall’artista e dai suoi musicisti è infatti orientato verso dei suoni decisamente più tranquilli. Si privilegiano i pezzi meno movimentati, per un concerto intimo e piacevole, ma forse poco apprezzato in un ambiente del genere.

 

E’ infine arrivato l’ultimo giorno del Sudoeste: ormai le condizioni di sopravvivenza nel simil-accampamento si sono fatte davvero difficili, si sognano letti comodi e docce calde. Ma le energie ci sono ancora , e dopo un’ultima giornata in questo fantastico mare, ci si prepara per la festa finale.

 

Ancora tanti portoghesi a fare gli onori di casa: ad aprire la serata nel palco principale sono i Tara Perdida, decennale band lisboeta. Sul palco Positive Vibes – sempre ricercatissimo – ad esibirsi è “The Messenger” Luciano; il grande artista reggae giamaicano attira sotto il palco una considerevole folla di “reggaeggianti” che lo acclamano come un messia.

 

Intanto, nel palco Planeta Sudoeste, è un altro gruppo ad attirare un’orda di festivalanti entusiasti : si tratta degli australiani Cut Copy. I giovani “elettronici”, con le loro faccine acqua e sapone, emanano una grinta da far paura, e riescono a trasmetterla davvero a tutti: in pochi minuti il piccolo capannone è già pieno di nuovi e vecchi ammiratori ammaliati dalle loro sonorità. Pochi minuti per riprendersi che sul palco principale già si riaccendono le luci, a calcarlo questa volta sono gli immancabili Xutos e Pontapès. Ventiquattro anni di carriera, sedici album dati alle stampe, gli Xutos sono un po’ i nostri Nomadi, sempre presenti. E in ogni Sudoeste che si rispetti loro ci sono, tanto che ormai il novanta per cento dei portoghesi si dichiara “stanco di sentirli”, ma ecco che sono nuovamente tutti sotto al palco, esaltati ai suoni delle prime note, cantano le canzoni dalla prima all’ultima parola. Un’oretta di concerto che rispolvera tutti i classici della loro lunga carriera musicale, e si congedano….fino al prossimo anno!

 

All’una siamo tutti pronti per il concerto che chiuderà il festival, uno dei più attesi in assoluto, quello dei Franz Ferdinand. L’aspettativa è altissima: quattro anni fa, infatti, il gruppo scozzese aveva dato su questo stesso palco un concerto che resta ancora nella memoria dei fortunati che erano presenti; così, quando i quattro entrano in scena, urla e applausi calorosissimi gli danno il bentornato. Ma quando le aspettative sono troppo alte, si sa, la realtà può deludere. L’entrata è completamente disastrosa: per due volte la band inizia a suonare, per due volte l’impianto salta, i musicisti escono dal palco, rientrano, momenti di panico. Finalmente, alla terza prova, il suono pare esserci davvero, ma ormai la magia sembra come svanita: i pezzi suonati uno dopo l’altro, quasi senza interruzioni, sono quasi macchinosi. Ma i Franz Ferdinand sono sempre i Franz Ferdinand, e a pezzi come “Do you want to” e “Walk Away” non si può che reagire con la dovuta eccitazione: il pogo si scatena subito sotto al palco. E tra un vecchio successo e l’altro, la band presenta anche un certo numero di pezzi nuovi, che faranno parte del tanto atteso nuovo album; non è certo un live per poter apprezzare a pieno le loro doti musicali, ma sembrano comunque promettere bene. I quattro cercano ancora di riscattarsi e ci salutano con un finale simpatico:tutti e quattro si improvvisano batteristi. C’è una generale nota di delusione nell’aria, ma i giorni no sono – purtroppo – anche dei musicisti, e sono certa che per i Franz Ferdinand ci saranno tante altre occasioni di riscattarsi.

 

RECENSIONE DI: Francesca Girau

 

Esibizione live di David Fosneca con “Video Killed the Radio Star”



Esibizione live dei Franz Ferdinand con “Take Me Out”

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