Uno stadio letteralmente assediato da un’oceanica folla variopinta e festante. Uno show spettacolare, elettrico, emozionante e travolgente che non concede tregua allo spettatore inebriandone i sensi e lo conduce in un turbinio di suoni, colori e fasci di luce. L’ennesima ed inconfutabile conferma che la regina del pop, nonostante le cinquanta candeline spente non più di un mese fa, non ha la benché minima intenzione per il momento di deporre la propria preziosa corona.
La città eterna attendeva con entusiasmo e trepidazione il ritorno della popstar più eclettica, controversa ed imprevedibile del panorama musicale internazionale. A soli due anni dal suo ultimo concerto capitolino, Madonna ha fatto ritorno a Roma per presentare ai suoi appassionatissimi e infaticabili fan italiani il suo nuovo trionfale show, lo “Sticky&Sweet Tour”, organizzato a soli pochi mesi di distanza dalla pubblicazione del suo ultimo album di studio “Hard Candy”.
Assistere a uno spettacolo di Madonna non è semplicemente godersi un divertente e piacevole concerto di buona musica: chi ha avuto il privilegio di vivere quest’esperienza può comprendere appieno che si tratta di un vero e proprio evento. D’altronde da questo punto di vista la star americana è stata decisamente una pioniera e senza il suo estro creativo, la sua audacia e la sua inarrestabile, determinata e multiforme vena artistica il mondo dei concerti pop al femminile probabilmente oggi non sarebbe lo stesso: i suoi Blond Ambition World Tour del 1990 e Girlie Show Tour del 1993 hanno indubbiamente fatto scuola e destato curiosità e scalpore in tutto il mondo. In questa nuova tourneè di concerti però, messe da parte le provocazioni sessuali dello scorso decennio e i sensazionalismi che avevano attirato l’attenzione dei media anche negli ultimi anni (basti pensare a tal proposito alla scena della crocefissione dell’ultimo Confessions World Tour del 2006), Madonna ha deciso questa volta di creare una vera e propria festa in musica gioiosa e divertente in cui a farla assolutamente da padrone sono l’energia, l’adrenalina ed appunto la musica, con interpretazioni potenti, intense e devastantemente coinvolgenti dei brani custoditi nell’ultimo album e dei più grandi successi che hanno costellato i venticinque anni di carriera di questo fenomeno inarrestabile del pop-rock moderno.
Il concerto, il cui concept artistico è stato elaborato da Madonna in sinergia con il suo regista di fiducia Jamie King (già al lavoro con lei per le tourneè precedenti), è stato suddiviso in quattro sezioni tematiche in cui differenti atmosfere, stili musicali e scenografie contribuiscono a sorprendere sempre lo spettatore che rimane costantemente a bocca aperta, per una due-ore di sorprese ininterrotte: palco dalla struttura avveniristica, con due brillanti “M” mastodontiche ai lati e una passerella centrale che proiettava Madonna esattamente nel cuore del suo calorosissimo pubblico, maxi-schermi che per tutta la durata del concerto proiettavano video-projections estremamente coinvolgenti, originali e visivamente intriganti, una band di dodici elementi scelti tra i musicisti più abili e talentuosi disponibili sul mercato ed un corpo di ballo costituito da ben sedici ballerini-acrobati in grado di compiere evoluzioni inimmaginabili sono altri ingredienti che arricchiscono il sostanzioso menù di questo show faraonico, come solo la signora Ciccone è in grado di mettere in scena.
L’apertura del concerto e della sua prima sezione (la Pimp Section) è affidata a Candy Shop, brano a cui è stato concesso anche l’onore di dare inizio alle danze nel nuovo album “Hard Candy”: i video proiettano immagini in stile “Willie Wonka e la fabbrica di cioccolato” e, tra coloratissime caramelle e dolciumi, ecco apparire Madonna nella postazione che meglio le si addice, ovvero seduta su di un trono maestoso, con un sensuale mini-abito nero e lunghi capelli biondi ondulati sulle spalle. La canzone viene interpretata da Madonna mentre danza energicamente circondata dai ballerini del suo corpo di ballo, come d’altro canto continuerà a fare, in maniera assolutamente istancabile, per l’intera durata dello show. Immediatamente dopo parte Beat Goes On, altro brano estratto dall’ultimo lavoro discografico della cantante, in cui duetta col celebre rapper e produttore Pharrel Williams; sul finire del pezzo appare in fondo al palco una vecchia auto d’epoca bianca sulla quale la popstar sale con il proprio seguito di danzatori percorrendo poi a bordo di questa prestigiosa vettura l’intera passerella centrale che la conduce in mezzo ai suoi fans. Ma a questo punto è finalmente arrivato il momento delle prime oldies, gli intramontabili successi di Madonna che tutti i veri fans desiderano ascoltare. Si parte con Human Nature: Madonna è sola con la sua chitarra al centro del palcoscenico e l’attenzione è interamente focalizzata sulle screen-projections, le quali mostrano una donna che impazzisce all’interno di un ascensore bloccato, sino a quando si ha la possibilità di vederne il viso e di scoprire che si tratta niente meno che di Britney Spears; il video rappresenta un’evidente e schietta denuncia contro l’assedio a cui i media troppo frequentemente sottopongono i personaggi famosi e quale migliore emblema di Britney per descriverne gli effetti nefasti? La conclusione però lascia un margine di speranza: le porte dell’ascensore finalmente si dischiudono e, con un sorriso dolce e rassicurante, ne esce la giovane presunta-erede di Madonna che pronuncia la sua famosa frase “It’s Britney, bitch!”. A chiudere la prima sezione arriva infine la strepitosa Vogue con una coreografia che ricorda, modernizzandola, quella che agli albori degli anni Novanta aveva infiammato i dancefloor di mezzo mondo; tra l’altro il brano è mixato con il recentissimo successone radiofonico “4 Minutes”, scelta audace che gli conferisce nuova vita ed una veste sonora rinnovata ed affascinante. In questo frangente il corpo di ballo indossa abiti eleganti e sofisticati (si ricordi che i costumi del tour sono stati disegnati da illustri stilisti tra i quali ad esempio Dolce&Gabbana, Tom Ford e Stella McCartney) che ben rievocano l’atmosfera originaria del pezzo, che voleva descrivere ed idolatrare il mondo della moda e delle sfilate più lussuose.
A far da collante tra le prime due sezioni e a permettere il primo cambio d’abito di Madonna, vengono trasmesse, sulle note di Die Another Day, delle immagini che la ritraggono nella veste di una boxeur aggressiva ed implacabile mentre sul palco due ballerini combattono all’interno di un ring tra acrobazie ed evoluzioni che sfidano la legge di gravità.
Senza alcuna interruzione al flusso di energia ed emozioni ecco però partire la seconda sezione, ovvero la Old School Section, che si apre con la celeberrima Into The Groove, per l’occasione eseguita in mashup con il pezzo “Toop Toop” di Cassius: indossando un colorato abito sportivo, quasi una divisa calcistica, la veramente scatenata regina di questa notte romana salta la corda, esegue sensuali lap-dance e sfrenati passi di danza assieme alla sua combriccola multirazziale di strepitosi ballerini, il tutto con sullo sfondo delle variopinte proiezioni chiaramente ispirate ai dipinti del celebre artista americano Keith Haring, negli anni Ottanta grande amico di Madonna nei suoi primi avventurosi passi newyorkesi nel mondo dello showbusiness. Seguono poi altri pezzi adrenalinici e presentati con grande forza interpretativa: si parte con la recente Heartbeat, potenziale futuro singolo radiofonico, che vede Madonna ballare come se fosse una marionetta, i cui movimenti vengono direzionati dai ballerini che la circondano; è poi la volta di Borderline, successone risalente addirittura a ventiquattro anni fa e presentato qui in un inedito e sorprendente arrangiamento rock, e di She’s Not Me, irriverente canzone che vede la popstar irridere quattro ballerine che interpretano alcune delle sue più celebri trasformazioni del passato (la Material Girl col suo lungo abito da sera rosa, la sposa del video veneziano di Like A Virgin, la sexy dominatrice col celeberrimo bustino del Blond Ambition World Tour e la spogliarellista provocante del videoclip di Open Your Heart) dando vita a uno degli episodi indubbiamente più divertenti ed originali dell’intero show. A chiudere la sezione in maniera egregia giunge infine Music che, sullo sfondo di una scenografia di matrice urban con tanto di vagone di metropolitana, graffiti coloratissimi e ballerini che sembrano essere giunti direttamente dai sobborghi di una metropoli americana, viene anch’essa interpretata con sonorità più marcatamente rockeggianti che nella versione originaria, similmente a quanto fatto di recente nel mini-tour promozionale che pochi mesi fa ha accompagnato la pubblicazione dell’album “Hard Candy”.
L’inizio della Gipsy Section segna a mio avviso il momento maggiormente suggestivo, originale ed entusiasmante dell’intero concerto. Dall’estremità conclusiva della passerella centrale, tra maxischermi che dipingono oniriche e avvolgenti immagini di pioggia e flutti marini, emerge un pianoforte nero sovrastato da Madonna che indossa un mantello nero con cappuccio: quest’atmosfera misteriosa e coinvolgente fa da cornice alla ballata Devil Wouldn’t Recognize You, una delle perle più preziose custodite nel suo ultimo lavoro discografico. Conclusosi questo intensissimo momento è però arrivato il momento di immergersi in una vera e propria festa di suoni e colori, tra suggestioni spagnoleggianti e influenze gitane con tanto di violini, danze tipiche, chitarre acustiche e brani appartenenti alla tradizione folklorica rom (ad esempio lo scatenato e gioiosissimo Doli Doli). Questa sezione ospita la recente Spanish Lesson, la immancabile La Isla Bonita, uno dei successi storici a cui l’interprete sembra essere maggiormente affezionata, Miles Away ovvero quello che si vocifera essere il prossimo singolo che verrà destinato al circuito delle emittenti radiofoniche e una graditissima sorpresa, ossia You Must Love Me, il brano contenuto nella colonna sonora del film Evita che ha consentito a Madonna di aggiudicarsi ormai più di dieci anni fa (nel 1996) il premio Oscar come migliore canzone originale, che qui a Roma viene cantato in coro con tutti i 60.000 estasiati spettatori dello Stadio Olimpico, sul semplice e coinvolgente tappeto sonoro di due chitarre acustiche. Magia e brividi a fior di pelle a profusione.
L’intermezzo Get Stupid che prepara all’ultima sezione dello show rappresenta il momento più “impegnato” dell’intero spettacolo: sugli schermi vengono trasmesse immagini di denuncia allo scopo di sensibilizzare il pubblico ai più scottanti problemi di carattere politico/sociale quali ad esempio il riscaldamento globale, la fame nel mondo e la guerra; significativo che nell’ambito di questo filmato il senatore John McCain venga affiancato a personaggi come Hitler, mentre Barack Obama appaia tra Madre Teresa di Calcutta e Gandhi; evidentemente la fervente democratica che decenni fa aveva sostenuto a gran voce la campagna elettorale di Bill Clinton non ha alcuna intenzione di rimanere in silenzio! L’altra piccola provocazione della serata giungerà solo poco dopo: dopo averla dedicata in maniera ironica ed ammiccante al Papa (si sa che Madonna ha avuto un rapporto sempre “burrascoso” col Vaticano, basti ricordare di quando Papa Giovanni Paolo II aveva tentato di bloccare all’ultimo istante la data romana del Blond Ambition World Tour allo Stadio Flaminio), Madonna accenna, accompagnata sonoramente dal suo pubblico, la celeberrima “Like A Virgin”, un fuoriprogramma sorprendente e molto apprezzato che la regina ha voluto dedicare al suo amato pubblico italiano.
L’ultima parte del concerto, la Rave Section, è però indubbiamente la più travolgente e scatenata dell’intero show. Musica dalla potenza indescrivibile, effetti luminosi di grande suggestione, coreografie strepitose e proiezioni arricchiscono ulteriormente il già superbo quadro che gratifica gli occhi, oltre che le orecchie, degli spettatori: tutto questo a far da sfondo a brani che ripercorrono l’intera carriera di Madonna, dalla controversa Like A Prayer, ad una Hung Up sorprendentemente rielaborata in chiave rock, dall’eterea e irresistibile Ray Of Light sino agli ultimi due strepitosi successi, 4 Minutes (in duetto con Justin Timberlake, qui “sostituito” da ben quattro schermi che lo mostrano ballare sulle note del pezzo) e Give It 2 Me.
Proprio con quest’ultima canzone si conclude uno dei concerti più esaltanti degli ultimi anni (significativo che sui maxischermi compaia la scritta “Game Over”, quasi a voler cancellare ogni barlume di speranza nella possibile esecuzione dei consueti “bis”, abitudine assolutamente sconosciuta alla nostra Material Girl nei suoi concerti): Madonna a cinquant’anni suonati è ancora perfettamente in grado di ideare e portare avanti uno show esplosivo, cantato pressoché completamente dal vivo e ballato dall’inizio alla fine. Ancora una volta ci troviamo quindi a constatare che le sue aspiranti eredi dovranno attendere perché la corona di “regina del pop”, conquistata sul palcoscenico con il sudore di centinaia di show, è ancora per loro un sogno remoto e resta saldamente sul capo di Miss Veronica Ciccone.
SCALETTA “STICKY & SWEET TOUR”
Pimp Section
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Candy Shop
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Beat Goes On
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Human Nature
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Vogue
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Die Another Day
Old School Section
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Into The Groove
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Heartbeat
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Borderline
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She’s Not Me
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Music
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Here Comes The Rain Again
Gipsy Section
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Devil Wouldn’t Recognize You
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Spanish Lesson
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Miles Away
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La Isla Bonita/Lela Pala Tute
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Doli Doli
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You Must Love Me
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Get Stupid
Rave Section
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4 Minutes
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Like A Prayer
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Ray Of Light
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Hung Up
-
Give It 2 Me
SUL WEB: www.madonna.com (Sito Ufficiale) - MySpace
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