A chiusura della Festa di Liberazione di Osnago (Lecco) c’è l’australiano Xavier Rudd, questa sera chiamato a rubare parte della scena al prossimamente ancora-più-isolano (e isolato) Vladimir Luxuria, protagonista di un comizio nel vicino tendone dei compagni.
Il concerto inizia tardi, tra cani a metà fra il sonnolento e il frastornato e zanzare assassine, davanti a un pubblico eterogeneo e inaspettatamente caloroso. Xavier Rudd è seminascosto dalla strumentazione, tra cui si riconoscono didgeridoo e percussioni varie (congas, wind chimes, tamburi): non fosse per la pancetta sarebbe il classico australiano biondo, abbronzato e surfista del quale diffidare.
Ma la pancetta non tradisce, segno di genuinità e di cuore, e l’australiano è genuino e di cuore ne ha tanto. E incanta il pubblico da subito con una serie di pezzi in cui suona di tutto, accompagnato solo da un batterista un po’ tamarro, tale Dave Tully, che potrebbe essere il terzo elemento dei Kills. Le canzoni hanno un ritmo che è reggae e insieme contaminato da basi più elettriche, e la voce calda di Rudd ricorda quella di Bob Marley.
Lo show inizia in modo esplosivo e vede alternarsi pezzi più recenti tratti da “White Moth” del 2008 (tra cui spiccano Better People e Twist, oltre a Stargaze e Footprint) e altri più datati. Xavier Rudd dev’essere una sorta di Giovane Marmotta dal momento che non c’è pezzo in cui non si rivolga alla Natura, forse metafora di un qualche elemento umano ma più verosimilmente la reale destinataria dei testi.
Dopo un’ora di percussioni tribali e inni alla brava gente – but there’s better people with more good to do, no? – si inizia a diventare cinici; e quando, con un sorriso, Rudd presenta la canzone successiva (The Mother, tratta da “Food in the Belly” del 2007) dedicandola alla “Mother Earth” viene l’istinto di uscire nella campagna lecchese e appiccare un incendio. Al diciassettesimo strumentale da venti minuti in cui il novello Kalì riesce contemporaneamente a suonare percussioni, didjeridoo e chitarra si è tentati di impiccarsi con il guinzaglio del cane del compagno alla vostra sinistra…
…ma poi c’è un cambio di scena. Il cambio di scena. Rudd saluta tutti e se ne va prima del bis, e torna sul palco, questa volta davanti ai suoi strumenti, imbracciando una chitarra. Chiama ad accompagnarlo un amico al banjo, con il quale suona una meravigliosa Energy Song. Che non parla di combustibile e scorie radioattive, ma piuttosto di una sorta di comunione tra uomo e natura. E ben presto è la mia comunione con la natura e il genere umano, e il tendone dei compagni è una spiaggia dove tre amici improvvisano una canzone di fronte al fuoco. È la fine, e con un saluto aborigeno anche Madre Natura ci dà la sua benedizione.
RECENSIONE DI: Simona Dalla Valle
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Videoclip di “Better People”
Videoclip di “Mother”
























