La voce, il carisma, un repertorio incredibile: il quasi settantacinquenne poeta, scrittore e cantante dimostra un’energia coinvolgente. Grande tappa italiana nella domenica lucchese.
Una cornice davvero suggestiva, quella di Piazza Napoleone, gremita per questa impedibile data del Lucca Summer Festival. La vita affascinante, avventurosa e intensa di uno degli artisti più poliedrici del panorama mondiale viene rappresentata in musica in occasione di questa data dell’ormai celebre rassegna di concerti dell’estate toscana.
Leonard Cohen, nato a Monreal nel 1934, si presenta come un vecchio signore elegante, alzando il cappello e salutando il pubblico accorso festante e numeroso. Intona prima Dance me to the end of love e poi Ain’t no cure for love. Love: una delle parole d’ordine di questo concerto.
La parte musicale è davvero ben curata: dalle chitarre ai fiati, dal piano alla batteria, fino alle tre coriste fondamentali in ogni esecuzione. Cohen lo sa e non manca di sottolineare la bravura della propria band, quasi ostentatamente, ripetendo più volte il nome dei componenti, spesso durante le canzoni.
E se la leggendaria Bird on the wire è rivisitata e modernizzata, i numerosi estratti dall’album del 1982 I’m your man sono fedeli e da brividi, grazie a una perfetta partitura musicale e alla voce del canadese ancora splendida: cupa, sensuale, avvolgente. Così lasciano il segno la stessa I’m your man, l’elettrica Everybody knows, la scanzonata Tower of songs, l’energica First we take Manhattan (con cui chiude la prima parte del concerto) e Take this waltz, che porta il fortunato pubblico in uno dei magnificenti saloni viennesi, per ballare un coinvolgente valzer.
Molto convincenti anche le interpretazioni di My secret life e Who by fire, mentre le immortali Suzanne e Hey, that’s no way to say goodbye (recentemente usata come tema dello spot pubblicitario per la Bmw) fanno venire la pelle d’oca ai presenti.
Ma Cohen non ha il passo compiaciuto di molti “miti che camminano”, anzi: è un campione di ironia e di autoironia, il concerto è sempre piacevole e divertente, scorre via leggero. Incredibile è soprattutto l’energia di questo anziano signore che, nel finale va e viene dal palcoscenico saltellando come un ragazzino.
Sono molti i bis, da So long Marianne a Sister of Mercy, fino alla struggente Halleluja: è proprio l’artista canadese il più arzillo della piazza, si concede senza riserve e premia i membri della band facendo, praticamente, chiudere a loro il concerto, con un bel coro di “arrivederci”.
Chi ha vissuto l’esperienza unica di questa celebrazione a una carriera impressionante se ne ricorderà a lungo. Con questo lungi da noi pensare che questo sia uno degli ultimi concerti di Cohen in Italia, anzi… Cento di questi giorni al vecchio Leonard!
“Like a bird on the wire, like a drunk on a midnight choir, I’ve tried in my way to be FREE…”
RECENSIONE DI: Lorenzo Piantini
SUL WEB: www.leonardcohen.com - MySpace
























