Un parco intimo e non troppo fresco, un pianoforte, le richieste del pubblico e lui, Marco Castoldi, in arte Morgan.Il suo tour è in atto da diversi mesi, parallelamente a quello degli appena riuniti Bluvertigo, e la capacità di tenere il palcoscenico, da solo con l'unica compagnia delle note, sembra non mancargli affatto.
Morgan è un artista a tratti impenetrabile. Conserva in sè quel mix inscindibile di dolcezza poetica e irriverenza artistica, e tale miscela diventa esplosiva e conturbante. Così ogni sua performance vola tra l'alta abilità creativa che lo porta a suonare-cantare le canzoni che ne hanno decretato il successo, sia come solista sia come leader dei Bluvertigo, appunto, e l'esecuzione ri-arrangiata ma fedele, come sperimentale, di brani che hanno fatto la storia della musica italiana ed internazionale, e in particolare la stessa storia evolutiva di Morgan. Non è difficile infatti capire quali siano i guru artistici di colui che è a sua volta mentore per tanti giovani musicisti e fan, da Battiato a Tenco, da Lou Reed a Freddie Mercury.
E così navigano libere le sue esibizioni: tra il pianoforte, amato e sfruttato, la voce che si rivela dal vivo molto più potente di quanto non sembrerebbe negli album di studio, il cambio d'abiti, dal look dandy iniziale ad una casta t-shirt finale, rigorosamente con "farfallino", le sigarette interminabili che donano all'artista anche visivamente quell'alone di fumo-mistero che lo rende così distaccato per superiorità al resto del mondo, e la musica. La sua musica. Perchè il tour ha lo stesso nome dell'album, "E' successo a Morgan", recentemente uscito e contenente tutte le hit da lui sfornate, come cover illustri.
Si parte con Battiato, per continuare nella poesia malinconica di Tenco con la sua Vedrai vedrai, alla Zero di "bluvertigiana" memoria, alla proposta di mezzo album Non al denaro nè all'amore nè al cielo di De Andrè, tra Il Giudice e L'Ottico, fino ad arrivare ala celebre Forbidden Song di colui che definisce essere uno dei suoi cantautori preferiti nonchè a tratti misconosciuto, ossia David Sylvian.
E’ un susseguirsi affascinante di cover ed inediti, addirittura riletti e mescolati assieme, assecondando e spiazzando le proposte del pubblico. E dopo la bellissima Alabama Song di Brecht, meglio conosciuta per la versione dei Doors, i Duran Duran, molto cari a Morgan, da Ordinary World a Save A Prayer, Modugno, Personal Jesus dei Depeche Mode, la "morganiana" Altrove, si termina con Bohemian Rapsody, I Still Love You dei Bluvertigo fino a These Are The Days Of Our Lives, ancora dei Queen. Un tripudio di emozioni eleganti e potenti al contempo, tra luci soffuse, intimità, storia e creatività.
Morgan è da seguire, assolutamente. Un piccolo e grandissimo uomo, sensazionale e colto come non mai.
RECENSIONE DI: Ilaria Rebecchi
GRAZIE A: Marina Tuni, Associazione Culturale Euritmica
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