Nel clamore degli applausi del pubblico della cavea entra in scena come un aeroplanino (correndo a braccia aperte) il geniale ed eclettico pianista che in questo suo ennesimo concerto romano registra ancora il tutto esaurito: da questo momento in poi è un tripudio di note ed emozioni che rendono magica ed indimenticabile questa notte dell’estate capitolina.
Giovanni Allevi inizia sin da subito il suo dialogo con il pubblico, per avvicinare il più possibile gli spettatori seduti in cavea alle melodie che fluiscono dalla sua mente e dal suo cuore attraverso il pianoforte. In questo modo, nonostante la sua forte emozione che si percepisce in modo quasi palpabile, inizia il dialogo con il pubblico, invitandolo a restare sempre così ricettivo, attento e pronto ad emozionarsi.
Con estrema delicatezza tocca i tasti del pianoforte, le dita scorrono con disinvoltura sulla tastiera, e magicamente ne esce una splendida melodia. Durante le esecuzioni sembra quasi parlare con il piano, come se si confidasse con lui, e poi ne ascoltasse la risposta, e alla fine di ogni pezzo, accarezza gentilmente il piano, quasi a ringraziarlo e a complimentarsi con lui per l’esecuzione appena svolta.
Ha quindi inizio il concerto, ovvero il viaggio attraverso la sua storia descritta attraverso le note delle sue oniriche ed entusiasmanti composizioni. E, proprio all’insegna del ripercorrere la propria storia, inizia eseguendo il suo primo brano, scritto quando aveva soli diciassette anni: Japan.
Terminato il brano prende il microfono per introdurre il secondo, raccontando della volta in cui ha sognato che Bach veniva catapultato direttamente dentro una delle nostre discoteche, visione che ha tradotto nel pezzo Sogno di Bach.
Prima di eseguire il terzo brano racconta ancora qualcosa di sè: anche se sembrerebbe tutto il contrario, a lui il piano incute timore e per poterlo suonare liberamente e con passione ha bisogno di abbandonarsi al fluire dei ricordi e alla percezione di tutti i particolari. Per farlo lo aiuta il contatto con l’acqua: ecco quindi Il nuotatore. Durante l’esecuzione è possibile percepire la calma, si sente il carezzevole scorrere delle emozioni trasportate delicatamente dalle note, come se scivolassero. Terminato il pezzo, Giovanni fa come il gesto di raccogliere la musica, per non disperdere quanto condiviso sinora.
Segue Scherzo nr.1, tratto dal suo primo album “13 dita” che nel 1997 non ha riscosso un particolare successo. Nell’introdurre questo brano precisa però che, quando le cose vengono fatte con il cuore, prima o poi qualcuno se ne accorge e si aprono delle porte, come è accaduto a lui quando una giovane musicista giapponese si è innamorata di questo pezzo suonandolo a New York. La melodia è un continuo crescendo che poi verso la conclusione torna a placarsi raggiungendo una placida e quieta serenità.
A ventotto anni, per inseguire il suo sogno, Allevi si è trasferito a Milano lasciando la sua Ascoli Piceno e, per sbarcare il lunario ed arrivare alla fine del mese, faceva il cameriere. Si è trattato di un periodo della sua vita che all’inizio si è rivelato particolarmente gravoso e difficile: infatti viveva in un monolocale e spesso, la sera, guardando la luna provava una forte nostalgia: stato d’animo perfettamente espresso mediante il brano Luna.
Oltre a momenti di tristezza e di nostalgia, una mattina dalla finestra di quel monolocale è entrato un raggio di sole rosso che gli ha dato entusiasmo, ricordandogli che lui era lì per realizzare un sogno e quell’entusiasmo si è trasformato in melodia (prima di suonare il brano scherza con il pubblico, sottolineando che poi l’entusiasmo se ne è andato, ma per fortuna la melodia è rimasta). Bellissimo, emozionante, si sente tutta l’energia.
Il viaggio attraverso le sue esperienze di vita passa per la decisione di inseguire il suo sogno sino in America, dove decide di andare a tentare un’audizione. Ovviamente era molto teso e spaventato e un ragazzo del palazzo in cui viveva lo aveva incitato suggerendogli di lasciare che le cose accadessero nel modo più naturale e sereno possibile: è dunque la volta di Go with the flow. Composizione veramente affascinante, seguita da scroscianti applausi e da una serie di inchini da parte dell’artista, non privi di un malcelato imbarazzo.
È quindi la volta di Qui danza, brano la cui ispirazione è venuta ad Harlem stando seduto su di un marciapiede vicino ad un secchio della spazzatura, osservando le persone muoversi e passare per la strada, e pensando che il mondo non è altro che un insieme di tanti elementi che danzano insieme. Ed in effetti, seguendo le note della melodia, si ha proprio la sensazione di vedere piccoli particolari, dettagli, persone e cose che si muovono e che si incontrano.
Proseguendo il viaggio attraverso i momenti più salienti della propria vita, Allevi ci descrive un altro episodio relativo alle sensazioni che il quartiere di Harlem ha scaturito in lui, ovvero la melodia generata dalla sensazione di avvolgente affetto e serenità che una sera aveva percepito prima di andare a dormire guardando il soffitto, ecco Notte ad Harlem.
È il momento della descrizione dell’attimo in cui è nata Panic. Rientrato in Italia dopo una tourneè in Cina, sotto casa sua a Milano era stato assalito dal primo attacco di panico e l’ambulanza lo stava conducendo in ospedale; per interrompere il circolo in cui la paura genera paura, si lasciava avvolgere da una melodia, Panic.
Downtown descrive invece il grande affetto e l’empatia che Allevi prova (sentendosene parte) nei confronti del cuore pulsante della città, in cui la gente si riversa per risolvere i propri guai, colmo di umanità indifesa e dispersa.
L’orologio degli dei viene introdotto con una spiegazione filosofica, ovvero attraverso la descrizione del passaggio dall’eternità all’esistenza, passaggio che si realizza con il primo battito cardiaco, che ha origini divine sia che si tratti di un essere umano che di un animale. Al termine di questo brano vengono accese le luci sul pubblico, e l’applauso si protrae a lungo.
Allevi confessa che in realtà si è arrampicato sulle note non per fuggire dalle paure e dal panico, ma con l’intento di percepire che la sua vera forza risiede nella sua fragilità e fare questa scoperta è stato come Tornare a vivere.
Segue Jazzmatic, il suo jazz in cui tutto è automatico e circolare, dove tutto è scritto e non c’è una nota improvvisata. Osservando le sue mani sul pianoforte è impressionante come le dita dialoghino con lo strumento.
Ispirato al celeberrimo bacio di Klimt è il suo bacio in musica, tradotto appunto nel brano Il bacio. Come già in passato in occasione di altri concerti scherza con il pubblico, invitandolo a baciarsi e sottolineando che chi è in coppia è avvantaggiato.
È arrivato il termine del concerto, che viene preceduto dai doverosi ringraziamenti che vengono in particolare rivolti alla Fondazione Musica per Roma organizzatrice dell’evento e a Rodolfo Rosi, un suo caro amico di New York che da anni è divenuto un romano doc, mentre l’applauso più grande e sentito Giovanni lo rivolge al pubblico per l’affetto che gli ha dimostrato lungo tutta questa serata. Allevi legge i nomi da un grande foglio che poi ripone con attenzione, sottolineando che era scritto grande e causando così, con la sua ironica ingenuità, fragorose risate tra il pubblico.
Terminati i ringraziamenti inizia a suonare New Reinassance, un pezzo di difficile esecuzione che unisce elementi caratteristici della musica rinascimentale ad elementi di musica rock-progressive. Anche in questo caso scherza con il pubblico, suggerendo di incrociare le dita per la buona riuscita del pezzo… Al termine del brano però, a conferma del fatto che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto, esplodono gli applausi e nella cavea si vede lentamente tutto il pubblico alzarsi in piedi per rendere omaggio a questo bravissimo pianista.
Allevi esce, ma gli applausi continuano imperterriti, e perciò rientra poco dopo correndo al piano e dicendo che gli sembrava di aver sentito la richiesta di un bis. Esegue allora un brano dedicato a tutti coloro che sono ansiosi come lui, un brano scritto appositamente per respirare, Aria, e mentre suona si ferma per respirare, sembra quasi che la musica segua il ritmo del suo respiro.
È poi la volta di un brano, Come sei veramente, dedicato all’amore, perché solo chi ama è in grado di vedere come l’altro veramente è nella sua essenza e profondità. Il pubblico, ormai in piedi, si lascia andare in un applauso durante l’esecuzione, rapidamente sopito per consentire l’ascolto del brano.
Il concerto termina infine con un brano di congedo, con il quale Allevi vuole restituire con le sue note tutta la gioia che gli è stata regalata durante questa magica serata, Prendimi. Ulteriore regalo particolarmente gradito dal pubblico, nonostante non ve ne fosse assolutamente bisogno: la gioia donata al pianista era già stata più che ampiamente ricompensata dalla sua sublime arte, l’arte di un talento geniale che ha conservato intatta tutta la propria umiltà e semplicità. Proprio come accade per gli artisti che sono destinati a creare opere eccezionali e a lasciare un proprio segno nella storia della musica.
RECENSIONE DI: Francesca Ferretti
GRAZIE A: Massimo Pasquini, Fondazione Musica per Roma
Panic
Il bacio
Come sei veramente
























