Un concerto poliedrico, a tratti emozionante, divertente ed adrenalinico, a tratti profondo, romantico e commovente che conferma il talento multiforme e promettente della giovane band siciliana.
I Marta sui Tubi sono una band che si affaccia nel 2002 sullo scenario variopinto della musica pop-rock italiana ma lo fa con un’intensità inconsueta, con poesia e con forza, unendo alla ricercatezza dei testi un sound vigoroso. Ha all’attivo due album, “Muscoli e Dei” (2003) e “C’è gente che deve dormire” (2005) ed è in uscita il loro terzo lavoro il cui singolo apripista “L’unica cosa” lascia molto ben sperare poiché è caratterizzato da un ritmo e da un’energia contagiosi. L’esuberanza e il calore siculo fanno di questa band, composta da Giovanni Gulino (voce e synth), Carmelo Pipitone (chitarra e voce) e Ivan Paolini (batteria), un elemento che desta sicuramente interesse sin dal primo ascolto.
Non solo giovanissimi erano presenti al concerto ma anche persone più “mature”, nostalgiche di freschezza, allegria e romanticismo ed avide di novità. Il concerto è iniziato con “Muscoli e Dei” canzone ritmata, incisiva, veloce, che fa emergere l’abilità e la particolarità della timbrica e della voce di Giovanni Gulino, capace di essere calda ma di volare fino ad acuti da brivido.
Subito dopo “Stitichezza cronica”, brano che mette in evidenza i paradossi della nostra sociètà e tratta temi delicati come l’Aids, la solitudine, gli omicidi che avvengono sempre più di frequente tra le mura domestiche, e accenna ad uno dei problemi più gravi dello scenario giovanile a livello globale, un problema che pare nessuno voglia vedere, analizzare e risolvere ma che sta distruggendo, “bruciandole”, intere generazioni: l’uso e l’abuso di droghe sintetiche, dalla cocaina all’extasy.
Poi i Marta omaggiano la platea sempre più numerosa di un inedito, “Arco e sandali”, convincente, duro, rock. Il ritornello condanna la menzogna e la falsità e paragona il mentire all’infedeltà…come dar loro torto?! Subito dopo si torna a respirare l’atmosfera della festa. È la volta de “L’unica cosa” singolo estratto dal nuovo album. E’ davvero un pezzo forte, se vi dovesse capitare di ascoltarlo di mattina scommetterei che all’ora di pranzo (ma anche di cena!) ce l’avrete ancora in testa: “Perché tu puoi diventare tutto quello che ti pare, l’unica cosa che devi fare è massacrare le tue paure!” Un po’ rude come termine ma…provare per credere!
Dopo questa iniezione di energia ancora un inedito, “Non lo sanno”. Nell’album la parte corale è eseguita da un gruppo di bambini. Giovanni ha quindi chiesto al pubblico presente di fare la voce “il più bianca possibile”…divertente! Nel frattempo un annuncio simpaticamente inconsolabile di Carmelo: “Cercasi disperatamente bassista”. Io lo giro a voi lettori, cosa aspettate a farvi avanti?!
Dopo battute, vari incidenti di percorso e piccoli aneddoti i Marta ci regalano “Amaro amore” dedicato appositamente per la tappa romana a pretoriani e uomini dei colli. In questo brano la voce di Giovanni Gulino mette davvero i brividi! Dopo un misto di allegria e cinismo ecco arrivare finalmente un po’ di romanticismo sulle note di “Cenere” canzone intensa, calda, malinconica: “E come anelli intorno al nulla galleggiamo nell’inganno di un sorriso”. Ci si riposa un po’ e si riflette…un motivo in più per andarli a sentire, nel caso non l’aveste ancora fatto!
Nemmeno un attimo dopo la band torna a distinguersi: il brano successivo, “Il giorno del mio compleanno”, è sicuramente unico, cantato con una scioltezza pazzesca e una velocità impossibile da imitare ed eseguito con un energia contagiosa: Ivan alla batteria è davvero scatenato, decisamente in forma, e Carmelo sembra un folletto festoso, non sta fermo un attimo, è adrenalinico, non si risparmia affatto. Sull’entusiasmo di queste note i Marta coinvolgono di nuovo il pubblico. Giovanni afferma di essere stanco di suonare musica leggera: “Basta! E’ ora di cambiare!”. E parte il tormentone della scorsa estate, “This Is What You Are” di Mario Biondi, cantata in modo singolare, ironico, divertente.
Dopo l’ennesima valanga di energia è la volta del romanticismo vero e profondo. Una dietro l’altra arrivano “L’abbandono”, “Sei dicembre”, “Trentuno lune”, “Perché non pesi niente” e “Vecchi difetti”. Sentimenti e dispiaceri si intrecciano tra le parole e le note che fanno di queste melodie delle storie d’amore in musica. La colonna sonora di un vissuto ricco di ricordi, di dubbi, di errori, di rimpianti, di nostalgia.
Poi è la volta di una canzone di Domenico Modugno, “Lu pisci spada”, struggente. La voce di Giovanni si addolcisce, si aggrava, raggiunge un’intensità da brividi. Un surreale e rispettoso silenzio si posa sul pubblico che ormai riempie l’intero spazio adiacente al palco. Si ferma tutto, si torna indietro nel tempo.
Poi le luci si riaccendono per illuminare lo scenario del brano conclusivo. La batteria attacca vigorosa gli accordi suadenti di una delle canzoni più belle dei Marta sui Tubi, “Post”, titolo emblematico che racchiude parole ed espressioni forti, rancore e rabbia, solitudine e risentimento: “Io non ho sentimenti, solo sensazioni”.
Beh, dopo una serata come questa credo che i Marta sui tubi abbiano dimostrato di averceli, dei sentimenti! Traspaiono da ogni suono, da ogni nota, da ogni accordo; si sentono, arrivano dritti dritti fin lì, fino al cuore; lasciano tracce del loro passaggio, brillano e si riflettono negli occhi lucidi delle spettatrici in prima fila, visibilmente commosse ma assolutamente appagate.
RECENSIONE DI: Sofie Fontana
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