Home Live Report Siouxsie live @ Teatro Romano di Ostia Antica (Roma) - 12/07/2008

Siouxsie live @ Teatro Romano di Ostia Antica (Roma) - 12/07/2008

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12 Luglio 2008. Siouxsie Sioux, la regina del movimento gotico inglese, torna sulle scene e fa tappa in Italia, terra che al massimo avrà visto una manciata di date degli allora Siouxsie and the Banshees e che oggi diventa meta di ben tre preziose apparizioni del “Mantaray and more” tour.

Ovviamente per un’intera generazione di fan si tratta della prima occasione di poter vedere dal vivo la loro icona, e questa generazione stasera è qui davanti ai miei occhi, nello splendido scenario del Teatro Romano di Ostia Antica, all’interno degli scavi archeologici. Uno scenario unico in grado di amplificare le capacità suggestive tetre e malinconiche dello stile vocale di Siouxsie e allo stesso tempo costituire la perfetta scenografia per quell’ approccio teatrale e mistico nella recitazione dei brani che da sempre ha caratterizzato i grandi gruppi della scena post punk inglese.

 

E come per recarsi al ballo delle debuttanti, una scia di giovani cadette dark, indossando il loro vestito migliore con tanto di capelli cotonati, abiti di pelle, volto bianco e zeppe ai piedi si distende lungo il percorso degli antichi scavi romani per andare a lezione ad imparare “come si fa” a diventare dei miti del punk e ad avere, oltre che il vestito buono, anche un briciolo di personalità.

 

Affianco a tante cadette ci sono le generazioni passate, che hanno vissuto il fenomeno punk quindici-venti anni fa e che adesso ripercorrono un virtuale ritorno al passato potendo finalmente godersi il loro primo concerto di Siouxsie a Roma. E io, ovviamente, rientro in questa seconda categoria.

 

Le aspettative sono tante. Troppe. Vorrei che in un solo concerto venisse riproposta l’intera discografia dei vent’anni di carriera dei Siouxsie and the Banshees. Vorrei ascoltare dal vivo le canzoni che ascoltavo nella mia stanza riprodotte in cassetta. Vorrei sentire i loro pezzi che ballavo alla Krypta quindici anni fa.

 

Gli spalti non sono comodissimi, ma il fattore comodità in un evento come questo passa immediatamente in secondo piano. Non c’è un gruppo di spalla e sono le 23 precise quando Siouxsie Sioux sale sul palco, con una tutina color argento con tratti ad angolo rossi e nero da far invidia a Mazinga Zeta.

 

Eccola, col suo trucco pesantissimo, la parrucca nera e il colorito cadaverico. Bellissima come non mai. Provocante e trasgressiva. Aperta ad ogni tipo di commistione etnica. Teatrale in ogni sua gestualità. La Signora Susan Janet Daillon ha compiuto 51 anni ma è in forma strepitosa.

 

Mantaray è un album frizzante e inaspettato. Ricco di contaminazioni, non c’è una canzone simile all’altra. Difficilmente etichettabile nel genere, suona come una compilation di esperienze musicali differenti, dalla new wave al pop, dall’etnico alle ritmiche sudamericane, il tutto magistralmente tenuto insieme da quel filo conduttore che è la voce ipnotica e sensuale di Siouxsie, capace di delineare i contorni di sogni, paure e ansie presenti nella mente di chi l’ascolta da oltre venti anni.

 

Il concerto comincia con la psichedelica “They Follow You”, gioiellino pop dell’album, dove un sound anni ‘60 costellato da frammenti di organo e sinth si alterna col basso dando vita ad un pezzo di godibilissimo dream pop. “About to happen” e “Here comes that day” sono due brani rockeggianti dove la capacità teatrale di Siouxsie diventa impareggiabile. Non c’è una parola che non si accompagni a un movimento. Una performance degna di un Musical, in particolare “Here comes that day” è la canzone degli “High Kicks”, eseguiti da Siouxsie, a 51 anni, come neanche la miglior Heather Parisi avrebbe saputo fare, con tanto di gamba in verticale ripetuta più volte.

 

La prima hit del passato che viene eseguita è “Christine”, cantata e saltata da tutto il pubblico che in un istante si ritrova proiettato nell’annus domini 1980 e seguita da “Dear Prudence”, il remake della canzone dei Beattles che diede il primo grande successo ai Banshees. Ancora dall’album Kaleidoscope viene eseguita “Happy House”, per la soddisfazione della stragrande maggioranza del pubblico, accorsa più per ascoltare le canzoni dei Banshees che quelle dell’ultimo album di Siouxsie..

 

Il concerto prosegue poi con la stupenda “If it doesn’t kill you”, la ballata più romantica e sognante dell’album, un’elegia dedicata ai daydreamers, allo Sturm und Drang, alle passioni contemplate e sofferte.

 

Ecco quindi il momento di “Into a swan” e “Drone Zone”, probabilmente le hit dell’album, quelle che Siouxsie si diverte quasi più a ballare che a cantare. Uno show irresistibile, capace di mostrare a tutti quanta personalità è incarnata da una delle pochissime vere ed ultime Front girl esistenti al momento nello scenario musicale internazionale. Il finale ci regala “Hong Kong Garden”, 1979, primo singolo del gruppo. I tre minuti più saltellanti della storia dei Banshees, questa volta alle prese con le sonorità orientali.

 

E’ il momento dei bis. Tutti ci aspettiamo ancora qualcosa dal passato.

 

Il gruppo rientra ed esegue “Israel”. Esprimere a parole le sensazioni che mi ha regalato quella canzone è difficile. Si dice che quando stai per morire vedi scorrere la tua vita davanti a rapidi flash back. Ecco, io ascoltando “Israel” ho visto passarmi davanti almeno quindici anni di vita e francamente mi sono chiesto per quale motivo ho dovuto attendere così tanto per poter vedere in Italia, a Roma, l’esibizione di uno dei più bei pezzi mai scritti da un gruppo rock.

 

Il bis successivo si chiama “Arabian knights”, tratto dall’album Juju, annus domini 1981. Un brano tanto immaginifico nelle lyrics e nel sound che ti fa sentire in Medio Oriente, sul dorso di un cammello, vestito come Laurence D’Arabia fin dall’attacco. Ormai il pubblico del Teatro Romano è in visibilio.

 

Finisce anche il primo bis ma nessuno ha voglia di andarsene, manca qualcosa. Manca “Spellbound”: brano di apertura dell’album Juju, canzone emblema dell’anima punk dei Banshees. Siouxsie sa che tutti stiamo aspettando quel pezzo e dopo una breve pausa rientra sul palco e lo esegue.

 

Siamo tutti in piedi, il pubblico sembra essersi triplicato tanto è l’entusiasmo che promana da ognuno. Il piu’ bel regalo che quest’Estate potesse farci. Perché se le proposte musicali sono tantissime, tanta qualità, tanta personalità, in un solo unico, grande artista, sono veramente difficili da trovare. Per nostra fortuna l’icona dark che ha “incantato” il suo pubblico per vent’anni è ancora in grandissima forma, ha pubblicato un album stupendo e non sembra avere alcuna voglia di fermarsi.
Grazie Siouxsie.

 
SUL WEB: www.siouxsiemantaray.com - MySpace

 

Filmati dello show al Teatro Romano di Ostia Antica
Israel



Into a swan



Arabian knights



Videoclip di "Spellbound"

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