Una serata raffinata ed entusiasmante nel tempio romano del jazz d’autore: le note seducenti del sassofono di Stefano Di Battista, accompagnato dal suo gruppo storico ed in quest’occasione anche dalla tromba di Fabrizio Bosso, hanno conquistato l’intero pubblico, dai neofiti sino agli ascoltatori più esperti e critici, dando origine ad una serata letteralmente memorabile.
Era da tempo che sentivo parlare della Casa del Jazz, luogo dal passato oscuro ma dal presente a dir poco luminoso. L’edificio, infatti, era precedentemente appartenuto ad Enrico Nicoletti, boss della banda della Magliana, e fu in seguito confiscato e assegnato al Comune di Roma per diventare, infine, uno dei palcoscenici più prestigiosi del jazz internazionale. Un luogo intimo, raccolto, ricco di storia e di tracce lasciate da nomi importanti e manifestazioni di rilievo. Ma per pochi “eletti”, a causa dello spazio ristretto della sala concerti che conta appena centocinquanta posti a sedere.
La raffinata selezione musicale offerta propone sempre il meglio del panorama italiano ed internazionale ed è, quindi, consigliabile l’acquisto del biglietto con largo anticipo. D’estate i concerti si svolgono all’aperto, si sta freschi ma le zanzare non danno tregua, almeno fino a quando non inizia il concerto e a quel punto sembrano dissolversi anch’esse, con tutto il resto.
Sul palco il quartetto composto da Stefano Di Battista, sax alto e soprano, Fabrizio Bosso, tromba (atomica) e flicorno, Baptiste Trotignon, organo Hammond e Greg Hutchinson, batteria. I brani che sono stati eseguiti provenivano tutti dall’ultimo lavoro di Stefano Di Battista, “Trouble Shootin”; è stato lui, in questa occasione, l’indiscusso re della serata: scatenato, coinvolgente, simpatico, carismatico, convogliatore di energie e positività che nascevano su quel palco per poi diffondersi tra gli spettatori, variegati per età e per provenienza. Ma questo non contava, in quei momenti eravamo tutti figli di mamma musica.
Ogni tanto si sentiva qualche commento incomprensibile in un americano stretto, in risposta al tentavo del grande sassofonista romano di spiegare, a parole sue, e in un inglese maccheronico, espressioni, aneddoti e battute che fanno di un insieme di musicisti un Gruppo, una Squadra alimentata da un’unica e totalizzante passione: la musica nel suo insieme e non solo il Jazz.
Il repertorio, infatti, è stato molto vario spaziando dai ritmi delicati e passionali della bossanova a quelli travolgenti del bebop frenetico e del jazz rock psichedelico fino ad arrivare al groove più moderno. Verso la fine del concerto una gradita sorpresa: si è unita al gruppo una giovane promessa del canto jazz, Walter Ricci, appena diciotto anni ma di una maturità vocale impressionante. La somiglianza della sua timbrica a quella di Stevie Wonder era disarmante. L’aria era fresca ma i brividi scorrevano veloci indipendentemente da essa.
A concludere questo intenso e coinvolgente spettacolo “Essaouira”, brano il cui titolo trae origine dal nome di una città a nord ovest del Marocco, dove, da dieci anni, si svolge un importante festival internazionale al quale anche il quartetto ha partecipato di recente. Brano energico, adrenalinico, contagioso, di quelli che rimuovi difficilmente e controvoglia dalla memoria e dal cuore. Il brano giusto a conclusione di una serata entusiasmante, da ricordare!!!
RECENSIONE DI: Sofie Fontana
























