Rovine che tornano in vita e musica elegantissima, piena di forza e sensualità. Carmen Consoli, ovvero l’indiscussa Cantantessa, ci regala ancora una volta uno spettacolo avvolgente, soprendente, in grado di ripetere all’infinito la magia che pervade ogni suo concerto da un anno a questa parte, o forse da sempre.
Non è forse magia? Quella che ti porta a seguire un lungo sentiero che si snoda come un drago tra le gloriose rovine della villa dell’Imperatore Adriano. Percorrendolo, passo dopo passo, vengono lasciati alle spalle i fasti nevrotici delle luci al neon e l’elettricità di una vita quotidiana vessata dall’afa cittadina. Spuntano dolcemente alberi, poi costruzioni antiche, un lago, e l’anima si alleggerisce del tutto prima di trovare il proprio posto davanti al palco che ospiterà ancora una volta, e ancora in estate, la magia della Cantantessa, che non ha altre definizioni se non questa.
Sicuramente lo stesso Adriano, l’imperatore filosofo amante delle arti e dell’eloquenza raffinata, avrebbe apprezzato la cura del palco e la scenografia costruita sull’idea che ieri è anche oggi, e nell’oggi c’è anche un po’ di ieri: la modernità di un lampadario sospeso e di amplificatori immersi nel semibuio si adagiano senza attriti sulle rovine, sulle quali il palco è stato allestito, e che circondano il pubblico da ambo i lati. Quattro sedie incorniciano il microfono, così bianche da assorbire ogni gioco di luce, su cui sono messe a riposare le chitarre che Carmen utilizzerà nel concerto, come quattro signore di una volta che attendono il thè della sera.
C’è giusto il tempo di abituarsi a questa estraniante atmosfera che Carmen, dopo la caratteristica mezz’ora di attesa (per carità, mai insofferente), si incammina fino al microfono accolta da mille applausi. È estiva nel vestirsi e nei capelli: lo stile è un po’ gitano, un po’ mediterraneo e assolutamente libero, lo stesso che ha caratterizzato il suo ultimo album, Eva contro Eva. Un soffice “buonasera” saluta gli spettatori. L’Orfeo al femminile imbraccia la chitarra, e tutto inizia. Le emozioni ora sono tutte su di lei.
La scaletta del concerto non differisce molto da quella presentata più volte nel corso di quest’anno: senza la compagnia dei Lautari e di Rita Botto, Carmen domina il palco da sola, circondata dagli strumenti che ogni volta aumentano nel numero e nella qualità. La sensazione che ne deriva, superbamente raggiunta, è che Carmen voglia approfondire in ogni modo e con ogni suono possibile le canzoni del suo ultimo album, mescolandole poi ai suoi brani più classici, e rivestendole di nuovi arrangiamenti e di nuovi virtuosismi che spesso raggiungono l’entità della sfida: la troviamo a cantare, a tenere il tempo, ad impugnare tamburelli e a suonare perfino l’armonica, il tutto con grazia apollinea che sfocia a volte nel più orgiastico delirio dionisiaco: per i nuovi ed i vecchi spettatori lo spettacolo è mozzafiato, elegante e scatenato al tempo stesso.
La serata di apre con il Sorriso di Atlantide, tratta dal suo ultimo album, brano che evoca passate grandezze e magnificenze sepolte di un’antichità leggendaria: niente di meglio, forse, per inaugurare un concerto che si svolge proprio all’interno di un ambiente simile. Ci si scalda poco a poco quindi, passando per Parole di Burro, resa ancor più dolce dall’arrangiamento rallentato e dalle parole ben scandite. Ma l’Etna comincia già a tremare con Fiori d’Arancio per eruttare del tutto in Contessa Miseria, che avvolge tutti con la sua forza e le schitarrate poderose di una Carmen che ha proprio deciso di farci contenti. Quattordici Luglio poi, romanticamente introspettiva, è la prefazione di una bellissima Pioggia d’Aprile: meravigliosa performance in cui è impossibile non sentire il ritmo fin dentro il cuore, quando verso la fine della canzone la Cantantessa comincia a battere il tempo “sculacciando” la propria chitarra! Dimostrazione tipica di un’artista che, come sempre, riesce ad inventare un’intera orchestra intorno a sé pur essendo sola nello spettacolo, una cantautrice senza macchia e senza paura che fa del palco il suo regno incontrastato.
Sulle Rive di Morfeo, brano di amore e passione eroica che cerca rifugio dagli sguardi e dalle violenze, viene introdotta da un pensiero sull’amore: l’illusione di un attimo, il bagliore di un amore, anche se breve, è in grado di illuminare una vita intera. Bellissima interpretazione è anche la seguente Matilde Odiava i Gatti, che Carmen arricchisce miagolando letteralmente al microfono, nei momenti di sola musica, tra autoironia e gusto dell’immaginazione.
Dopo Geisha, urlata a squarciagola come sempre e che come sempre coinvolge, Carmen introduce un tema importante all’interno del concerto: l’importanza del dialetto. Come hanno testimoniato i suoi ultimi lavori, il recupero della cultura dialettale ha per la cantautrice una notevole importanza, che condivide con il pubblico citando alcune frasi di Pier Paolo Pasolini: ignorare il proprio dialetto è come sputare sulla mammella che ci ha nutrito. O, per dirla alla Carmen, “anziché dire che questa è una serata notevolmente incantevole, non sarebbe meglio dire… questa serata è SPACCHIUSA!” Ed è proprio per incorniciare questo argomento che Carmen canta Rosa Canta e Cunta, famosa canzone dialettale dell’altrettanto famosa Rosa Balestrieri, grande cantante siciliana più volte definita come “ la voce del sud “. Ancora una volta la Cantantessa porta nello spettacolo le sue origini, quelle calde radici ricche di spunti, di idee, ma soprattutto di arte.
Ma c’è ancora molto da vedere e da sentire. Dopo l’immancabile L’Ultimo Bacio, Carmen propone una superba interpretazione di Tutto Su Eva. Il brano, che già di per sé è una citazione cinematografica del passato, viene accompagnato da una prestigiosa sequenza di immagini realizzata dallo storico del cinema Sebastiano Gesù: le sequenza, che rende omaggio alle più grandi interpreti del cinema mondiale di ogni tempo (da Marlene Dietrich a Marilyn Monroe, per intenderci), è composta da immagini che sono state scelte per lo sguardo intenso che caratterizza le più grandi attrici e specialmente la loro fama eterna.
Si sa che Carmen parla spesso durante i concerti, ed introducendo Maria Catena racconta un simpatico aneddoto relativo al “particolare” strumento musicale creato per questa speciale interpretazione del brano. Si tratta nient’altro che di una cinghia alla quale sono attaccate molte catene, che viene legata all’altezza del ginocchio, affinché battendo il tempo con il piede l’effetto sonoro di rimando sarebbe quello, appunto, di uno strascicare di catene, a testimonianza del peso subito dalla protagonista della storia che è vittima della bugia e della maldicenza altrui. Lo strumento, racconta Carmen, è stato realizzato con l’ausilio del padre e di uno zelante proprietario di un ferramenta siciliano. Fin qui nessun problema, o quasi, dato che all’arrivo in aeroporto per raggiungere Roma un piccolo problema c’è stato: come spiegare alla Polizia, infatti, che quello strano arnese è uno strumento musicale e non un’arma terroristica?!
Miscelando ironia e grandezza artistica, si arriva ad una rivisitata La Bellezza Delle Cose, direttamente dall’album Confusa e Felice, che lascia poi il posto alla meravigliosa storia di Orfeo. Il cantore, come molti sapranno, era in grado di commuovere ogni essere con il suo canto irresistibile e proprio grazie a questa virtù riuscì a scendere negli Inferi per riprendersi la propria amata, Euridice, morta per il morso di un serpente. Il mito greco originale non ha un finale positivo, ma Carmen si appresta subito a spiegare: “io, essendo una ragazza nazional-popolare, ho cambiato il finale!”, regalando infatti un meraviglioso lieto fine a questa storia che non ha tempo, solo musica infinita.
Dopo In Bianco e Nero, brano classico e di successo, arriva Per Niente Stanca, grinta pura che, durante i concerti, Carmen sfodera sempre alla fine delle sue fatiche canore, come fosse un mantra che risolleva il corpo e lo spirito. A concludere il concerto, nonostante il pubblico sembra non volerlo concludere mai, sono Anello Mancante, brano che dona il nome allo spettacolo, e la storica Amore di Plastica, accompagnata dal canto del pubblico.
E così, accogliente e colloquiale come era entrata, Carmen ci ringrazia e chiude il concerto tra applausi scroscianti e voci che la cercano di nuovo. Ma chi la conosce davvero, sa che quella è purtroppo la fine. Ebbene sì. Perché nonostante la scaletta non abbia subito notevoli variazioni rispetto a quella degli altri concerti che si sono tenuti da un anno a questa parte, la magia non riesce a spezzarsi e si ripete a dismisura senza mai smettere di farsi desiderare. Sarà che Carmen Consoli, da musica incarnata quale è, dona sempre tutta se stessa sul palco, fino all’ultima corda vocale. O sarà perché i pezzi suonano sempre nuovi grazie alla variazione negli arrangiamenti e alle sorprese che vengono inserite al loro interno. O sarà perché la magia , in quanto tale, non ha bisogno di spiegazioni troppo complesse. Ma se proprio ce ne fosse bisogno, potremmo trovarne una soddisfacente in questo semplice pensiero: Carmen Consoli, una delle più grandi cantautrici che camminano sul suolo italiano, è la Cantantessa.
RECENSIONE DI: Simone Artero
SCALETTA
Il Sorriso di Atlantide (da Eva Contro Eva)
Parole di Burro (da Stato di Necessità)
Fiori d’arancio (da L’Eccezione)
Contessa Miseria (da Mediamente Isterica)
Quattordici Luglio (da Mediamente Isterica)
Pioggia d’Aprile (da L’Eccezione)
Sulle Rive di Morfeo (Da Eva Contro Eva)
Matilde Odiava i Gatti (da L’Eccezione)
Geisha (da Mediamente Isterica)
Rosa Canta e Cunta (cover di Rosa Balistreri)
L’ultimo Bacio (da Stato di Necessità)
Tutto Su Eva (da Eva contro Eva)
Maria Catena (da Eva Contro Eva)
La Bellezza delle Cose (da Confusa e Felice)
Orfeo (da Stato di Necessità)
In Bianco e Nero (da Stato di Necessità)
Per Niente Stanca (da Confusa e Felice)
Anello Mancante (da Mediamente Isterica)
Amore di Plastica (da Due Parole)
























