Home Live Report Ligabue incontra gli studenti all'universit? La Sapienza (Roma) - 19/05/2008

Ligabue incontra gli studenti all'universit? La Sapienza (Roma) - 19/05/2008

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Luciano Ligabue incontra gli studenti all’università La Sapienza, lunedì 19 maggio 2008. L’aula magna del rettorato è colma di ragazzi, tutti aspettano solamente lui. Arriva. Un boato lo accoglie. Applausi urla, urla e applausi sono tutti per il cantante di Correggio. Moderatore dell’incontro è il giornalista Gino Castaldo, che coordina l’evento intitolato sogni di R&R. Le prime domande sono poste proprio dal giornalista, che poi passerà il microfono ai ragazzi presenti nel pubblico. Ligabue è simpatico, molto simpatico. Non risparmia battute su battute e tutta l’aula ride divertita. Non sembra la star internazionale che ha appena concluso il suo tour europeo, sembra quasi uno zio, o addirittura un papà quando risponde alla domanda di un bambino di dieci anni e poi gli chiede “Hai capito?”. Castaldo inizia affermando che lo ha seguito nel suo concerto di Barcellona, e che in quell’occasione lo ha visto in uno stato di grazia, padrone assoluto delle sue interpretazioni.

Te lo senti questo stato di grazia?
In questo momento sto approfittando del lavoro degli altri, del delegare. Prima facevo da solo ogni cosa, ogni minimo dettaglio, e questo rischiava di logorarmi. Da due anni invece mi sono rilassato delegando il lavoro, e questo mi fa bene umanamente. Ho mollato un po’ di presunzione; se vuoi fare tutto da solo, vuol dire che hai la presunzione che solo tu sia capace di farlo.
 
Hai suonato in spazi diversi: dai grandi stadi, ai club di tutta Europa; qual è la differenza?
Io suonerei sempre, comunque, e ovunque; e mi invento di tutto pur di farlo. Godo dei diversi effetti dei luoghi in cui mi trovo a esibirmi. Negli stadi arrivi a presentarti a 70/80.000 persone, con grandi scenografie; ti arriva una botta di energia irraccontabile, ed è diverso dal suonare in un club dove hai un rapporto più diretto con chi ascolta.
 
Dov’è che è bene fidarsi della musica, e dove no?
Non so fino a che punto la musica abbia un valore oggettivo. Quello che diventa potente è l’effetto che la musica ha su ogni persona. Oggi la velocità della vita, anche grazie a internet, non lascia il tempo alla canzone, alla letteratura, al cinema, di produrre un’emozione profonda dentro di voi. L’unico consiglio che vi posso dare è quello di permettere alla musica, ai libri, al cinema, di lavorare dentro di voi.
A questo punto Castaldo passa il microfono alle domande dei ragazzi.
 
Quando hai scritto “Niente Paura”, a quale paura ti riferivi?
Come ognuno di noi, anche io sono attanagliato da una serie di paure. Sono un genitore, e quindi le mie prime paure sono quelle che riguardano la protezione dei miei figli. La canzone vuole dire che la paura è inutile, non allontana l’evento che noi temiamo e che deve capitare. È un invito ad avere fiducia nella vita; se ce l’hai ne vedi sicuramente i benefici, anche se naturalmente non vuol dire che saremo immuni da eventi spiacevoli.
 
C’è già qualche idea sull’allestimento del tour estivo?
Il tour accompagna il primo best of, e gli arrangiamenti sono in buona parte diversi. Quello in cui confidiamo molto è la nitidezza del suono. Ora provate ad immaginare una scenografia balorda, poi moltiplicatela per sei, e non avrete neanche un terzo di quello che sarà. Tutto sarà molto diverso da quello che è di solito.
 
A chi è dedicata la canzon- lettera “Lettera a G”?
Pochi anni fa è venuto a mancare un mio cugino, persona con cui ho condiviso moltissimo della mia vita. Avevamo molti sogni in comune, amavamo la stessa musica, addirittura abbiamo condiviso qualche ragazzina insieme, non nello stesso momento (una risata generale scoppia nell’aula); la vita ci ha portato a fare percorsi diversi. Poi si è ammalato di una brutta malattia che ce l’ha portato via in sei mesi. Questo mi ha fatto riflettere sulle bizzarrie della vita, del fato. È una lettera scritta a lui dopo che se n’era andato.
 
Perché nomini il cielo in ogni canzone? Cosa rappresenta per te?
Credo che se non è in ogni canzone, lo sia in un buon novanta per cento. Il primo motivo è che, come con uccelli, mare, sole o nuvole, con una parola sola me la cavo (n.d.r. Ligabue fa battute durante l’intera intervista creando un clima molto disteso e colloquiale). Seconda cosa, in qualche modo io ho un rapporto diretto con l’aria. Ho bisogno di luce, di avere spazio intorno a me, è qualcosa di fisico. Terzo, la mia sfera spirituale lavora molto; io sono stato cattolico e per lo stesso motivo per cui faccio fatica a mettermi in una religione, ho bisogno di credere che sia un Dio che regola tutto.
 
Dopo i successi del tour europeo, hai mai pensato di tradurre le tue canzoni?
(Un coro di no si solleva dal pubblico) Come sapete, ho iniziato tardi a fare questo mestiere, se avessi cominciato prima ci avrei provato. Ogni tanto ho tentato, ma ne usciva sempre una ciofeca; il linguaggio delle mie canzoni è parlato, spesso gergale, e tradotto in inglese perde qualcosa.
 
Ti ha soddisfatto lasciare tutto nelle mani di Corrado Rustici (n.d.r il quale recentemente si occupa degli arrangiamenti delle sue canzoni)?
Io continuo a controllare, non vado mai sul palco con qualcosa che non mi piace. Tutto è sotto la mia supervisione; è la mia musica, ci tengo.
 
Quanto conta per te l’italianità?
Sono sicuro che è impossibile nascere in questo paese e non amarlo, ma sono ancora più sicuro che più si va avanti, e più è difficile amarlo. Una delle cose più preoccupanti delle ultime campagne elettorali, è che nessuno, sia a destra che a sinistra, ha promesso un futuro, e questo vuol dire che già è difficile mettere una pezza per il presente.
 
Azzarderesti un best delle canzoni meno conosciute, quelle che piacciono tanto a noi fans?
A me piace l’idea del best of delle canzoni più sfigate. Raccogliamo le firme e facciamolo.
 
Chi ti ha ispirato “Viva”?
La mia ex moglie.
 
Da 0 a 10: 0, la vita ti ha portato dove voleva; 10, tu hai portato la vita dove volevi (n.d.r gioco che i protagonisti del suo film, da zero a dieci, si facevano spesso per dare un voto a ogni cosa).
Più di tanto la vita non puoi portarla dove vuoi. Tanti risultati si raggiungono con il rilassamento, con il lasciar fare. Tutti abbiamo obiettivi, traguardi, ma l’incarognimento nel cercare di raggiungerli, te li allontana. Continuo a consigliarvi: rilassatevi.
 
Qual è la canzone che senti più delle altre?
Un’immagine di una canzone che uso come un mantra è “leggero nel vestito migliore”.
 
Se ti avessero obbligato ad andare all’università, quale facoltà avresti scelto?
Io avrei fatto volentieri lettere.
 
Che posto occupa l’amore nella tua vita?
Un posto sempre più decisivo.
 
Un ragazzo, oggi, che possibilità ha di fare il tuo percorso?
Quello che è successo nei primi anni ’90 non torna oggi, perciò la prima cosa da fare è andare ad accendere il maggior numero di ceri, essere il più personali possibile e a questo punto rompere i coglioni a chiunque.
 
In “Voglio Volere” dici che vuoi un “mondo all’altezza dei sogni che ho”; quali sono i tuoi sogni?
Sono vittima di una canzone di Giorgio Gaber che si intitola “Qualcuno Era Comunista”, e che in un pezzo dice così: “qualcuno era comunista perché era convinto che poteva essere felice solo se lo erano anche gli altri”.
 
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