Ricordo ancora quando, in una ormai lontana sera di metà anni 90’, vidi il buon Mixo presentare a RockRevolution (nell’allora VideoMusic) una interessantissima band milanese: gli Afterhours, gruppo che, da lì a poco, ebbe un exploit che li ha portati a diventare una band italiana da immaginario colletivo.
Lo dimostra il letterale bagno di folla che hanno avuto nel loro live del 3 maggio al Velvet di Rimini (non ricordo di avere mai visto il noto locale riminese cosi saturo di gente, neppure per l’ottimo Mark Lanegan). Con una mossa promozionale che esula dai canoni classici e sicuramente molto ardita, gli Afterhours partono con il tour lo stesso giorno dell’uscita del loro ultimo lavoro “I milanesi ammazano il sabato”, questo di Rimini è il secondo appuntamento.
Una folla pressante e scalpitante attende l’uscita di Agnelli e soci. Una volta sul palco mi accorgo che di quella band, orgoglio del mondo indipendente italiano, ne è rimasto ben poco, se non la maglietta con cui si presenta Manuel: T-shrt di One Dimensional Man, l’ex gruppo di Caovilla (attuale cantante de Il Teatro degli Orrori ).
Essendo il tour promozionale, ti aspetti che vengano suonati, quasi nella sua totalità, i brani del disco nuovo; invece in due ore buone di concerto, vengono presentati solo una, tutto sommato, piccola parte delle nuove canzoni (escludendo, con mia sorpresa i pezzi già in rotazione radiofonica: “E’ febbre”, “I milanesi ammazzano il sabato” e “Riprendere Berlino”) che vengono accolte, sì, non con troppo entusiasmo, ma anche con novevole attenzione. Si è dato invece largo spazio ai vecchi successi, aprendo con “Piccole Iene” proseguendo con “Bianca” e “Punto G”.
Un buon sonoro, dagli ottimi livelli che permettono un ascolto pulito e chiaro, accompagnato da un eccellente gioco di luci, contribuiscono a scaldare fino all’inverosimile la serata. Si raggiunge uno dei climax maggiori quando, alla prima pausa, gli After sorprendono tutti ricomparendo in un improvvisato palco laterale, trovandosi letteralmente in mezzo alla folla in delirio, suonando una ottima versione acustica di “Voglio una pelle splendida”, cantata praticamente nella sua interezza più dai fans che dallo stesso Agnelli, visibilmente divertito e appagato da cotanto apprezzamento.
E’ un continuo alternarsi di successi, come l’immancabile “Male di Miele”, accolta da un boato da pelle d’oca e brani nuovi, fino ad arrivare alla chiusura, con conseguente visibilio generale, con “Quello che non c’è”, il tutto ottimamente eseguito. Il marchio di fabbrica, infatti, della batteria di Giorgio Prette è una certezza, per non parlare del buon Dell’Era che si cimenta anche nel cantato di alcuni brani. Lo stesso Agnelli, ormai liberato dal fardello di chitarrista e cantante, si dedica al quasi solo ruolo di frontman, uscendone a pieni voti. Di sicuro però, su tutta la band, spicca per doti di tecnica, peculiarità e poliedricità strumentistica, il tuttofare polistrumentista Enrico Gabrielli, destreggiandosi con estrema abilità, sia alle tastiere (sinty ed effetti) che nella sezione fiati.
Che piacciano o no, è una questione di gusti ; e i pezzi nuovi richiedono sicuramente un ascolti più attento di quello che può essere ad un live, ma, non si può fare a meno di affermare, che gli Aftehours sono, senza dubbio, la band rock italiana per eccellenza, con una tale padronanza della scena da andarne fieri e orgogliosi.
AFTERHOURS sono:
Manuel Agnelli : Voce , chitarra
Giorgio Prette : Batteria
Giorgio Ciccarelli : Chitarra
Dario Ciffo : Violino
Roberto Dell’Era : Basso
Enrico Gabrielli : Tastiere e fiati
GRAZIE A : Paolo Santoro Casasonica Promotion
























