Home Live Report Pere Ubu live @ Bronson, Madonna dell?albero (Ra) ? 16/05/2007

Pere Ubu live @ Bronson, Madonna dell?albero (Ra) ? 16/05/2007

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Assistere ad un concerto dei Pere Ubu è un po’ come scoprire da dove arriva una buona parte della musica rock odierna.

E’ mercoledì, un assonnato mercoledì qualunque di maggio: questa sera, però, mi aspetta una lezione di storia a cui non si può mancare. La storia in questione è, storia della musica, tenuta dal docente David Thomas, con i suoi Pere Ubu.
Quindi vinco la stanchezza e vado al Bronson, un locale in provincia di Ravenna. Piccola postilla: si lamentano tanto, soprattutto i gestori dei locali, che i concerti costano e sono poco frequentati, sfido io, i migliori concerti sono tutti infrasettimanali, vedi Violent Femmes, di mercoledì, the Who, di lunedì, i Police, di martedì, solo per citarne alcuni… e la lista sarebbe infinita. Che provassero ad abbassare i costi d’ingresso e fare i concerti nel fine settimana, sicuramente l’affluenza sarebbe maggiore.
Torniamo a noi, andare a vedere Pere Ubu, è un po’ come scoprire da dove arriva una buona parte della musica odierna. Difatti ascoltando Thomas e soci, è palese da chi Frank Black, con i suoi Pixies, abbia preso ispirazione e di conseguenza tutto il movimento grunge, come non parlare delle sonorità cupe, wave, quasi dark senza le quali perle come “Boys don’t cry” dei Cure non sarebbero nate, impossibile tralasciare le chitarre distorte dei Sonic Youth, che devono molto, se non tutto, ai Pere Ubu.
Il locale è pieno per poco più della metà, i Pere Ubu si fanno attendere, e qualcuno, pensando forse all’indomani mattina, inizia a spazientirsi. Accolti da un boato alle 23:15 lo spettacolo inizia, Thomas con la sua mole sempre più abbondante, inizia la sua lezione di rock e l’energia sprigionata è indicibile. Alla batteria c’è il clone tecnico di Dave Grohl, in certi momenti la somiglianza con i rif nirvaniani è molto forte (Sono consapevole che è il contrario, ma andate a spiegare a milioni fans di Cobain, che, si, ci ha messo del suo, ma non si è inventato niente, e di questo Kurt ne aveva piena coscienza).
La violenza con la quale viene suonato il theremin è a dir poco sbalorditiva e scioccante, mai visto suonare questo, già strano strumento, con una tale tecnica, assolutamente da vedere. L’occasione di questo live è la presentazione del nuovo disco “Why I hate woman”, e devo dire che le nuove canzoni vengono accolte (comprese il sottoscritto), con un po’ di timidezza da parte del pubblico, partecipe ma non completamente coinvolto, mentre i brani storici, vengono ballati e gridati a gran voce.
Il live prosegue via via, un brano dopo l’altro alternando violenti punk a ballate introspettive e cupe. Anche il caldo la fa da padrone, sarà lo sforzo nel cantare, sarà, si dice, il chilo di spaghetti appena mangiato che David, suda e stra-suda e inizia ad accusare un po’ il caldo e la stanchezza. Gli capita, infatti, per tre o quattro volte di lasciare il palco ai musicisti per scappare in esterno per prendere una boccata di aria/fumo.
Questo è il preludio di quello che da lì a poco sarebbe successo. Dopo sessanta minuti esatti di live, i Pere Ubu si fermano, ed escono in un’apparente e classica pausa. Così non è: pur essendo richiamati a gran voce dal pubblico, non si presenteranno più sul palco e fanno sapere che per continuare il live vogliono un forte applauso ed essere chiamati a gran voce; e così la sala risponde, ma evidentemente il rumore percepito non è sufficiente per convincere i Pere Ubu a ritornare sul palco.
Qui si chiude la serata, con sommo sbigottimento da parte mia, notevole rammarico da parte di altri e fischi di disappunto della maggioranza. Okay essere un’icona del rock, ma un po’ di apprezzamento e di rispetto anche per chi l’indomani mattina si sarebbe svegliato alle sei, nonostante ciò era lì presente, non avrebbe guastato.
Amareggiato torno alla realtà e deduco che da artisti di questo calibro, ahimè, si corre il rischio di incappare anche in queste situazioni!
Concludendo i Pere Ubu hanno fatto la storia del rock e sono statiuna tra le migliori band americane degli anni ’70 in assoluto. Se si è un amante/appassionato di vero rock e dei suoi derivati, i Pere Ubu sono una band da conoscere senz’altro.
Imperdibili nonostante tutto.
PERE UBU sono:
David Thomas: voce
Kate Molinè: chitarra, basso
Robert Wheeler: sinth, theremin
Michele Temple: basso
Steve Mehlman: batteria
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