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Francesco Guccini live @ Palamalaguti, Bologna

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Il mio scetticismo nel’andare ad un concerto di Guccini al Palamalaguti era molto forte, perchè il palazzetto, infatti, è rinomato si per la sua grande capienza di pubblico, circa 14.000 posti, ma anche per la sua scarsissima acustica delle esibizioni live. Io e il mio scetticismo ci sediamo a terra, come consuetudine vuole ai concerti di Guccini.

Chiamarlo concerto, però, è decisamente riduttivo: è piuttosto uno spettacolo che possiamo considerare come il giusto equilibrio tra cabaret e ottima musica, perchè, si sa, Guccini ne ha per tutti.

 

Accolto da un palazzetto stracolmo, sale sul palco, si scusa per la location poco consona ad un live, con caratteristiche musicali e sonore come il suo, ed assicura che è stato fatto tutto il possibile per rendere accettabile l’acustica. Il suo monologo introduttivo passa dalla politica, alla satira e all’attualità , una su tutte: Dopo che la chiesa si è accorta che in Africa si muore di AIDS, i prelati hanno deciso di consentire l’uso dei preservativi… Ma in Africa si muore anche di fame!... Ecco la genialità Profilattici commestibili!!.

 

Dopo tanto parlare si comincia a suonare, iniziando con Canzone per un’amica, a seguire Asia e Quelli che non. Sono bastate queste prime canzoni per far svanire di colpo il mio scetticismo sull’acustica, un volume perfetto e un suono eccezionale impensabile visto il luogo. Si prosegue con Una canzone tratta dal suo ultimo album, ma, come lui racconta, scritta nel 64, come anche Noi non ci saremo eseguita subito dopo e che Francesco ha dedicato ad Augusto Da Olio. Il bello dei concerti di Guccini, sta nel fatto che spiega i significati profondi delle sue canzoni, facendole, così, apprezzare maggiormente.

 

Dopo aver suonato Farewell, inusuale in un suo live, ha eseguito un inedito tratto da una poesia in dialetto di Vandelli, poeta bolognese, tradotta da Guccini e musicata da Flaco Biondini, splendida e commovente; e Signora Bovary altra inusualità . Non poteva mancare, trovandosi nella località bolognese, la bellissima Bologna, accolta, come ogni suo pezzo, con fragorosi applausi.

 

Le emozioni ad ogni canzone sono tante, sia musicali che di intrattenimento, infatti, Guccini interagisce ad ogni canzone con il pubblico; ad esempio ad una insistente richiesta di cantare Bella Ciao ha risposto in accento modenese: Hai rotto i mâ son di sinistra ma non comunista, alla fine ti faccio Locomotiva, sei contento?!

 

Ancora tutti seduti a terra ascoltiamo la bellissima Lettera ed Eskimo, cavallo di battaglia immancabile ad ogni suo concerto. Arriva poi il momento di Cirano e alle parole: “Venite pur avanti voi col naso corto tutto il pubblico si alza in piedi. Siamo sul finire della serata, ma Guccini ha ancora energie per regalare emozioni ed esegue Il vecchio e il bambino, Auschwitz, Dio è morto e in chiusura, come annunciato, Locomotiva, a metà canzone si accendono le luci del palazzetto, Guccini non concede bis e neanche pause, dalle 21:30 alle 23:45 non si è mai fermato.

 

Un uomo e un cantautore davvero d’altri tempi, coadiuvato da musicisti, o meglio maestri di musica di tutto rispetto: veder suonare Vince Tempera è uno spettacolo unico, quanto Ellade Bandini destreggiarsi con assoluta familiarità tra piatti, gran cassa, timpano e rullante e veder all’opera Juan Carlos Biondini è uno smacco a tutti gli pseudo-chitarristi oggi esistenti. La naturalezza con la quale ogni musicista sul palco esegue accordi, arpeggi, virtuosismi, assoli, lascia di stucco qualsiasi musicista o semplice appassionato presente al concerto.

 

Due ore di pura musica italiana, poesie e canzoni, come le definisce Guccini, assolutamente impedibile.

 

 

ARTICOLO DEL: 01/12/2006

 

GRAZIE A: Valentina Zerb

SUL WEB: www.francescoguccini.it

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