Home Live Report Sikitikis live @ Corto Maltese, Cagliari 25/08/06

Sikitikis live @ Corto Maltese, Cagliari 25/08/06

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La lunga estate cagliaritana è un tripudio di colori, parole e soprattutto suoni. La città , da giugno a settembre, si riempie di musica e ogni sera branchi di giovani e meno giovani si riversano in massa sul lungomare Poetto, che si fa teatro di innumerevoli concerti e spettacoli dal vivo.

Uno dei locali all’aperto più in voga del momento è il Corto Maltese: nato originariamente come classico chiosco sulla spiaggia, si è trasformato negli ultimi anni in luogo di ritrovo e spazio di socializzazione per la gioventù cagliaritana, grazie soprattutto al gran numero di gruppi chiamati ad esibirsi sul grande palco. L’estate scorsa abbiamo assistito (rigorosamente gratis) ai concerti di Punkreas, Tre Allegri Ragazzi Morti, Torpedo, Radici nel Cemento e tanti altri. Quest’anno il ciclo si è ripetuto e il successo tra il pubblico è stato davvero straordinario.

Evento di rilievo per gli appassionati di musica, ma in genere per molti isolani, il concerto dei Sikitikis, gruppo Casteddaiu (cagliaritano in lingua sarda) D.O.C., ormai conosciuto in ambito nazionale grazie alla lunga collaborazione con i Subsonica e al disco prodotto con la Casasonica, label fondata da Max Casacci.

La band nasce nei primi anni ‘90 con il nome di CaniDaRapina, ma il vero battesimo si ha nel 2000 con la scelta del nome definitivo. Il genere si ispira in primo luogo al cinema polizziottesco e a quello italiano degli anni ‘60 e ‘70, ma non disdegna omaggi a Tarantino. L’estetica è quasi surf, incattivita però da un piglio selvaggio e beffardo.

Il concerto del 25 Agosto è stato presentato sul sito del gruppo in maniera particolare, quasi a voler rendere omaggio alla città d’origine. E così si legge:

 

Cari Figli del Tiki, questa non sarà una data come tutte le altre.

Sarà un concerto per i nostri amici e per le persone che vogliono scoprire cosa c'è dietro i Sikitikis.

Vi racconteremo il nostro lavoro, vi presenteremo alcuni nostri amici, saluteremo la nostra città presentando alcuni pezzi nuovi e cercando di trasmettere il percorso che stiamo affrontando per fare un altro disco che ci piaccia come e più del primo.

Improvviseremo, divagheremo, suoneremo in acustico e canteremo parole provvisorie. Ci prenderemo la libertà di sbagliare, di rifare, di risbagliare e di trattarci male. Sarete, insomma, una notte in sala prove con un gruppo della vostra città .

 

A mezzanotte inizia il delirio. La folla brulicante si ammassa semiadorante di fronte al palco e finalmente entrano i componenti. Lasciata a casa la nota divisa (completi neri, cravatte e camicie bianche) si presentano in uno stile più sobrio, quasi surf, e subito iniziano a fabbricare suoni, mescolando tecnologia estrema e strumenti tradizionali, interagendo con il pubblico e condividendo emozioni.

Quella che ci raccontano è una storia, una sorta di biografia: si parte dai primi passi, i primi pezzi composti con fare dilettantesco, ancora acerbi e immaturi, per approdare ai pezzi più gettonati e ballabili contenuti in Fuga dal deserto del Tiki (vedi il convulso Amore Nucleare, l’autolesivo Non avrei mai e Umore nero).

Diablo è un animale da palcoscenico: salta come un indemoniato, coinvolgendo ed esaltando il pubblico. In mano l’immancabile microfono doppio, retto dal nastro adesivo argentato, copiato da Samuel dei Subsonica.

La serata si surriscalda. I ritmi forsennati e le escursioni vocali sul genere brutal metal si moltiplicano. Il tutto viene poi stemperato da un’esecuzione che, incredibile a dirsi, raggiunge picchi di sconosciuto romanticismo: Diablo (lasciati i panni del conquistatore maledetto, quello che descrive la donna come complotto internazionale) si cimenta in un pezzo acustico chitarra e voce, accompagnato dalla violoncellista Stella, che dedica a colei che è riuscita a mettergli un anello al dito (parole testuali, incredibile!). A sdrammatizzare ci pensa il bassista: a conclusione dell’esibizione indica in fondo alla spiaggia, tra l’ilarità generale, lo stand che distribuisce eroina gratuita

Altro momento di rilievo della serata: una rivisitazione improvvisata in chiave elettronica del pezzo forse più conosciuto di Adriano Celentano, quello con il testo in inglese inventato (la celebre Prisencolinensinainciusol).

A chiusura non poteva mancare una finta uscita. E richiesta di bis a seguire. La serata si conclude con Metti una tigre nel doppio brodo e, come è ovvio, L’importante è finire, cover di Mina, con allegato il tuffo di Diablo in mezzo alla folla.

 

 

 

Articolo di: Federica Cardia

Del: 25/08/2006

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Sul web: www.sikitikis.com

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