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Verdena live@Circolo degli Artisti 26_01_11

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Si dice che la maturità artistica, una volta raggiunta, non ti permetta di tornare indietro. Insomma, è più facile invecchiare da giovani che ringiovanire da vecchi. Non ci sono lifting o frequentazioni di minorenni (ops, giovani, pardòn...) che tengano. Sarà vero?! I Verdena intanto hanno sempre dovuto portare dietro questo fardello, quello della giovinezza, che a dire la verità per una bella fetta hanno scelto consapevolmente di caricarsi sulle spalle. E' una band che (forse) non sarebbe mai esistita senza Mtv, o per lo meno senza i buoni video di Mtv o simili. E una buona parte di chi li santificò sull'onda nirvanica oggi, alle soglie del loro 5to album, scritto praticamente al pianoforte, storce un pò il naso. Il discorso del purismo sta alla musica quanto il soffritto sta alla cucina. E' giusto? Non è giusto?

Eppure ieri le canzoni dal nuovo album hanno proiettato di diritto i Verdena ad un gradino molto più alto rispetto al (glorioso) passato di Requiem e predecessori. Quel che conta, a parte tutti i discorsi, è di aver visto una band in salute, libera e convinta della strada che ha intrapreso. Parla da solo il fatto che ogni due-tre canzoni del nuovo album qualcuno sbraitava "fai Valvonauta!", oppure "Daje con Don Calisto" (la più gettonata tra le richieste, chiamiamole così). E infatti non è un caso che, prima di cominciarla, Alberto (un pò troppo impegnato a fare l'istrionico/dadaista al microfono durante tutto il concerto, per la verità), annunci che "ora vi strappiamo un applausino almeno con questa" al limite tra l'ironico e il faceto.

Se stanno promuovendo un album di 27 canzoni, che tra l'altro è uscito una settimana prima e questa è la prima data del tour, ha senso chiedere ad alta voce Valvonauta? Normale che il repertorio abbia toccato in modo molto lieve gli album passati (Ovunque dal primo, niente dal secondo, 17 tir nel cortile e Logorrea dal terzo, 4-5, le solite, da Requiem). Così come è stato normale che la maggior parte del pubblico, giovane, abbia randellato la testa verso il soffitto praticamente a tutte le canzoni vecchie e ascoltato, bisogna concederlo, con attenzione tutti i nuovi pezzi anche con qualche coro sui testi. Lontani comunque dalla cantata a squarciagola del ritornello "Ovunque sei, ci sei". L'unica nota un pò così sono sempre loro, i testi. Infinità di "io e lei", "se ci sei", ecc ecc.

Comunque, ottimo concerto. Pianoforte praticamente super presente, con un quarto elemento a dare manforte quando Alberto Ferrari imbracciava la chitarra. E son state davvero poche le volte. Continui scambi di strumenti, la Sammarelli e Ferrari che vanno dal basso al piano dal piano al sintetizzatore al microfono per i cori. La sensazione è che adesso, rispetto a prima, il live sia più completo, più uniforme. Circa due ore (un pò meno). Acustico, poi devastante, poi leggero e poi di nuovo acustico, poi più pop e di nuovo devastante. Non ci si annoia insomma. Pezzo più riuscito, oltre a Ovunque, 17 tir nel cortile, e una manciata dei nuovi, il nuovo singolo acustico Razzi, Arpie, Inferno e Fiamme. Un enorme pathos è calato sul Circolo, grazie al ritmo tribale e insolito del pezzo. Vero successo. D'altrone il vecchio singolo Angie non era altro che una premessa, un pò come About a girl è stata la premessa per quello che sarebbe successo con Nevermind e, ancora di più, con Unplugged in NY. Il vero punto chiave sta però nella ritmica martellante, quella sì sempre uguale, dei Verdena. Spaventa solo a vederla la Ludwig di Luca Ferrari, oltre a come viene percossa.

Un colpo d'ala. Un nuovo Requiem non lo volevamo, e io in primis non volevo perdermi nei muri sonori infiniti di quello che oggi viene inteso per psichedelia, ossia tutto ciò che è casino puro, che però stance dopo poco, se non sai tenere il tiro. Tanto è inutile, i Verdena non saranno mai i Melvins. Nessuno può esserlo, tra i primi ad averlo capito ci sono stati i Nirvana stessi. Quindi meglio puntare sulla propria di strada, e mettere in pasto alla folla quello che davvero si sente e si è. Senza scimmiottare nessuno.

Di Sebastiano Davoli

http://www.circoloartisti.it/

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