Nelle due serate del 18 e 20 Gennaio 2011, sul palco di Stazione Birra a Roma, ha avuto
luogo, lo strepitoso Vokalfest, la grande festa della musica vocale giovanile italiana.
L’evento prodotto e organizzato annualmente dall’Anonima Armonisti ha visto la
partecipazione di diciotto gruppi, per un totale di oltre 250 coristi, di ragguardevole finezza
vocale. Ogni gruppo si è alternato sul palco con quattro brani a scelta, per una
performance di quindici minuti. Si tratta di giovani coristi, diplomati al Conservatorio o in
rinomate scuole di musica, giunti in breve ad intraprendere un’intensa attività concertistica.
In scena un vasto repertorio che va dallo spiritual alla polifonia sacra, spaziando dai canti
della tradizione popolare italiana ai brani tradizionali della musica popolare afroamericana.
Tra di loro spiccano artisti poliedrici, musicisti, attori, compositori di ottimo
livello tecnico, tra cui i componenti dei gruppi Anonima Armonisti, Baraonna, The Session
Voices, i direttori d’Orchestra Daniele Cacciani, Lorena Morsilli, Fabrizio Barchi, Marco
Schunnach, Vito Caporale e Dodo Versino.
Il gruppo Anonima Armonisti è quel settetto vocale maschile a cappella, fondato nel
2003 da quel geniaccio fantasista ventinovenne di Dodo Versino. I componenti del gruppo
vocale entrano sul palco, uno alla volta, mentre il beatbox Alien dee riproduce con il solo
ausilio della voce un suggestivo sottofondo musicale di batteria. Aprono la scena con un
ritmato brano blues anni Cinquanta, “Hound Dog” scritto da J. Leiber e M. Stoller e reso
celebre da Elvis Presley. Interpretano il brano secondo la originale rielaborazione del
gruppo vocale statunitense Rockapella. Esordiscono in modo spiritoso con accelerazioni
nel ritmo ed inframmezzi a base di gorgheggio vocale. Eseguono poi “Dolcenera”, la
ballata melanconica di un amore non corrisposto scritta da Fabrizio de Andrè nel 1996,
che può essere considerata come la metafora generale del vivere dei poveri nel pericolo e
nellʼincertezza. Il tutto viene interpretato egregiamente con contrasti dinamici, in cui si
assiste alla contrapposizione tra una singola voce ed lo stacco forte ed improvviso di tutta
lʼorchestra vocale, per creare coinvolgimento e dare teatralità al brano. Successivamente il
gruppo omaggia il palco con uno dei suoi cavalli di battaglia, “I Gotta feeling”, un brano hip
hop dei Black Eyed Peas, e scoppia in sala un tripudio di applausi. Proseguono con il
medley “Antica Schizofrenia del Corso” in cui vengono velocizzati e poi rallentati brani
famosi del repertorio classico per trasformarli in fresca versione personalizzata. Partono
dalla marcia turca di Mozart, inframmezzandola con pause e gag ad effetto comico, per
poi proseguire con lʼinno dei bersaglieri, la marcia nunziale, e terminare con una musica
per bambini quasi da base musicale di cartone animato, in cui Simone Moraldi canta con
lo spassoso timbro vocale del gatto. I sette artisti, diretti da Dodo, si cimentano
divertitamente e con disinvoltura in un repertorio che spazia tra soul, pop, rock, lirica e
tanto altro. E’ un gruppo con molto Groove, sprizza entusiasmo da tutti i pori ed
improvvisa esplosive gag comiche a riempire cambi di scena realizzando dei veri e propri
frammenti di cabaret. Ecco i seguenti talentuosi elementi: Alien dee beatbox di fama
internazionale, ideatore di nuove tecniche ritmiche e di modulazione vocale; Simone
Moraldi, cantante e chitarrista Country; Jacopo Romei, ingegnere appassionato di Soul;
Gabriele DʼAngelo, cantante professionista Rhythm & Blues; Sergio Lo Gatto, artista
specializzato in sonorità Folk; Fernando Tofani, artista con la passione per canti a
Cappella; Dodo Versino, fondatore e direttore del coro, nonché pianista, doppiatore e
attore.
I Baraonna sono quel carismatico quartetto vocale misto, diretto da Vito Caporale. Nella
performance spiccano due canzoni della tradizione popolare napoletana, “O sole mio” ed
“O saracino” eseguite entrambe con voce calda in stile Jazz, ad ottima intonazione e
fraseggio. Il quartetto le canta magistralmente in modo affatto scontato, riversando in esse
entusiasmo e virtuosismi vocali, e riuscendo, cosa non facile, al di là delle contaminazioni
con altri generi musicali, a conservare il vero sapore della canzone napoletana. Il gruppo,
dotato di una buona dose di solarità e di simpatia, ha uno stile musicale proprio ed
anticonvenzionale, derivante da un mix tra raffinate sonorità Jazz e Swing, con Pop
partenopeo e ritmiche Funky. Si tratta di un'apprezzabile combinazione di voci, che seppur
indipendenti dal punto di vista melodico e ritmico, risultano ben calibrate assieme dal
punto di vista armonico. I Baraonna sono divenuti famosi grazie alla partecipazione nel
1994 al Festival di Sanremo, con una canzone che vinse il Premio per il Miglior
Arrangiamento ed il Premio della Critica. Vito Caporale è stato definito, da Dodo Versino,
lʼorganizzatore del festival. il deus ex machina della musica vocale degli ultimi venti anni. I
performer sono: Vito Caporale, Delio Caporale, Anna Oleandro, Daphne Nisi. Il gruppo ha
collaborato con molti voti noti dello spettacolo, tra cui Claudio Baglioni, Renato Zero,
Riccardo Cocciante, Mango, Renzo Arbore, Renato Carosone.
The Session Voices è quel coro vocale femminile, carico di emozionalità, diretto dal 2006
da Laura ZogaroS Montanari. Le otto donne del coro, in veste bianca, entrano in scena a
passo lento, quasi danzante con un ondeggiare composto che esprime dignità. Le
performer cantano con grazia disarmante Mahk Jchi - Lo spirito del vento - un brano
tradizionale dei nativi d'America: “Canto al ritmo del tamburo in accordo col ritmo del
cuore. Cento anni sono passati. Tuttavia sento il suono lontano del tamburo di mio padre,
sento i tamburi risuonare nella terra. Il suo ritmo lo sento all’interno del mio cuore. Il
tamburo batte, il mio cuore batterà. E vivrò centomila anni”. Il gruppo The Session Voices,
ripropone lo spirito più genuino della musica popolare americana - Folk, Blues, Spiritual -
uno spirito vigile in cui risuona la protesta delle varie componenti etnico-culturali del vasto
territorio americano. Il canto ispirato e struggente del Gospel si unisce ad un pensiero di
lotta contro le ingiustizie sociali, a livello planetario. L’intento è quello di favorire la
creazione di un ponte tra le emozioni di ogni gruppo sociale in qualunque parte del
mondo, vero patrimonio comune dell’umanità. Ciò che contraddistingue The Session
Voices è il particolare approccio alla performance intesa come evento sociale rituale: un
atto artistico a base di mimica, voce e gestualità corporale che intende infondere nel
pubblico quella particolare partecipazione emotiva insita nello spirito popolare afroamericano.
Il gruppo canta il trascinante Spiritual “O Mary Don't You Weep” un pezzo
famosissimo composto prima della guerra civile americana (Slave song). Gli Spiritual sono
canti popolari realizzati senza accompagnamento musicale da una o più voci, in essi i testi
sono a forte contenuto sociale ed il canto ha una dimensione sentitamente comunitaria. La
canzone narra del passaggio del Mar Rosso da parte degli ebrei, inseguiti dallʼesercito del
Faraone. Il Mar Rosso viene associato simbolicamente al fiume Ohio, come pure la
liberazione degli ebrei dall’esercito egiziano simboleggia la liberazione degli schiavi neri
dai padroni bianchi. Questo pezzo, la cui prima registrazione risale al 1915 ad opera del
gruppo “Fisk Jubilee Singers”, divenne famoso durante la battaglia per la conquista dei
diritti civili degli anni Cinquanta. The Session Voices presenta “Graces (dropping again)”
un brano composto dalla direttrice del coro Laura ZogaroS Montanari. Si tratta di un
vibrante pezzo Soul che dà risalto alle singole voci. E’ interpretato in modo singolare,
battendo le mani in uno stile che richiama il Ring Shout, quel particolare tipo di danza
appena accennata, che ballavano ai primi del ‘900 gli schiavi d'America. Ad essi, durante
le funzioni religiose era proibito danzare, per questo motivo nel Ring Shout era la parte
alta del corpo ad ondeggiare maggiormente, mentre veniva attuato un lieve trascinamento
dei piedi, senza incrociare le gambe, per non dare a vedere che si trattasse di una danza.
Il coro di finissime voci, perfettamente bilanciate, è composto da Teura Cenci, Vahimiti
Cenci, Valentina Certelli, Chiara Cortez, Laura Lala, Laura ZogaroS Montanari, Daphne
Nisi, Sara Sileo. Alla chitarra: Emanuele Jorma Gasperi; Batterista: Gianluca Palmieri.
Coro Junior: Eʼ quel coro misto a cappella, composto da una ventina di giovani, che
deriva da un gruppo vocale più vasto originato nel 1976 da Don Gino, Parroco di Vitinia. Eʼ
lì che il Coro prende corpo, si cimenta in repertori difficili, per poi dar luogo a numerosi
concerti a base di musica pop. Il direttore del coro, Daniele Cacciani, artista di provata
esperienza, con alle spalle unʼintensa attività concertistica nel territorio nazionale ed
allʼestero, nel dare inizio alla performance, gioca col pubblico presentandosi in modo
scherzoso, con una cravatta lungo le spalle, indossata al contrario.
Il coro di giovani vibranti voci si cimenta con la famosa canzone “Adiemus” (Noi ci
avvicineremo) scritta in lingua gaelica dal compositore britannico Karl Jenkins nel 1995, la
cui versione originale è stata lanciata dalla celebre cantante Miriam Stockley. Si tratta di
un pezzo vocale delicato molto suggestivo, il testo è composto sulla base di un linguaggio
fonetico privo di significato, con il solo fine di ottenere determinate sonorità per creare una
particolare atmosfera emotiva. La parola diventa uno strumento, un canto che prende vita
nel coro, per celebrare l’inarrestabile forza della natura (del divino) priva di confini spaziotemporali.
Il Coro Junior esegue poi con grande intensità “Aya ngena” (Il ritmo della vita),
un canto che trae origine dall’antica tradizione orale sud africana. Si tratta di un brano
divenuto famoso come inno alla libertà dei movimenti anti Apartheid e poi ripreso dalle
comunità ecclesiastiche di tutto il mondo per portare un messaggio di pace.
Coro Eufonia: Il Coro Eufonia di Frascati, diretto dall’artista di grande esperienza Lorena
Morsilli, è composto da una ventina di empatici ragazzi tra i 16 ed i 26 anni. Il gruppo
partecipa a svariate manifestazioni concertistiche e si cimenta in un vasto repertorio che
spazia dalla musica antica a quella contemporanea. Il giovane coro canta, in modo quasi
celestiale, la canzone “La pulce d’acqua” del celebre cantautore Angelo Branduardi, e ci
trascina d’un tratto nell’atmosfera intrisa di miti e spiritualità di un villaggio degli indiani
d’America. Questa canzone fu ispirata, infatti, ad un’antica leggenda dei pellerossa indiani.
Nella cultura indiana, densa di animismo, vi è l’attribuzione di un principio vitale (anima) a
tutti i fenomeni naturali, viventi od inanimati. In essa la malattia può esser generata da sé
stessi per non aver rispettato la natura - nella canzone di Branduardi lʼuomo si ammala per
aver schiacciato la pulce-. Compito dello sciamano guaritore è viaggiare in trance nel
mondo degli spiriti, per dotarsi del loro potere e riportare l’equilibrio interiore, con rituali
magici denominati canti. Gli Eufonia eseguono, in modo grandemente ispirato, anche il
ritmato Spiritual “I’m gonna sing”, “Io canterò quando lo spirito mi dirà di cantare ed
obbedirò allo Spirito del Signore”. Si tratta di un canto di giubilo al Signore, infatti negli
Spiritual afro-americani le liturgie hanno lo scopo di dare allo Spirito la possibilità di
invadere il corpo dei fedeli, per elevare la loro anima. Una curiosità, il nome del gruppo
deriva dal termine greco Eufonia che indica la piacevole sensazione prodotta dall’ascolto
di un suono.
Coro Cantering: E’ diretto dal versatile ventinovenne Dodo Versino. Il gruppo corale
Cantering, protagonista di una ragguardevole attività concertistica, nasce nel 2006,
interpreta canzoni di tradizione popolare italiana e di altri paesi del mondo, ed all’oggi si
compone di 85 elementi. Il vocalist Jacopo Romei li introduce dicendo: “Questo coro sta
alla musica corale come le bettole del Jazz anni Venti stanno al Jazz odierno un po’ più
chic. Si riuniscono tutte le settimane in un luogo discutibile...”, ed il vocalist Sergio Lo
Gatto aggiunge: “in un tugurio”. Ed il pubblico scatta in una risata prorompente. Romei
prosegue dicendo: “Man mano che cresce il livello etilico, arrangiano brani di tradizione
popolare e di varia provenienza. Se vi recate ad ascoltarli durante le prove e chiudete gli
occhi potrete immaginare di trovarvi sulle Ande tra camosci e stelle alpine se aprite gli
occhi in realtà è...”. Lo Gatto specifica: “un tugurio” e prosegue: “gli elementi del gruppo si
accoppiano tra loro, per cui metà del locale è occupata da loro”. Entra sul palco una
grande quantità di giovani performer che inizia a cantare abilmente “Sai nen perché” un
brano popolare degli alpini piemontesi, inframmezzato dalle gag del direttore del coro,
lʼinfaticabile Dodo.
Il gruppo esegue poi, con convinzione nell’intonazione e nel vibrato, “Belle rose du
printemps” un brano della tradizione popolare valdostana, la cui paternità viene anche
rivendicata dai francesi. Il coro canta teatralmente “Viva l’Amor” un brano popolare veneto
che Dodo dichiara essere una riflessione sull’eccessivo protrarsi di alcune relazioni
matrimoniali che conduce immancabilmente a sviluppare una velata violenza reciproca tra
marito e moglie. L’ensemble esegue in modo magistrale, come se i coristi fossero unʼunica
cassa di risonanza, “I briganti”, un brano popolare lucano dell’800, rielaborato da Versino e
Gianpasquale. Il pezzo ci cala in un istante nell’atmosfera del Brigantaggio, quando in
pieno Risorgimento la gente protestava per fame contro tutto e tutti, indifferentemente
contro i Borbone, gli ultimi sovrani del regno meridionale dʼItalia, e contro i Savoia, che ne
conquistarono il regno.
Coro Giovanile IRIDE: Si tratta del coro diretto da Fabrizio Barchi, composto da una
trentina di studenti tra liceali ed universitari, che si caratterizza per ragguardevole
puntualità in tempi e volumi. Dodo dichiara: “Il direttore del Coro Iride, Fabrizio Barchi, è il
genio dei nostri canti regionali corali, è un elemento che dove pone mano riesce a
trasformare una mandria in un coro che vince concorsi a livello internazionale”.
Lʼensemble esegue “Sagastipean”, brano di sicuro impatto emotivo - composto nel 1990
dal musicista spagnolo Javier Busto - che raggiunse gran popolarità nonostante la
composizione in lingua basca. Il testo narra di un uomo che dorme tranquillo fino a quando
il suo sogno diventa una danza. Nella danza lʼuomo coglie infelicità del suo cuore, quando
finalmente una bella melodia lo riconduce al sogno...Il coro esegue la bellissima “That
Lonesome Road” (Solo qualche strada) un brano scritto dal cantautore statunitense James
Taylor nel 1981, e rielaborato da S.Carrington. “Passeggiare lungo quella strada
solitaria...se avessi smesso di ascoltare...se avessi raffreddato la mia testa e scaldato il
cuore, non sarei su questa strada stanotte”. Il coro passa alle note celestiali di “And so it
goes” (E così va) canzone melanconica scritta dal compositore statunitense Billy Joel nel
1989. “In ogni cuore cʼè una stanza, un santuario sicuro e forte per guarire le ferite degli
amanti del passato...” Lʼensemble si è esibito in importanti manifestazioni: incontri col
Santo Padre, Papa Wojtyla, con lʼex Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi,
concerti in Campidoglio, etc. Frequenti sono i concerti con Associazioni di volontariato tra
cui Amnesty International. Il coro che spazia tra lo Spiritual ed il Pop, svolge unʼintensa
attività concertistica. Attua frequenti collaborazioni con il Coro Musicanova e per importanti
produzioni per coro ed orchestra. Fabrizio Barchi, il direttore del coro, ha studiato presso il
Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma sotto la guida dei più grandi maestri del nostro
tempo Armando Renzi, R. Baratta, B.Baroffio, D. Bartolucci.
Coro Notevolmente: Eʼ il Coro misto a cappella diretto dal 2004 dallʼabilissimo Marco
Schunnach. Eʼ composto da una ventina di elementi diplomati al Conservatorio o in Scuole
di Musica e da ex coristi di altri prestigiosi cori polifonici. Il repertorio è vario: spazia dal
canto popolare alla musica sacra, dallo spiritual al pop. Il coro esegue con bravura “Iʼll be
there for you” (Sarò lì per te) un brano del gruppo musicale statunitense Rembrandts del
1995 - colonna sonora della sitcom Friends. “Così nessuno ti ha mai detto che la vita
sarebbe stata così. Il tuo lavoro è uno scherzo, sei a pezzi, la tua vita amorosa è
latitante...Sarò lì per te quando cominceranno le gocce di pioggia...”. Poi in modo ispirato
esegue “This little light of mine” (Questa mia piccola luce) uno spiritual “canto di
testimonianza” basato sulle parole di Gesù “Voi siete la luce del mondo. Questo Spiritual
veniva spesso cantato dalla attivista Fannie Lou Hamer, che si batteva per la conquista
dei diritti civili negli anni sessanta. Il coro si è esibito nei maggiori Auditorium romani ed ha
partecipato a suggestivi concerti, per la Festa della Musica presso Palazzo Braschi nel
2008, ai Mercati di Traiano nel 2009 e nell'Aula Magna dell'Università "La Sapienza" nel
2010, ed a molte trasmissioni televisive e radiofoniche.
Gruppo vocale KEA: Eʼ quel quintetto vocale misto, di recente formazione, diretto dal
fortissimo Vito Caporale. Lʼintento di Vito è quello di portare una ventata di novità sui
palchi italiani, con giovani dalle spiccate capacità teatrali. I componenti del gruppo, reduci
da X Factor, sono: Claudio Zanelli (tenore), Domenica Di Sanzo (soprano), Simone
Cocciglia (baritono), Elisa Franchi (soprano) e Lorenzo Marte Menicucci (basso). I ragazzi
del gruppo sono tutti diplomati allʼ accademia di recitazione Corrado Pani di Roma. Il
quintetto unisce il canto con l´interpretazione per ottenere un effetto comico-teatrale che
fornisca maggiore spessore allo spettacolo. LʼAnonima Armonisti effettua una spiritosa
presentazione del gruppo per riempire il cambio di scena, mentre i KEA si fanno attendere
sul palco per fornire al direttore del coro il tempo di montare la tastiera. Dodo Versino
chiede a Sergio Lo Gatto di presentare il gruppo in alfabeto cirillico, e Lo Gatto esordisce
con un linguaggio in stile medioevale: “KEA applauso grande, attendiamo repertorio
loro...”, mentre il pubblico divertito esplode in una gran risata. Entrano in scena quattro
degli elementi del gruppo vocale KEA, sul sottofondo musicale di Superquark, “Aria sulla
quarta corda” di J.S.Bach nella versione dei francesi The Swingle Singers. Una voce fuori
campo recita: “ Il gruppo KEA è composto da 5 esemplari di cantanti ed attori che si
distinguono per razza vocale. Provengono da habitat diversi, ma durante la stagione degli
amori, si riuniscono per armonizzare la loro passione...Claudio è un maschio adulto di
tenorius pruritus che, colto da improvvise raffiche di prurito, si sfrega energicamente,
agevolando lʼemissione degli acuti. Conducono stile di vita nomade, si nutrono
principalmente di pizza fredda, sono innocui e basta un applauso per farli diventare docili
come cuccioli”. Balza sulla scena il quinto componente dei KEA, Lorenzo Marte Menicucci,
che si qualifica come Piero Angela, creando un senso di ilarità generale. Il gruppo vocale
esegue “E se domani” di Mina rielaborata in modo particolare da V.Caporale, con voci
Jazz su ritmo Reggae. I performers mentre cantano eseguono un balletto spiritoso in stile
Carosello di una volta, inframmezzando il tutto con pause e boutade. Esegue poi “Hot &
Cold” (Caldo e freddo) della giovanissima cantautrice statunitense Katy Perry, divenuta hit
mondiale nel 2008. La canzone dice: “Tu cambi idea come un cambio dʼabito...dovrei
sapere che non sei giusto per me!...litighiamo, ci lasciamo, ci baciamo...” Con questo
pezzo ritmato, rielaborato dal direttore del coro, il gruppo effettua una spiritosa
presentazione di sé stesso, con pause e riprese del canto in stile cabarettistico.
Successivamente Menicucci annuncia un pezzo scritto dal gruppo ed invece balza fuori la
cover di “O sole mio”, anche se rielaborata in stile Jazz da Vito Caporale. Cocciglia la
esegue con voce baritonale, poi il ritmo si velocizza per giungere ad unʼallegra parodia
della canzone napoletana tradizionale. Alla fine Menicucci canta con la voce di Vasco
Rossi: “O sole mio sta in fronte a te...non ve lʼaspettavate è!” Il gruppo si cimenta poi con
“Mama who bore me” (Mamma che mi portava), un brano tratto dal famosissimo musical di
Broadway Spring Awakening (2006) con musiche e testi rispettivamente del compositore
D.Sheik e del poeta S.Sater, entrambi statunitensi. La canzone, parla di unʼadolescente
tedesca della fine dellʼ800, alle prese con lʼipocrisia degli adulti, in una cultura dominante
prodiga di imposizioni e priva di spiegazioni. In questo pezzo rielaborato dal maestro Vito
Caporale in ritmato stile R&B, ogni vocalist del gruppo ha la possibilità di mostrare le
proprie doti canore in piccoli virtuosismi da solista, per unʼesibizione che esprime bravura,
freschezza e divertimento.
























