Indie-rock, rock alternativo, college rock, grunge. Ancora oggi si tenta di definire quello che i Pixies sono stati per la musica rock, di incanalarli in un genere, ovviamente commercialmente parlando. I Pixies sono semplicemente grande musica, senza fronzoli e con tanto sudore. Vi è stata l’occasione di vederli dal vivo, nel loro tour dopo la recente reunion, anche in Italia grazie al Festival Ferrara Sotto Le Stelle. Un appuntamento che ormai da 15 anni stravolge la quotidianità del capoluogo di provincia emiliano, sempre pronto a regalare ottima musica e grandi nomi.
Nonostante questo però, prima di entrare nel merito del concerto che, anticipo, è stato spettacolare, mi duole sottolineare un piccolo inconveniente che ha provocato non pochi malumori tra i fan, accorsi in massa per l’esibizione di Kim Deal e soci. A metà scaletta, l’esibizione è stata bloccata per problemi di sicurezza, ovvero le transenne non stavano reggendo all’onda d’urto della folla, circa 5000 persone. Con evidenti imbarazzi sia sul palco, che sulla piazza. Non siamo a conoscenza di chi abbia preso la decisione, se i Pixies stessi o lo staff organizzativo. Ciò che conta è che tutto questo si poteva evitare, magari dotando il palco di una protezione o attenzione maggiore, in quanto lo stop è durato circa 10 minuti con la minaccia di interrompere lo show, spazientendo il pubblico, e al rientro anche la band sembrava non essere troppo contenta dell’accaduto.
Ad assistere allo spettacolo è un pubblico eterogeneo, dai 25 anni in su, fino ai 50 e addirittura alcuni 60enni si godono col sorriso la scaletta che i Pixies hanno preparato. Una vera e propria antologia del loro repertorio, racchiusa in circa due ore di adrenalina pura, con picchi assoluti di magia e di atmosfera da sogno. Poche band possono vantare una serie di canzoni killer che colpiscono direttamente al cuore come i Pixies. Intro lasciato alla strumentale “Cecilia Ann”, e poi in ordine: “Rock music”, “Bone machine”, “Monkey gone to heaven” e “Gouge away”. Il tempo di riprendere fiato con la cult-song “Hey” e “Velouria”, e poi di nuovo arriva, velocissima, una serie di saette: “Dig for fire”, “Allison”, “Debaser”, “Planet of sound” e “Alec Eiffel”. “Caribou”, attesissima, è proprio quello che ci vuole per riposare. Segue “Winterlong”, cover di Neil Young, “River Euphrates”, “Cactus”, “Is she weird”, “Break my body”, “The sad punk”. Seconda ed ultima cover, “Head on” dei The Jesus and Mary Chain. Poi giù fino alla fine con “U-mass”, “Wave of mutilation” (in versione elettrica), “Tame”, “Isla de incanta”, “Broken face”, “Nimrod’s son”, “Vamos” e “Gigantic”. Subito dopo i quattro spariscono e si fanno desiderare in attesa del bis. Che si apre 5 minuti dopo, con “Where is my mind” e “Here comes your man”, entrambe da delirio onirico.
Sul palco Black Francis è oltremodo scontroso e di poche parole, ma il suo carisma è intatto. Kim Deal è quella più allegra e ridanciana, tanto che si diverte più volte a parlare al microfono e interagire sia con il resto del gruppo (divertente il siparietto con Francis prima di “Where is my mind”, dove lo obbliga a ripetere lo “stop!” iniziale registrato sul disco) che con il pubblico. Joey Santiago è altrettanto taciturno, non per niente non ha neanche un microfono davanti, ma perfetto alla chitarra. Memorabile quando riceve al volo dal collega David Lovering una bacchetta per improvvisare un assolo incastonandola tra le corde all’altezza dei pick up, e restituendola al batterista sempre al volo. Il tutto mentre il resto della band continua a suonare, Lovering compreso, come se niente fosse. Preciso, potente, velocissimo e scenico, dal vivo il batterista è quello che più impressiona. A dimostrazione che i quattro sono tutti musicisti di ottimo livello.
Pochi i ragazzini tra il pubblico, anzi nessuno. Il rock dei Pixies, evidentemente, ancora non sfonda quei circuiti dell’industria musicale mainstream che invece tanto deve ai lavori del quartetto di Boston. Molte coppiette, gruppi di amici e magliette di Joy Division, Sonic Youth e Dinosaur Jr. Quando la buona musica va in scena, il buon rock risponde sempre presente.
di Sebastiano Davoli
http://ferrarasottolestelle.it
























