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Dreams ’n’ Drums di Heman Zed

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Dreams ’n’ Drums

 

Autore:  Heman Zed

Edizioni Il Maestrale – pp. gg. 174 – euro 18,00 – 2010

 

La prima cosa che si fa tornando a casa con il nuovo romanzo di Heman Zed non è iniziare a leggere. Dopo averlo liberato dal cellophane si percepisce un’anomala e rigida sporgenza dietro la quarta di copertina, e avendo verificato che si tratta del cd dei The Loungers (il gruppo di cui il protagonista – si scoprirà – è batterista), la prima cosa che si fa è posare il libro da qualche parte e accendere lo stereo.

 

Il balzo indietro nel tempo è immediato ma non porta agli anni Sessanta delle cover, semmai alle sonorità inconfondibilmente “garage” della sala prove dei vecchi amici musicisti che un po’ tutti abbiamo avuto, e già si capisce che ci sarà da divertirsi.

 

Quando si passa a leggere si è subito catturati dal tono scanzonato della prosa, un feel veloce che tiene insieme lo strambo ritmo dei pensieri e dei personaggi, l’ossessione onirico-musicale e le bizzarre avventure raccontate in prima persona da Theo Sarpi.

Tutto inizia quando un giorno, in sella alla sua bicicletta, il pizzaiolo-batterista viene travolto da una valanga di patate Golden Tuber che, geneticamente modificate per avere dimensioni adatte ad ogni uso, sono in viaggio per essere smaltite come rifiuti tossici: mentre è a terra sulla statale, già in coma Theo ne inghiotte una della grandezza di una biglia. Al risveglio, il connubio fra la patata geneticamente modificata e la banale sostanza disciolta nella flebo lo dota del potere di sognare cose che immancabilmente si verificano (come l’aumento di stipendio e la capacità di volare), un potere che continuerà a mantenere grazie alla miscela 100% arabica del caffè in sinergia con le Golden Virginia. L’unico inconveniente è che al primo tiro di sigaretta Theo produce (per usare uno dei tanti eufemismi del libro) un “boato dal culo col fumo viola” che odora di gin e purè.

Schiacciato fra il dottor Carloni e la multinazionale delle patate transgeniche, Theo scappa a Londra, dove quasi realizza il sogno di suonare come Stewart Copeland e riscattare finalmente tutti i Pete Best ai quali il destino infame ha impedito di entrare nella storia del rock.

 

La vicenda è appassionante e divertente, i protagonisti ispirano subito simpatia, ciascuno a suo modo. Anche lo stile ha la sua efficacia, e si riconosce innanzitutto nell’abilità di caratterizzare ciascun personaggio con una parlata propria e rapida, senza scadere nella stucchevolezza dello slang facile e artificiale. Non fosse per l’istantaneo oltre che brevissimo rinsavimento, la figura di Trepa e il suo linguaggio futurista – coronando la prosa ricca di interiezioni e di onomatopee, il tema delle contaminazioni che scorre nel sottotesto – sarebbero davvero riusciti. Ma peccato anche per una certa fretta che si avverte nel finale del romanzo, riconducibile all’intervento troppo massiccio della figura del dottor Carloni prima rimasta in ombra, che imprime una brusca frenata al ritmo delle peripezie narrative. Qualche pagina in più non avrebbe guastato.

 

Voto: 7

 

In tre righe: “Tum, ta-ta dss!”

 

Parole di Myriam Pettinato

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Maggio 2010 19:33 )  

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