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Nonchalance di Cristina Guarducci

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Infuriano diavoli, draghi, pipistrelli giganti; streghe zoppe spezzano ossa e spaccano teste; nell’intreccio voluttuoso delle foglie lingue vegetali cercano la tiepida rugiada dei corpi, si consumano gli amplessi immondi tra animali e umani, e i baci sono ardenti tra le corolle dei fiori: benvenuti nella mente innamorata di una donna.

 

 

 

 

 

 

Nonchalance

 

Cristina Guarducci

Fazi Editore – pp.gg 174 – euro 16,00 – 2010

 

 

Come una fotografia di Parigi in bianco e nero (ma non quella della copertina), il secondo romanzo di Cristina Guarducci si serve soprattutto dei contrasti di colore per raccontare il lento e inesorabile ricomporsi di una ferita d’amore. Non di un amore finito però, ma ancora vivo e pulsante col quale la donna senza nome del romanzo nutre la sua immaginazione e alimenta la propria volontà di tragedia.

Dopo aver partorito il figlio come una punizione verso l’uomo che l’aveva abbandonata nel pieno del suo innamoramento, la donna si rifugia a Parigi, dove conduce una vita da ricca borghese nevrotica e segretamente bizzarra: frequenta gli amici – quelli dell’atelier dove ben presto comincia a esporre e vendere le sue ceramiche raccapriccianti, l’astrologa e i due giornalisti americani – parla e parla senza mai avere risposta sul lettino dello psicanalista. Seduta invece su una panchina nei giardini della Ville de Paris un giorno incontra Jean Marie, spazzino di giorno e clarinettista di notte, nella cui immagine i tasselli della vita e della follia di lei si scompaginano. Il nero della pelle non fa che rendere più abbagliante il bianco dei suoi denti; la repulsione che le provoca il suo mestiere è il preludio all’attrazione che li unirà; il biglietto da visita che le lascia è la piuma persa dall’angelo che la salutava dall’alto di un tetto.

 

Nella luminosità variabile delle stagioni che attraversano il cielo di Parigi, la scia che divide il gelo e il caldo, la purezza e il caos, la pulizia e il lerciume, visioni angeliche e macabre, l’angoscia della solitudine e il tormento della passione sfuma a poco a poco. La neve è pus che ricopre le strade ma l’arcobaleno attraversa i paesi e i continenti per ricongiungerli e sanare l’infezione. Dapprima divisa fra l’Italia e la Francia, fra l’amore ancora adolescenziale per il padre di Diego e il sentimento che si solidifica attorno alla passione cieca per Jean Marie, ostile verso il figlio e perfino crudele, la protagonista ricompone alla meno peggio i frammenti della sua vita finiti nella “latrina dei sentimenti” e comincia ad agire secondo ragione.

Ma Nonchalance manifesta e conferma un’altra sbavatura, quel confondersi in controluce di realtà e immaginazione, di amore e letteratura impossibile da spiegarsi altrimenti che con la letteratura stessa. La protagonista sente e vive il dolore dell’abbandono del padre di Diego e fantastica sugli sviluppi della sua storia d’amore generando un’altra realtà la cui consistenza non sembra meno tangibile di quella “vera”: inventa l’autrice e inventa la protagonista, ma entrambe creano un mondo che, per quanto impossibile e immaginario e forse vano, segue le stesse regole di quello che ruota nel sistema solare, muove e commuove.   

 

 

Voto: 8

 

In tre righe: Nel suo impianto perfettamente ordinato di segni e di simboli Nonchalance è invaso dalla pianta lussuriosa e invadente dell’amore che impedisce al tema ritrito della maternità anche di germogliare. Spietato, snob, a tratti delirante.

 

Parole di Myriam Pettinato


 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 29 Marzo 2010 10:08 )  

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