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Caos di Edmund White

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Se volessimo inquadrare questo libro in una categoria precisa, da un punto di vista letterario, sarebbe una decisione alquanto ardua e perigliosa riuscire a decifrare e, quindi, a scegliere a quale tipologia di romanzo esso appartenga.

 

 

 

 

Caos

Autore: Edmund White

Playground- pp.gg. 171-  euro 14,00 - 2009

 

Compaiono caratteri del romanzo psicologico-intimistico poiché lungo tutti i racconti emerge un’attenta analisi dei protagonisti, con conflitti interiori irrisolti e legati alle proprie emozioni spesso in lotta con i sentimenti più profondi. Potremmo allora ascriverlo ad una categoria meno ampia, dati i continui riferimenti all’anzianità legata allo scorrere del tempo ed ai continui excursus che descrivono i cambiamenti fisici e interiori di ciascun protagonista: romanzo di formazione dunque. Ma non basterebbe ad espletarne la funzione altamente esplorativa che questi racconti racchiudono in sé. Pertanto romanzo d’analisi. Ma anche questo sarebbe limitante. Probabilmente in questo caso partire dal generale, per raggiungere il particolare, risulta la scelta meno azzardata e più realistica: romanzo verista. Questi racconti hanno, infatti, il grande merito di riuscire a riproporre la realtà, i luoghi e le sensazioni in maniera tanto realistica quanto immediata. Neanche degli scatti fotografici multipli avrebbero potuto operare un lavoro di descrizione e narrazione tanto audace e particolareggiato.

Quattro storie dunque. Questa raccolta prende il nome dal primo racconto: ” Caos”. Ambientato a New York, descrive la realtà poliedrica della metropoli: la frenesia della Grande Mela, il consumismo legato non più solo agli oggetti ma anche ai rapporti tra individui, l’antropologica globalizzazione degli spazi, la sessualità come motivo d’essere indifferentemente dal personale gusto sessuale, la droga, le difficoltà finanziare di un vecchio romanziere ormai in declino. Jack cerca risposte ma la senilità e la sieropositività lo divorano giorno dopo giorno, con conseguente perdita di memoria. Ed è proprio questa la sua paura più grande. Non la morte, né la scarsa notorietà: “Era diventato l’erede scemo dell’uomo acuto di un tempo.” Finisce per legarsi ad un giovane mormone, Seth, e si innamora perdutamente di lui. Purtroppo il suo amore verrà ricambiato solo in parte. Non mancano momenti di effusioni e di sinceri scambi di tenerezza, ma egli sarà costretto per tutta la durata del rapporto a pagare a Seth le sue prestazioni sessuali. La mancanza di violenza nel rapporto sessuale condurrà poi Jack ad interessarsi ad un ragazzo ancora più giovane, Giuseppe, un italiano che porterà gioia nella sua casa e dolore nel suo letto. In tutto il racconto aleggia una certa tristezza nostalgica di fondo e lo spettro fatale della morte è onnipresente: la stessa migliore amica di Jack ha un tumore in fase terminale.

“Un pò di casino per Billy”, narra la storia sentimentale, alquanto travagliata, di un professore universitario di Storia americana a Princeton: Harold. Egli, lasciato il suo compagno bisessuale Tom a casa per prendersi cura del cane malato, parte alla volta di Key West per la solita vacanza annuale. Vi trova profondi cambiamenti rispetto a quando, negli anni ottanta, si era recato lì quasi per caso. Eppure quei luoghi conservano ancora una certa liberalità sessuale, tant’è che esistono ancora locali gay dotati di spogliarellisti. E’ qui che incontra Billy, un giovane ballerino proveniente dallo Zimbabwe, con una storia familiare molto particolare. Egli era partito in cerca di fortuna; inviava i propri guadagni alla madre ed alla sorella per riuscire a farle espatriare. Harold inizia così una frequentazione intima, a pagamento, con Billy che in realtà non lo stimola sessualmente a tal punto da giustificare la spesa sostenuta ad ogni incontro, pur essendo intenerito dalle motivazioni che spingono il giovane a prostituirsi. Quando Harold torna a Princeton trova la sua situazione sentimentale fortemente provata a causa della morte del cane di Tom, che entrambi consideravano come una sorta di figlio. Tom lo lascia per sposare una donna ed avere dei figli veri. In una telefonata Harold riceve la notizia di un altro imminente matrimonio etero: quello di Billy. E’ in questo mix di rapporti etero e gay che si insinua prepotentemente la semplice riflessione sui rapporti tra individui al di là della loro sessualità: sfruttamento e sesso sono le parole chiave.

“Buon viso a cattivo gioco”, racconta una particolare convivenza: un uomo gay ormai maturo ed una donna etero. Amici di sempre, decidono di viaggiare anche insieme: rotta per Istanbul! E’ qui che vengono a contatto con una cultura ambivalente e ricca di contraddizioni, che non riescono a comprendere fino in fondo ma della quale non mancano di restare affascinati. Prendono in affitto una casa e iniziano a visitare il paese con il turco Davud. Giovane, bello, dalla carnagione olivastra, egli finisce per attirare su di sé le attenzioni di entrambi i protagonisti. Davud di giorno corteggia Helena, di notte il simpatico professore gay. I due uomini instaurano un rapporto di amorosi sensi e decidono di tenere allo scuro di tutto Helena. La relazione va avanti fino a quando Davud non presenta agli amici stranieri la sua futura moglie. E’ allora che Helena decide di partire in tutta fretta. Davud chiede al suo amante di restare con lui, ma il nostro non può tradire la fiducia dell’amica. Decide di partire, portando con sé però il tormento di un amore spezzato.

“L’epoca dei dischi”, è una lucida ricostruzione degli anni cinquanta in Ohio. E’ l’unico dei quattro racconti esplicitamente autobiografico, per quanto sia possibile trovare punti di contatto tra la vita dei personaggi e l’autore stesso in ciascuna delle narrazioni. Il giovane Edmund, solitario ed isolato, si dedica alla musica per riempire un po’ di quel vuoto che la società dell’epoca sembra avergli imposto. Si innamora di un giradischi a tre velocità e prende in prestito e acquista 78 giri, rovinati ma ancora funzionanti, 33 giri e 45 giri. Acquista così un gusto musicale unico e personalissimo che lo porta a riflettere sull’arte in generale. Scrive, infatti ‘Il giudizio su un’opera d’arte richiede un certo puntiglio. Lo stesso vale per l’assaggio di un vino: perché venga bene, è necessario non avere sete.’ Un giorno viene a sapere che in una chiesa verrà proposto Camille, film con Greta Garbo. Decide di andare a vederlo e resta affascinato dalla grazia dell’attrice, capace di suscitare sentimenti altalenanti e di passare dalla tristezza quasi palpabile alla gioia illuminante. Fa dunque ritorno a casa rassicurato e forse intenerito, senza dubbio con un animo rinnovato.

E’ forse proprio grazie a questa esperienza che l’autore è diventato uno dei più grandi rappresentanti della scena letteraria e della critica americana. Un romanzo complessivamente perfetto, con descrizioni e racconti densi di profondità e significati ambivalenti, che trascinano il lettore in un turbinio di riflessioni sulla vita e sui rapporti interpersonali, sulla gelosia, sul senso di possesso, sul danaro, sull’amore, gay o etero, incondizionato o perituro, per giungere poi ad una analisi sulla caducità della vita e sulla malattia dell’uomo per eccellenza: la senilità.

 

Voto: 7

In tre righe? Omosessualità e bisessualità si intrecciano producendo lo stesso rumore sordo: è la solitudine.

Parole di Gabriella Gliozzi

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 09 Marzo 2010 10:21 )  

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