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Latte versato di Chicho Buarque

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Chico Buarque non è un cantautore prestato alla letteratura. Latte versato, lo conferma, come se ce ne fosse bisogno, come una delle più belle e importanti voci della narrativa brasiliana.

 

 

 

  

LATTE VERSATO

 

Autore: Chico Buarque

Feltrinelli-pp.gg. 144- euro 13- 2010

 

Conosciuto per essere uno dei più noti autori ed interpreti della musica popolare brasiliana, insieme a Vinicius de Moraes e Tom Jobim, è legato all’Italia per la sua permanenza nel nostro paese e per essere stato tradotto e re -interpretato da moltissimi artisti come Mina, Enzo Jannacci, Mia Martina e altri.

Un artista e un intellettuale che nel momento in cui prende la penna svela una verve suadente e calda nel realizzare il tessuto narrativo.. La sua scrittura ha infatti una musicalità che va oltre le aspettative e che riesce a tenere sospesi tra liricità, canzone e poesia. Chico Buarque va letto come un qualsiasi scrittore a cui siamo abituati, come un qualsiasi grande scrittore si legge con la grazia di chi interseca la sua vita con quella dei suoi personaggi. Buarque è indiscutibilmente uno scrittore di grande qualità e non c’è la prevalenza del musicista su quest’ultima figura e viceversa. Siamo di fronte a un romanzo vivo, intenso e vero in tutta la sua essenza.

Il protagonista è il centenario Eulálio d’Assumpção che in fin di vita, in un fatiscente ospedale di Rio si lancia in un monologo rabbiosamente ironico contro la moglie Matilda, un monologo a cui assistono, o di cui sono spettatrici forzate, un’infermiera e sua figlia.

Il suo mondo è un filo teso su cui si muove non guardando giù nel presente e vedendo sempre più vicino il percorso lasciato alle spalle, perché più vicino, perché più solido. La memoria è quindi lo spirito ardente del vecchio che ha il diritto di ricordare, anche se dolorosamente (“E qualsiasi cosa io ora ricordi, fa male, la memoria è una vasta ferita”) che ha un sonno indotto ma inquieto che lo porta al silenzio quando s’imbatte nella porta di un pensiero vuoto che lo trascinerà nel profondo.

Ma dov’è il cruccio? L’ossessione del soliloquio? Vivono in una donna, nella sua donna, in sua moglie.“Sua” mai per davvero però, o forse proprio ora che la sua bellezza e la sua storia da libertina stanno finendo e viene ricordata, imprigionata nelle parole riversate nella stanza d’ospedale.

Un libro che è un viaggio. Un’ondata di caldo che si abbatte sul latte versato. Tiepido o caldo non sta a nessuno dirlo, se non al tempo.

 

Voto:8

 

In tre righe? Mai piangere

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 09 Marzo 2010 10:21 )  

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