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Il broncio di Vanina Iodice

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La vita di ognuno è un ingranaggio dentato, fatto di rientranze e sporgenze, spigoli e rotondità. E nell’incontro tra due persone si creano meccanismi che possono di gran lunga agevolare o dannatamente arrugginire l’incastro. L’osmosi dei rispettivi affetti è sicuramente un processo che ne perfeziona il funzionamento. Ma rende molto più complicata, certamente più dolorosa, una eventuale rottura.

 

Un mio amico mi invita alla presentazione del romanzo. Arriviamo in anticipo. Prendo in mano una copia del libro e osservo incuriosito la copertina. Sullo sfondo un ritratto di donna, Il Broncio. Assisto all’arrivo della gente che pian piano riempie la piccola sala. Arriva anche l’autrice. Ordino un bicchiere di vino e aspetto. Viene letto qualche passo, svelata qualche curiosità condita da altrettante risate e Vanina parla un po’ di se. Il tutto termina con un brano suonato e cantato dal vivo da una musicista. Passa così una piacevole ora. Pago la mia consumazione e compro anche una copia del libro.

La storia è quella di Jacopo Vignes, affermato giornalista inviato all’estero, che al ritorno a casa dopo tre mesi passati in una zona di guerra – dentro la guerra – ad aspettarlo non trova la donna che ama, Teresa, ma un diario scritto e lasciato lì appositamente da lei per essere letto. Abbandonato fisicamente il dolore della violenza estera inizia per Jacopo un’altra odissea, ancora più personale, stavolta davvero intima, che lo porterà alla consapevolezza di una nuova verità fino ad allora ignorata. E sembra questa necessità di dire la verità, e questo bisogno di saperla, la vera protagonista del romanzo. Una verità assoluta a cui Jacopo cerca di arrivare attraverso le pagine di quel diario e con lo scarso aiuto delle persone che lo circondano. Una verità che sfuma nella relatività delle cose e delle persone, del proprio modo tutto personale di approcciarsi alla vita, e che fa sorgere spontaneamente sempre nuove domande che aiutino a catturarla e comprenderla meglio, fino in fondo. Ma a che serve porsi domande quando forse si conoscono già le risposte o magari in realtà le si vuole ignorare? La risposta, la verità, arriverà, ma a caro prezzo, quello di un dolore incondizionato che travolgerà tutti, nessuno escluso. Non vincitori ma vinti.

 

Nel libro si alternano due voci e due stili totalmente diversi. Da una parte Teresa, la protagonista femminile del romanzo, che parla direttamente attraverso le pagine del suo diario. Le sue parole sfiorano il limite della poesia. La sua è una lenta analisi introspettiva volta a far comprendere lentamente, ma nel modo più efficace possibile, la sua vera anima. Dall’altra parte l’autrice che racconta lo sviluppo della storia attraverso una grande caratterizzazione dei personaggi tra passato e presente. Il libro si legge tutto d’un fiato, ma a un certo punto ci si accorge di provare una strana sensazione, un certo fastidio. In principio non si capisce di cosa si tratti e la lettura continua imperterrita. Poi si capisce. Ci si accorge che indirettamente Vanina sta parlando con te, di te. Non si capisce che fin dall’inizio si è presi per mano per essere accompagnati lungo tutto il viaggio, mostrando la paura e l’angoscia di Jacopo, la debolezza e il dolore di Teresa.

 

Perché è impossibile non riconoscersi in ciò che ti sta raccontando, negli stati d’animo che ti sta rivelando, che non appartengono solo ai suoi personaggi, ma sono anche i tuoi, e lo sai, perché li hai già vissuti

Voto: 8

 

In tre righe? Ottimo esordio per una scrittrice promettente.

 

Parole di Alessandro Dainotti

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 09 Marzo 2010 10:28 )  

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