«Quei cazzo di anni Sessanta», dice Charles. «Come abbiamo fatto a ridurci così?»
Charles poltrisce in un ufficio dove non si capisce bene cosa faccia, Sam è laureato col massimo dei voti e vende cappotti, Susan è iscritta all’università, ma non sa ancora con quale titolo ne uscirà, Clara tenta il suicidio nell’acqua bollente della vasca da bagno, Pete è sempre lì a tirarla fuori, pensando ai figli suoi che non ha mai avuto e che – ne è certo – gli avrebbero voluto bene. L’inverno è gelido, le scene della vita quotidiana in un’America uscita frustrata e delusa dagli anni Sessanta scorrono nelle cucine, nei bagni, su vialetti, in fast food e ristoranti a poco prezzo.
Gelide scene d’inverno
Autore: Ann Beattie
Minimum Fax – pp. 414 – euro 13,50 – 2009
È il grande freddo del 1975, quando anche la vedova di Jim Morrison è morta, e si aspetta il nuovo disco di Bob Dylan per vedere cos’abbia ancora da dire. È una generazione congelata in una vita irrisolta, capace di tirare fuori tutta l’ordinarietà che i giovani, ribelli, psichedelici, liberi, stupefacenti, appassionati, istintivi e floreali 60’s avevano camuffato alla perfezione. La risacca degli anni della contestazione ha lasciato sulle rive del grande sogno peace&love delusione e stanchezza di vivere, ossessioni, noia e paranoia. Il movimento centripeto che aveva radunato a Woodstock le migliori intenzioni di cambiare il mondo si è inceppato e invertito, cominciando a sparpagliare su lande deserte famiglie in frantumi, individui sempre sull’orlo del fallimento e ad un passo dalla noia borghese, piselli secchi, pasta al tonno liofilizzata, barattoli di vongole, crackers al formaggio, biscotti Hydros e cetriolini sottaceto.
Le vite dei protagonisti di Gelide scene d’inverno sono sospese nell’attesa di una svolta, di un cambiamento ai quali non sembrano intenzionati a contribuire. Il grande amore di Charles per Laura non è altro che una delle sue ossessioni. Aspetta che si stanchi del “bue” (suo marito), lasci la casa col tetto a punta e ritorni da lui. Intanto si dedica con cura meticolosa a girare le scene di un sogno in cui trascorre con Laura calde giornate alle Bermuda, oppure mangiano insieme un Big Mac nel McDonald’s di Parigi. L’unico problema è che “la realtà si intromette nelle sue fantasie”: arriva uno squalo a mangiarle i piedi, o le è uscito un neo che si rivela un melanoma inoperabile.
Nello squallore generale, la bella amicizia fra Charles e Sam riscatta i due personaggi dalla mediocrità generale. Sempre intenti ad autocommiserarsi, certi che avrebbero meritato di meglio, si danno man forte l’uno con l’altro e tirano avanti. Mentre l’ottimismo americano di Susan sottolinea al fratello Charles che ha un atteggiamento sbagliato, elargisce buoni consigli su come bisogna essere, su come occorre reagire ai casi della vita, Sam è un compagno di vita e di sventura. Insieme si sbronzano, mangiano, parlano di Laura, delle femministe, del cane che è morto. E quando perde anche il lavoro, Sam si trasferisce a casa di Charles, continuando a cantare I’m singing in the tube sotto la doccia.
È vero che “non va mai niente per il verso giusto”, ed “è tutto un gran casino”. Ma le chiacchierate con gli amici e della buona musica rendono tutto più sopportabile. Oltre a quello del dialogato poco meno che assurdo, comico, sempre immediato e genuino, o del flusso di pensieri stravaganti di Charles, Gelide scene d’inverno ha il pregio di avere una colonna sonora che è il “Best of Sixty’s”, o giù di lì. Bob Dylan, Janis Joplin, Beatles, Rolling Stones, Donovan, Lou Reed, ma anche Bill Haley, Elvis, e naturalmente I New Lost City Ramblers di Chilly Scenes of Winter, si mescolano a brandelli di cultura popolare uscita dai tabloid, dai film, dalla radio, per restituire l’immagine e il sonoro di un’epoca, un’età, una generazione.
Senza un progetto narrativo troppo ambizioso, accessibile a tutti, Ann Beattie ha rovesciato nel suo romanzo d’esordio la realtà tutt’intera. Disillusione, frustrazione, il senso dello sfacelo sociale, del buco nero familiare che risucchia, dell’amicizia che sostiene.
Oggetti, canzoni, film, cani, macchine, pub. E tanto freddo: il quadro di una stagione della vita è completo.
Voto: 9
In tre righe? Gelide scene d’inverno è uscito nel 1975. È l’unico esemplare tradotto in Italia della vasta produzione narrativa di un’autrice che siede di diritto accanto a Raymond Carver, Grace Paley, Alice Munro: tanta indifferenza da parte dell’editoria italiana non si spiega. Menomale che c’è Minimum Fax.
Parole di Myriam Pettinato
























