Home Libri Libri Recensioni Atlante di geografia umana di Almudena Grandes

Atlante di geografia umana di Almudena Grandes

E-mail Stampa PDF

Quattro donne e le loro storie.

Quattro donne alle prese con le loro vite.

Il rapporto con l'altro sesso come specchio in cui rivedersi, in cui cercare gli echi di scelte passate da riconfermare o da buttare via, in cui trovare nuovi fasti e speranze.

 

Il sentire suscitato da questo libro è ambivalente: empatia nei confronti delle donne narrate, donne comuni, nostra madre, una nostra amica, una zia, che ci lasciano valicare con generosità i confini della loro memoria e della loro anima per raccontarci le loro vite e le loro angosce e al tempo stesso una profonda inquietudine alla domanda: "Ma siamo davvero così cervellotiche noi donne?"

 

E' come se leggendo assistessimo allo scontro tra un mondo concreto impresso nei racconti, nei gesti, fin nei quattro volti che arriviamo ad immaginare e che fanno di “loro” un “noi”, e uno astratto, classificazione di genere, di un universo femminile che forse non ci descrive sinceramente così come tratteggiato in perenne bilico tra la nevrosi e la paranoia per colpa di un uomo o per la sua assenza.

 

Rosa, Marisa, Fran e Ana, che si alternano nel ruolo di voce narrante, sono donne come tante, alle prese con un matrimonio al capolinea, con la pesante assenza di un amore, con un amore tanto grande da viverlo temendo che svanisca da un momento all'altro e con una relazione con un uomo sposato: un campionario completo della condizione umana, forse declinata più al femminile che al maschile.

Ne esce un affresco agrodolce di loro e, attraverso di loro di tutte noi, affresco che ci vuole ossessionate dal tempo, in un momento preciso della vita, fra i trenta e i quaranta, quando le probabilità di innamorarsi, di lasciarsi, di fare un figlio, sembrano diventare sempre meno. E ancora una volta il piano concreto e quello astratto tendono a fondersi in un abbraccio che risulta troppo stretto per essere vero. Quel che è certo è che a questa convinzione le nostre quattro reagiscono a modo loro, con il loro bagaglio, con forza, amarezza, disincanto e speranza, e con esiti molto diversi.

Gli uomini in tutto questo non fanno una brutta figura: Nacho Huertas, Foro, Javier, Martin, sono presenti, personaggi attivi, e tutti svolgono un ruolo catartico per le nostre protagoniste, rappresentando per tutte loro, in modo certamente differente, il punto di arrivo e di rinascita, di risveglio e di ritorno alla vita... In un certo senso dei cavalieri, buoni o meno, che arrivano in soccorso della bella principessa!

 

Alla fine ci si concede qualche sospiro di sollievo ma resta la sensazione di fatica per aver navigato per lunghe pagine di ininterrotta e profonda introspezione, veri fiumi in piena di parole tutte dedicate a dubbi, paure, analisi, che, oltre ad appesantire un po' il ritmo, suonano a volte ridondanti, come alla ricerca di una conferma prepotente di sé pur sapendo, o proprio sapendo, di non riuscire a convincere del tutto.

 

Il libro, ritmo a parte, è piacevole e si riscatta molto con il finale, Indici e Cartine, che ci concede un commiato pervaso da un fresco senso di chiarezza che ci lascia appagati.

 

Consolatoria la frase che ripete spesso Ana nei suoi interventi:

 

"Perché a volte le cose cambiano.

Lo so che sembra impossibile, che è incredibile, ma a volte capita."

 

 

Parole di Chiara Canzi

 

In tre righe? Sentimenti, confidenze, lacrime, ricordi, sesso: chiacchiere tra donne.

 

Atlante di geografia umana

 

Autrice: Almudena Grandes

Guanda - collana Le Fenici Tascabili - Pagg. 438 € 11,00 2010

 

Share Link: Share Link: Bookmark Google Yahoo MyWeb Del.icio.us Digg Facebook Myspace Reddit Ma.gnolia Technorati Stumble Upon Yahoo Bookmarks OkNotizie Segnalo Chatta.it
 

 21 visitatori online