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28 grammi dopo di Iacopo Barison

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 “Voglio sapere quali sono i dogmi della felicità altrui. Per qualcuno è sufficiente regalare soldi al rivenditore di Gucci, al barbiere giovane che fa i tagli giovani e alla discoteca nuova che ha aperto l’altro ieri. Altri vogliono la ragazza. Pensano che la nuova figlia o la nuova Yaris possano riempire il vuoto che hanno dentro (… ) Dormono soddisfatti perché hanno trovato una foto cool da pubblicare su Facebook (…) Gustano il doppio malto assaporano una Guinness, odorano il vino invecchiato di diciotto anni. Smettono di mangiare carne, prendono la pillola, usano il preservativo, imparano a cucinare. Riescono a trovare un senso all’esistenza, la banalizzano. Io non ne sono in grado.”

 

In una Milano sospesa e insolita, la Milano delle periferie, degli spacciatori e delle caserme di polizia, fatta di palazzoni grigi e capannoni abbandonati, vivacchia il giovane Daniel. Vivacchia, aspettando di vivere,  nutrendosi di stupefacenti e ben celate speranze, uno studente perso nel circuito di nuovo nichilismo metropolitano.  La sua dipendenza dall’hashish e gli eventi che da questa saranno provocati diventano, man mano che si avanza nella lettura, il pretesto per un incontro più profondo con il mondo interiore del ragazzo. L’Io del protagonista pian piano si impone sommessamente sulla trama. La narrazione si sdoppia e crea due livelli di scrittura che s’intersecano l’uno nell’altro.  Tutto si gioca alternativamente nel rapporto con il fuori, con i personaggi che vanno ad animare le allucinate avventure di Daniel, e nei tentennanti monologhi:

 

“Posso chiederti cosa fai nella vita?”

“Sì che puoi chiedermelo”

Il problema è che non so cosa risponderti. Perché io disprezzo i sensazionalismi individuali, tutte quelle persone che predicano e parlano di agire nel tempo, di fare progetti e di combattere per costruire qualcosa; la vita come somma di eventi che aspira a un risultato: la felicità pura e senza scopo. Una cosa che alla fine non esiste; è soltanto un’idea, uno stato emotivo. No io non sono questo tipo di persona. Allora ti rispondo che…

 

Filo conduttore del romanzo è l’attesa, costruito in un linguaggio che è, al contrario, in divenire. Manifesto di una serenità cercata e mai detta, forse, inconsapevolmente negata, ma sentita nelle viscere come necessità di vita.

Daniel:

 

Prendete me. Io sono ventiquattro anni che aspetto il sole.

Non ho idea di quando arriverà, ma intanto l’aspetto qui nel mio angolo buio, conscio che gli angoli bui non rimarranno bui per sempre.

Forse mi sbaglio.

Gli angoli bui rimarranno bui per sempre.

 

La violenza c’è, ma non infastidisce né scandalizza, fa capolino timidamente dietro il velo che viene tessuto a trama fitta dalla mente di Daniel. Un noir sbiadito, che tende al nebbioso grigio dell’ambientazione, dove la realtà irrompe sulla scena, senza rispetto né presentazioni. La vorticosa e dialogata scrittura dell’autore la fa da padrona e detta i ritmi di storia che incuriosisce e sorprende per i ben architettati giri su se stessa. Rimane aperta e in attesa, proprio come il protagonista, lasciando la sensazione che qualcosa di impalpabile è accaduto.

28 grammi dopo è un’ ottima prova per uno scrittore al suo esordio letterario, la cui giovane età (classe ’88), lascia ben sperare. Lo stile di Iacopo Barison non vuole etichette, sorprende perché difficile da inquadrare.

In tre righe? “… getting by, looking ahead, to the day you die.”

 

Voto 6.5

 

Parole di Erica Gasaro

 

28 grammi dopo

 

Autore: Iacopo Barison

Voras Edizioni – pp. 134 -  euro 13,00 – 2010

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 23 Ottobre 2010 14:13 )  

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