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L'opera galleggiante di John Barth

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Se avesse funzionato, avrei mai potuto pensare al mio cuore? E invece improvvisamente il cuore mi riempiva tutto il corpo. Non il cuore mi sarebbe scoppiato, ma il corpo, tanto era pieno del cuore: e ogni battito era malato.

 

L'Opera Galleggiante

 

Autore: John Barth  

minimum fax – 2003 – 354 pp. - 16 euro

 Finalmente torna (e torna in una posizione di prestigio, ovvero nella collana “i quinidici” di minimum fax) L'Opera Galleggiante di John Barth. Il romanzo d'esordio dello scrittore americano, allora ventiquattrenne, che dà inizio alla cosiddetta categoria del romanzo post-moderno, esattamente nel 1956.

Il problema generale della metanarrazione (di cui il romanzo si fa vanto) è che spesso risulta stucchevole, fine a sé stessa, autorefenziale ma tranquilli, non è questo il caso di John Barth.

In qualche modo, egli tenta di sottrarsi all'incontro-scontro tra il massimalismo e il minimalismo americano, considerando il suo lavoro sotto un nuovo tipo di realismo letterario nel quale entrambe le correnti si mischiano e si confondono tra di loro e con flashback, descrizioni minuziose, pura azione.

 

Proprio in queste acque torbide sta a galla, dritta e luminosa, L'Opera Galleggiante di John Barth.

 

Nel primo capitolo il protagonista presenta sé stesso e il libro; con lo scorrere delle pagine più volte, rompendo un ipotetico quarto muro, il protagonista si rivolge al lettore, consigliandogli la modalità di lettura, adducendo spiegazioni sul perché di certe scelte stilistiche, a volte perfino scusandosi delle imperfezioni di qualche passaggio. Anche se a volte può capitare di vedere questo “appellarsi alla magnanimità del lettore” come un mettere le mani avanti, il metatesto è davvero molto molto profondo. Questa scrittura ribolle di significanti. Tra le righe c'è davvero di tutto. Stupisce la lucidità dei processi mentali del protagonista, Todd Andrews (avvocato di successo, ipocondriaco, superbamente intelligente e a volte, concedetemi il giochetto, “contraddittorio per coerenza”) che ripercorre attimo dopo attimo le grandi scene e le scelte della sua vita, cercando di spiegare perché quella notte tra il 20 e il 21 giugno del 1937 capì che l'unico modo per uscire dai suoi problemi, un cuore malato, un menàge-a-trois piuttosto complesso, l'angosca per un padre suicida e una misteriosa indagine che non importa terminare, sia il sucidio. E badate bene, se l'autore cerca di far comprendere che questa risoluzione sia in qualche modo equiparabile a una sorta di illuminazione intellettuale, un'intuizione filosofica, così non è affatto. Barth prende il lettore per mano: a ogni inizio capitolo con leggerezza e cordialità accompagna la lettura passo dopo passo, come se fosse un processo logico, con una verve quasi accomodante, mostrandogli una letteratura che in realtà è una repentina semplificazione matematica che via via diventa sempre più facile da cogliere. Il pensiero del protagonista, dopo qualche capitolo pare assolutamente coerente (la parola coerenza ha molte ricorrenze nel romanzo) quasi necessario, basilare.

È, per scelta dell'autore, un romanzo che porta le premesse dell'inizio di un ragionamento alle sue conseguenze più estreme, e provate a leggerlo, vi accorgerete subito che non sarà solo per puro amore di filosofia.

 

La scrittura di Barth è perfetta, scoppiettante ma sempre lucidissima, stimolante, fresca, (e questo lo sapevamo già dai racconti di La vita è un'altra storia) in certi passaggi addiriturra comica, comica di un umorismo nero nichilista e cinico che aleggia su tutta l'opera. È presente anche un divertente (quanto difficile, se ci si attiene alle istruzioni dell'autore) esperimento letterario su due colonne. Insomma, tirando le somme, che poi è quello che fa Todd Andrews per tutto il libro, la sua barca è un'innovazione, un'innovazione che dura da cinquant'anni.

 

Così, comincio ogni giornata con un gesto di cinismo, e la chiudo con un gesto di fede; o, se preferite, la comincio col rammentarmi che, per me almeno, mete e obiettivi sono privi di valore, e la termino dimostrando che la questione non ha importanza. Un gesto di temporaneità, un gesto di eternità. È nella tensione fra questi due gesti che ho passato la mia vita adulta.

 

In tre righe? se non sapete scegliere tra Wallace e Carver e volete vedere che effetto farebbe vederli rotolare insieme nel fango delle scelte stilistiche, beh, questo è il romanzo che fa per voi.

 

Voto: 8+

 

Parole di Matteo Trevisani

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 22 Luglio 2010 09:52 )  

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