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¡Tú la pagarás! di Marilù Oliva

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Autore: Marilù Oliva Elliot edizioni – 2010 – pp. 278 - € 16,50

 

Chi, come me, non nutre un grande amore per il ballo (e la musica) sudamericano, ¡Tú la pagarás!, può sortire due effetti diversi: o i continui riferimenti alla cultura dell’america del sud accrescono l’interesse per quel genere di cultura, o inevitabilmente si conferma a forza l’idiosincrasia per quel genere di posti, per quella tipologia di persone. Dipende solo da quanto si è votati alla speculazione, da quanto si sente il bisogno di volerne sapere di più. C’è da dire che materiale da studio ce ne è a bizzeffe.

Diciamo che l’autrice non fa nulla per capovolgere un eventuale pregiudizio negativo. I protagonisti sono tutti antieroi: uomini meschini e gelosi, quasi viscidi, fanno i conti con donne perverse e bellissime. Tutti hanno tutti una brutta storia alle spalle, tutti hanno qualcosa da nascondere, la perversità del sesso si confonde con quelle salse ballate e si mischia al sudore, al rum invecchiato. Mischiate l’ambiente malsano di una balera di salsa a un omicidio e vaghe allusioni alla santeria cubana ed ecco che esce fuori un romanzo che ha tutte le caratteristiche per essere un buon giallo, un buon romanzo poliziesco.

Una studentessa di criminologia, che fa la giornalista per un giornalaccio locale e pratica la capoeira, si ritrova a collaborare con un giovane ispettore della polizia che indaga su un omicidio avvenuto in un locale di salsa tra i più noti di Bologna. Vengono presentati diversi probabili sospettati e, come un gioco a eliminazione, pagina dopo pagina vengono tutti scartati, fino alla presentazione del colpevole e un movente. Classico.

Il romanzo comunque, fatica a essere coinvolgente, anche perché la possibilità di un’immedesimazione con i protagonisti, essenziale in questo genere di letteratura, arriva con fatica (se arriva). A volte sono gli stessi dèi antropomorfi, essenze brutali e gelose a tessere le trame della narrazione, ognuno dal suo punto di vista, ognuno sotto una diversa benedizione.

Purtroppo, ed è la pecca più grande di tutte, si ha fin da subito la sensazione di conoscere il colpevole, una sensazione che cerchi di ricacciare tuo malgrado ma invano. Gli scrittori di gialli commettono questi errori: o indugiano troppo su un particolare personaggio, descrivendone tutte le abitudini, quasi a dire al lettore: “vedi? Puoi star sicuro che non sia lui il cattivo”, oppure l'esatto (ingenuo) contrario, nella presentazione dei protagonisti ce n'è uno all'oscuro, tre, quattro veloci righe bastano, come se ce lo dovessimo scordare appena voltata pagina.

Fate un gioco, arrivate a metà romanzo e scrivete alla fine del libro chi secondo voi è il colpevole, seguendo le indicazioni che mi sono permesso di darvi. Molti di voi ci riusciranno, o ci andranno molto vicino. L'autrice sa di non star scrivendo il suo capolavoro, ed è un bene. Infatti, ed ecco il punto a favore, non indugia praticamente mai sull'autoreferenzialità o in voluttuosi virtuosismi fine a sé stessi, al contrario, la scrittura è sempre fluida e scorrevole, ben congeniata, la struttura della frase lascia pochi dubbi sulle azioni dei protagonisti anche in complicate scene di lotta.

In tre righe: una lettura semplice, a tratti interessante quando si colora di misticismo, ma comunque assolutamente innocua.

Voto: 6

Parole di Matteo Trevisani


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Ultimo aggiornamento ( Martedì 13 Luglio 2010 15:06 )  

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