ICARO (RELOADED)@Teatro Vascello: Feel like a natural woman

Il giorno 27 ottobre è andato in scena lo spettacolo “Icaro” (Reloaded), al Teatro Vascello di Roma, realizzato grazie al contributo di Banca Monte dei Paschi, in collaborazione con l'IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma.

Il palco è vuoto e a terra ci sono solo due quadrati di scotch bianco a fare da scenografia. Si accendono le luci e uno scroscio d’acqua inizia ad arrivare all’orecchio dello spettatore; una figura di donna appare sulla scena con indosso culottes e reggiseno color carne: è sotto la doccia e si sta lavando. I suoi movimenti sono delicati e allo stesso tempo impacciati, c’è qualcosa di diverso in quel suo modo di fare la doccia...
Ecco che una voce fuori campo inizia a narrare la storia di quella donna, una storia “di quelle reali”, lei la protagonista Antonietta Mollica, autrice dello spettacolo si racconta al pubblico, mettendo a nudo le vicende che le hanno cambiato la vita. A soli 34 anni la sua vita subisce un cambiamento importante: colta da un ictus metà del suo corpo è rimasto paralizzato ed è costretta a ricominciare da capo, a reinventarsi.

Un nuovo inizio è infatti quello che cresce e si evolve sul palcoscenico, una storia narrata attraverso la voce fuori campo, quella di Antonietta e attraverso la danza; quattro danzatori della Compagnia MOTUS, che ha co-prodotto lo spettacolo, accompagnano infatti, le vicende. I quadranti di scotch fungono da sequenze, in cui passo dopo passo gli eventi della vita della protagonista si susseguono, dall’ictus, alla riabilitazione, fino ad oggi.
Sconfitte e vittorie si accavallano, sprigionando anche la rabbia che ha dentro, e a tratti dal pubblico emergono applausi di incoraggiamento e di ammirazione. La danza, come arte del movimento che si esprime attraverso il corpo è stata di grande aiuto allo spettacolo: se la protagonista doveva cadere a terra, i danzatori la supportavano e la lasciavano delicatamente scivolare a terra, proprio come se il deficit non ci fosse, ma era la coreografia a volerlo. La danza che in questo caso non fa sentire la mancanza di qualcosa di reale, quella danza che sulla scena è sempre un piacere vedere e che ci fa “sentire” Antonietta come una “natural woman”.

Sul finale Antonietta sale sulla bici e pedala, pedala verso il futuro, come se volesse dare coraggio a chi la sta guardando più che a se stessa.

INFO
ICARO (RELOADED)
uno spettacolo per comunicare il coraggio di tornare alla vita dopo l’ICTUS

Testo originale: Antonietta Mollica
Adattamento: Andrea Murchio
Sceneggiatura: Rosanna Cieri
Coreografia: Simona Cieri
Interprete: Antonietta Mollica
Danzatori: Martina Agricoli , André Alma, Maurizio Cannalire, Simona Gori
Voce recitante Francesco Pennacchia
Voci Martina Agricoli, Maurizio Cannalire, Simona Cieri
Musica Autori vari
Consulenza musicale Tobia Bondesan
Disegno luci Rosanna Cieri
Postproduzione e montaggio Virus STUDIO
Foto Carlo Pennatini, Luca Lozzi
Regia Rosanna Cieri

TEATRO VASCELLO
Via G. Carini 78 - Monteverde Vecchio (Roma)
tel. 06 5881021 - 06 5898031
fax 06 5816623

Grazie a Cristina D’Aquanno ufficio stampa Teatro Vascello

Botteghino
dal martedì al venerdì dalle 9 alle 21.30 orario continuato
lunedì dalle 9 alle 18,00
sabato dalle 16 alle 21,30
domenica dalle 14,00 alle 19,00
 

SESSOLOSE'@Teatro Trastevere: il Sesso tra cliché e sorrisi

Il Teatro Trastevere propone uno spettacolo leggero e spensierato sul Sesso e sulle sue declinazioni, “Sessolosè – Mia madre non lo deve sapere” di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca, fino al 9 novembre.

La Commedia si divide virtualmente in tre diversi momenti, che rispondono a tre domande scritte su un foglietto consegnato a tutti gli spettatori: tre domande stuzzicanti e personalissime che riguardano la masturbazione, i desideri reconditi e le perversioni più segrete.
A rispondere, in una teatrale seduta di terapia collettiva, sono gli scanzonati Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante e Alessandro Di Somma che rendono bene un testo non particolarmente complesso, privo di trama ma pensato in forma di sketch, sostenuto da soluzioni sceniche azzeccate. Si sfrutta, infatti, un separé da cui i tre si mostrano fino alla vita, interpretando tre dipinti che prendono vita e “sensualità”. Si passa anche per tutine latex e intimo in scena, senza alcuna volgarità ma anzi, con un certo senso di leggerezza e spensieratezza.

Si parla di Sesso, si diceva, e non si aggiunge molto di più a quanto sappiamo già. Lo si attraversa trasversalmente: a partire dal “Sesso fai da te” della Masturbazione (un cliché fin troppo abusato e su cui si insiste troppo), al Sesso “vissuto e negato” della Coppia (un bel tema, non abbastanza sviluppato), per poi approdare al “Sesso da procreazione” di chi cerca di mettere al mondo un figlio (una delle ansie più comuni e ricorrenti) .
Nel mezzo, una nostalgica rievocazione della pornografia anni ‘80-’90 e l’esasperazione della ricerca sessuale ai tempi di internet, un aspetto, anche questo che avrebbe potuto dar luogo a spunti di approfondimento maggiori. In più, una riflessione amara sulla coppia e sulla propria incapacità di affrontare e mettere “a nudo” le proprie perversioni più segrete, spesso condivise con terzi, ma non vissute pienamente col partner per vergogna o ritrosia.

La commedia si adagia su una narrazione volutamente ironica e spassionata, mantiene un tono leggero e non rinuncia ad affrontare i cliché cercandone una riabilitazione comprensiva; si perde un po’ nella ricerca del riso facile sulla Masturbazione, in particolare quella maschile, un tema urticante, spesso richiamato con insistenza dagli interpreti. Sicuramente vicino al sentir comune il richiamo alla “Sessualità ai fini della Procreazione”, quando il Sesso diviene una ossessione maniacale, non più un bisogno ma un Atto forzato funzionale a qualcos’altro, perdendo così la magia dei primi anni e gli aspetti legati alla perversione della coppia in cerca di avventure.

La recitazione dei tre interpreti in scena e del quarto (un ipotetico sessuologo-presentatore, ai margini della scena) si mantiene su un livello accettabile, non ricade in eccessi ma nemmeno in virtuosismi.
L’impostazione generale della commedia è dunque quella di avvicinarsi al vissuto “sessual-sentimentale” dei suoi spettatori strizzando loro l’occhiolino. Si ironizza sul Sesso con tematiche già conosciute, ma comunque in modo garbato e fine a se stesso, senza compiacimento: il risultato è quello suscitare una piccola e leggera riflessione dentro di noi, su come la nostra visione del Sesso non sia mai fine a se stessa ma ricada in amabili cliché, feticci di genere che condividiamo spesso da soli, come un’abitudine da cui morbosamente non riusciamo a separarci e di cui non vediamo, a volte la banalità. Un pensiero da condividere con qualche risata e molti sorrisi autocompiaciuti.

Info:
SESSOLOSÉ – Mia madre non lo deve sapere
Di Maria Antonia Fama e Lorenzo Misuraca
Con Maria Antonia Fama, Ermenegildo Marciante, Alessandro Di Somma
con la partecipazione di Sebastiano Colla
Regia Velia Viti

TEATRO TRASTEVERE
Via Jacopa da Settesoli 3 – Roma
dal 28 ottobre al 9 novembre
dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
Biglietti: 15.00 intero; ridotto 10.00
per info e prenotazioni cell 3470885407 – 328 8350889
 

RAPSODIA UNGHERESE@TEATRO dei CONCIATORI: Lui, la Madre, l’Altra.

Dal 17 ottobre al 2 novembre è in scena al Teatro dei Conciatori l’esilarante commedia “Rapsodia Ungherese” di Luca De Bei, con Paila Pavese, Federica Bern e Luca De Bei.

Sul palco una madre davvero ingombrante ed originale interpretata dalla bravissima Paila Pavese, ricca e divorziata che si è completamente dedicata all’unico figlio dichiaratamente gay, facendo dell’impegno civile nel mondo omosessuale lo scopo della sua vita.
Il figlio ricambia tutto il suo amore permettendo alla madre di manovrare la sua vita, dalla scelta dei fidanzati, all’esborso continuo dei soldi.
Cosa accade un giorno se il figlio dichiara alla madre un clamoroso “coming out”, presentando la nuova fidanzata, nonché futura sposa??! Un succedersi continuo di sketch divertenti e pieni di fraintendimenti che mirano da parte della madre a togliere di mezzo la giovane fidanzata e riportare il figlio nella retta via.

La vicenda si articola in tre momenti ai quali si accompagnano tre suggestivi cambi di scena.
All’inizio madre e figlio si trovano all’interno di un bar, allestito sul palco con un semplice fondale disegnato e qualche tavolino e sedia che faranno da sfondo al famoso “coming out” durante il quale il barista continuerà a riempire di alcool il bicchiere della coppia. Il fondale si apre e si trasforma nel giardino della madre nel quale avverrà l’incontro con la fidanzata Arianna. Sul finale, il fondale diviene locale notturno alla moda nel quale il figlio ritornerà alla vita di sempre, fatta di locali trendy, centrifugati di frutta, vestiti casual, uomini e dell’immancabile presenta della madre.

Il titolo si rifà alla passione musicale del figlio per l’opera di Litz “Le rapsodie Ungheresi”, una delle tante passioni che la madre sopporta con coraggio, e addirittura regala al giovane due biglietti per il concerto composto da 19 brani eseguiti da un solo strumento.
Spettacolo davvero piacevole nel quale l’interpretazione di Paila Pavese sovrasta su tutto, e assicura al pubblico in pieno di sorrisi e esilaranti risate.
 

PIER PAOLO PASOLINI tra Arte, Danza e Cinema

Al Teatro del lido di Ostia, da sabato 1 a domenica 30 novembre sarà possibile visitare gratuitamente la mostra “Pasolini” di Davide Toffolo, una rilettura delle parole del grande poeta friulano attraverso la forza evocativa del romanzo a fumetti. La collaborazione con Toffolo proseguirà venerdì 7 novembre alle ore 21, all’interno della rassegna “Musica e Parole” a cura della Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea, con “Il musical LO-FI” in cui la regista Eleonora Pippo propone la trasposizione teatrale/musicale dell'omonimo romanzo a fumetti.

PROGRAMMA

da sabato 1 a domenica 30 novembre
PASOLINI - mostra
opere di Davide Toffolo
ingresso gratuito
L’esposizione presenta al visitatore una scelta, in sequenza cronologica, di 23 tavole altamente rappresentative, estratte dall’opera di Davide Toffolo, “Intervista a Pasolini”, titolo della sua prima edizione del 2002, oggi più semplicemente “Pasolini” per i tipi della Coconino Press (Fandango) new edition del 2011. E' un viaggio nella parola del poeta friuliano, una lunga intervista fantastica condotta sui luoghi della sua vita, per recuperare il pensiero di un intellettuale che ha messo a disposizione della poesia la sua intera esistenza. Un’occasione per riascoltare la voce e per rivedere i luoghi dell’Italia Pasoliniana, oggi. Casarsa e il “casel” di Versuta, Bologna e i luoghi della sua adolescenza, Roma nel sognante parco della Caffarella o dentro il bar dei ragazzi di “Accattone”, il deserto dell’Etna dal quale si vede “il terzo mondo”, ultimo orizzonte per il pensiero del poeta, sono le tappe di questo gioco dell’incontro che il disegnatore Davide Toffolo ingaggia con il sig. Pasolini pronto a concedere nelle interviste il proprio attualissimo pensiero. Il graphic novel è una sorta di diario scritto e disegnato nella inconfondibile cifra stilistica dell’Autore, un modo inedito per affrontare una parte del pensiero del Novecento con un linguaggio, il Fumetto, che più di altri rappresenta il secolo appena passato. Per realizzare questo impossibile confronto l’autore ne ha ripercorso i luoghi fisicamente, immaginandosi una serie di domande da parte di Pasolini che nel gioco del dibattito, del contraddittorio, e dell’ascolto, mostrano quanto Toffolo sia in sintonia con il pensiero filosofico del grande intellettuale. L’opera grafica, il segno, l’uso del colore, le atmosfere ci accompagnano emozionalmente dentro il pensiero pasoliniano unitamente a quello dell’autore, con potente realtà, e ancora grande attualità.


sabato 1 novembre ore 21
Compagnia Excursus
DANZE ROTTE - danza
Nella bolla di Pasolini
coreografia e danza Benedetta Capanna
biglietti: intero 10 euro, ridotto 7 euro

“Roma, tra l'esclusività e l'esclusione, città che prima ti acclama e poi ti abbandona, è il luogo ideale per dare senso alla propria ardente solitudine e forse finalmente farla morire. Questo lavoro coreografico vuole essere una personale passeggiata nella quotidianità romana, piena di contraddizioni, voglia di fuggire e di immersione; una passeggiata scandita dalle suggestioni, descrizioni e risonanze/assonanze suggerite da uno dei più grandi poeti e intellettuali dell'Italia contemporanea. Sarebbe presuntuoso fare un lavoro su Pasolini per la complessità del suo personaggio e la vastità del suo lavoro. Preferisco presentare una danza che è dialogo con lo scandire del tempo romano e coi testi e le citazioni cinematografiche – sì, perché Roma sappiamo bene ha un suo scorrere del tempo - e in fin dei conti questa danza è dialogo con la stessa città che a volte sembra sorda o muta a chi ci vive.

domenica 2 novembre ore 18
PASOLINI, LA VERITÀ NASCOSTA - cinema
regia, sceneggiatura, fotografia/montaggio Federico Bruno
ingresso gratuito
con Alberto Testone, Marcello Maietta, Fabio Maffei, Ermanno Debiagi, Giovanni Scifoni, Nicola Trambusti, Ivan Bacchi Cosimo Cinieri, Armando De Razza, Silvia Rosselli, Elena Felloni, Beniamino Marcone, Alessandra Spaccarotella, Zanis Alkiviadis, Lucia Aliberti, Emanuela Ponzano, Rosanna Gentili, Federico Torre, Tiziana Bagattella, Marco Simeoni, Luca Scapparone, Fiorenza Tessari, Laurent, Besançon, Riccardo Cicogna, Laura Buono, Lucio Patanè, Carlo De Mejo, Roberto e Laura Panzironi
costumi Piero Risani

lunedì 3 e martedì 4 novembre ore 11
IL CINEMA AL TEMPO DI PASOLINI laboratorio - incontro
a cura di Mauro Castagno
ingresso gratuito
Un incontro per analizzare le opere cinematografiche di Pasolini nel contesto della produzione italiana degli anni che vanno dal 1960 al 1975. Un periodo che è stato tra i più significativi e fecondi della cinematografia italiana sia per la qualità della produzione sia per il successo critico e commerciale sul mercato italiano e internazionale. Verranno analizzati “La Ricotta”, “Di cosa sono fatte le nuvole” e “Sequenza di un fiore di carta”. Tre opere, tre episodi, che permettono di riscoprire un Pasolini poco conosciuto.

venerdì 7 novembre ore 21
All’interno della rassegna “Musica e parole”
a cura della Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea
Cinque allegri ragazzi morti
IL MUSICAL LO-FI - teatro
Episodio 1/L'alternativa
ingresso 5 euro
dall'omonimo romanzo a fumetti di Davide Toffolo
uno spettacolo di Eleonora Pippo
musiche Tre allegri ragazzi morti
movimenti coreografici Simona Rossi e Stefania Carvisiglia
con Mimosa Campironi, Maria Roveran, Libero Stelluti, Davide Toffolo, Matteo Vignati
produzione Pubblico Teatro / Elena Arcuri & Eleonora Pippo, La Tempesta Dischi, Centro culturale mobilità delle arti / Corrado Russo
con il sostegno di Regione Siciliana - Ass.to Turismo, Sport e Spettacolo
Dopo gli exploit di Milano e Roma con il primo episodio sold out “L’alternativa”, lo spettacolo “Cinque allegri ragazzi morti, il musical a bassa fedeltà”, approda al Teatro del Lido. La regista Eleonora Pippo propone la trasposizione teatrale/musicale romanzo a fumetti Cinque allegri ragazzi morti (ed. Fandango-Coconino) di Davide Toffolo, che ha ispirato la genesi del gruppo rock indipendente Tre allegri ragazzi morti.
Una saga horror-romantica dei cinque liceali che, in seguito a un incidente mortale procurato da un rito voodoo, diventano zombie condannati a nutrirsi solo di carne umana, rinunciare all'amore e non interferire nelle esistenze dei vivi. In scena, oltre all’autore e musicista Davide Toffolo, i giovanissimi performer Mimosa Campironi, Marco Imparato, Elisa Pavolini, Maria Roveran, Libero Stelluti e Matteo Vignati recitano, danzano e cantano le canzoni dei Tre allegri ragazzi morti. CARMMLOFI è prodotto dalla compagnia Pubblico Teatro (Elena Arcuri & Eleonora Pippo) e dall'etichetta discografica indipendente La Tempesta Dischi (unite in una singolare 'joint venture' già collaudata nel 2012 con lo spettacolo “Save Your Wish”) insieme al Centro culturale mobilità delle arti / Corrado Russo e sostenuto dalla Regione Siciliana Ass.to Turismo, Sport e Spettacolo.
 

#INTEATRO-Spettacoli in scena a Roma

GUFETTO riassume gli appuntamenti teatrali in vista nella prossima settimana in ordine di Prima


IN EVIDENZA
DAL 17 OTTOBRE AL 2 NOVEMBRE 2014
RAPSODIA UNGHERESE di Luca De Bei
Regia di Norma Martelli con Paila Pavese, Federica Bern e Luca De Bei
TEATRO DEI CONCIATORI
(BIGLIETTO RIDOTTO A 8 EURO PRENOTANDO COME LETTORI DI GUFETTO.IT)

Lui, la madre, l' altra. In un rapporto strettissimo, simbiotico tra una madre e un figlio si inserisce, per la prima volta e a sorpresa, una giovane donna. Lui, infatti, dopo molti anni di certezze rispetto al proprio orientamento sessuale, ora dichiara alla genitrice e al mondo intero il suo clamoroso "coming out".
Questo sembra destabilizzare completamente la madre, che rischia di perdere l'esclusività d'essere l'unica presenza femminile nella vita del figlio.


DAL 14 OTTOBRE AL 9 NOVEMBRE
VITA MORTE E MIRACOLI
di Lorenzo Gioielli con Veruska Rossi, Fabrizio Sabatucci, Riccardo Scarafoni, Francesco Venditti
TEATRO COMETA OFF
Recensito da Gianluca Flammini
 

TEATRO PALLADIUM: al via la nuova stagione

Riapre la stagione del Teatro Palladium, ricca di appuntamenti dedicati a teatro, musica, cinema, poesia, danza, letteratura, fotografia, nel segno della contaminazione e dell’interdisciplinarità, con riprese di celebri allestimenti e nuove produzioni.

L’Università Roma Tre intende, attraverso il Teatro Palladium, far sentire la propria voce e il proprio impegno per la promozione e la diffusione della cultura, attraverso un’idea di teatro fondata principalmente sulla formazione dei giovani, sul rapporto fra tradizione e sperimentazione, sull’approfondimento culturale, sul coinvolgimento della comunità accademica, della città e del territorio.

La scena del Palladium accoglierà eventi importanti, di grande spessore culturale: non solo pièces con interpreti di massimo livello, ma anche una serata dedicata a Shakespeare con la partecipazione del Globe Theatre di Londra e di Roma, un ciclo di letture dedicate a Gabriel García Márquez, due giornate di teatro ispanico contemporaneo, concerti jazz e di musica corale e da camera, proiezioni cinematografiche, incontri con attori e registi.
Inoltre, si svolgeranno una serie di lezioni aperte agli studenti e al pubblico, incentrate su alcuni titoli del cartellone, che si terranno nelle sedi dell’Università Roma Tre parallelamente e propedeuticamente alla stagione teatrale.
 

IL GIOCO DI MARIO@Casa delle Culture: in scena un Uomo e la sua Ossessione

La Casa delle Culture presenta ancora una volta temi scomodi e dolorosi che toccano la nostra società sollevando interrogativi e disappunto: ne “Il gioco di Mario” si parla della piaga della dipendenza dal Gioco d’azzardo, dei suoi effetti devastanti sulle persone che ne diventano schiavi fino alla più completa assuefazione psicologica.

Lo spettacolo, messo in scena, scritto, diretto da Alioscia Viccaro e interpretato dallo stesso autore con Anna Lisa Amodio e Fabio Orlandi, indaga gli effetti della Ludopatia su una coppia già in crisi. I due, presi da una crescente insoddisfazione personale (l’assenza o scarsa qualità del lavoro in primis) arrivano a tradirsi o col Gioco d’Azzardo o con un amante. Quando il Gioco prende il sopravvento sulla vita di Mario, la coppia si troverà in pericolo fino ad un tragico epilogo.

L’evoluzione della vicenda viene raccontata partendo dall'epilogo e ricostruendo, poi, l’intera vicenda del “naufragio” della coppia con rapide scene che si alternano con l’aprirsi e chiudersi delle luci. Un escamotage molto “televisivo” ma ben gradito.
Il testo messo in scena è complesso e si nutre di più spunti di riflessione: la Ludopatia, il generale senso di insoddisfazione personale e professionale dei due coniugi e la loro crescente incomunicabilità che porta al Tradimento inteso come fuga da un confronto aperto mai realizzato.
Nello spettacolo non si indaga troppo la causa che scatena il fenomeno della Ludopatia (i riferimenti cadono tutti sull’assenza di un lavoro stabile o dignitoso) ma ci si concentra sui caratteri della Dipendenza, sulla descrizione degli escamotage trovati per continuare a giocare, sulla impossibilità di uscirne e sui percorsi divergenti e di “perversione” che Mario e sua moglie percorrono, lontani l’uno dall’altra.
La trama viene sviluppata alternando sketch di vita quotidiana di coppia più divertenti ma apparentemente “fuori luogo” rispetto all’argomento, e momenti introspettivi e drammatici riferiti alla sofferenza psicologica del protagonista. Emerge anche una velata critica al Teatro e alla sua astrazione dalla realtà o forse piuttosto alla incapacità di un certo teatro di cogliere la realtà, nascondendosi dietro un linguaggio aulico e fuori moda, (un aspetto incarnato nella figura dell’amante, un Fabio Orlandi insegnante di teatro e amante della Moglie,dalla recitazione volutamente ingessata).

Il ritmo narrativo alterna momenti più veloci, dove l’accendersi e spegnersi delle luci raccontano alcuni passaggi della vita di coppia che non necessitano di parole ma vengono lasciate ai gesti, e momenti invece più descrittivi, solo a tratti un po’ troppo verbosi e prolungati. In alcuni momenti, il testo tradisce qualche preziosismo lessicale ed espressivo che sarebbe improbabile nella realtà.
Viccaro rappresenta la Ludopatia con i codici espressivi di una Dipendenza sessuale, scelta interessante questa, e coraggiosa da portare in scena. Pur non scavando troppo nell’animo di Mario, Viccaro arriva a mostrarne la fragilità intrinseca, che si contrappone invece alla figura della moglie (interpretata da una divertentissima Annalisa Amodio) figura decisamente più forte e intelligente,concentrata su se stessa, inizialmente disfattista e poi coraggiosa, addirittura spregiudicata nel suo tradimento sentimentale.

La recitazione di Viccaro è comunque la carta vincente dello spettacolo. Il suo Mario è credibile e sofferente, incapace di rialzarsi, succube degli eventi che ha lui stesso innescato. Un uomo quasi inetto e rassegnato a se stesso, in cui potrebbero riconoscersi quegli uomini moderni che vorrebbero tentare la Fortuna, che la provocano fino ad essere raggirati dal Destino. Il suo Mario paga anche il rifiuto dell’aiuto della moglie e resta soggiogato alla propria frustrazione che ammette: “Io sono infelice”, così come riconosce la genesi della propria sfortuna “La cosa peggiore che ti può capitare è vincere la prima volta”.
E proprio sulla frustrazione personale nella vita e nel lavoro ruota tutta l’infelicità di questo uomo moderno, la cui ossessione per il gioco diventa fine a se stesso e non più collegato con un bisogno di denaro, un’ossessione che toglie la voglia di vivere, al di là delle potenzialità scaramantiche di qualsivoglia portafortuna.
 

APPUNTI DI VIAGGIO@Teatro Brancaccio: Lina Sastri fra Teatro e Memoria

Lina Sastri torna a Roma, questa volta sul grande palco del Brancaccio per firmare uno spettacolo magistrale: “Appunti di viaggio”, un appuntamento imperdibile per gli amanti dell’attrice-autrice-cantante e per i cultori della musica napoletana.
Con lei un quintetto di artisti d’eccezione, Fiilippo D’Allio alla chitarra, Salvatore Minale alle percussioni, Salvatore Piedepalumbo alla fisarmonica, al pianoforte e alle tastiere, Gennaro Desiderio al violino e Giuseppe Timbro al contrabbasso.

Lina Sastri racconta in un viaggio di due ore, la sua Vita, le sue Passioni: il Teatro, il Cinema e la Musica. E poi i grandi registi con cui ha collaborato (su tutti Eduardo De Filippo ma anche Tognazzi, Moretti e Loy) e gli amici che l’hanno aiutata ad essere grande, ad emanciparsi dal ruolo di comparsa che, almeno all'inizio della carriera, la vedeva comparire in ruoli minori di grandi capolavori del Teatro e del Cinema.

Lina Sastri ripercorre tutto questo con una grazia spiritosa e incantevole. Si muove veloce su un palco che la spaventa (solo per le dimensioni), diventandone padrona in breve tempo. Comincia dagli inizi, da quel "Masaniello" che la lanciò nel mondo del teatro, passando per "Natale in casa Cupiello" (che non rivede mai, rivela) per finire con il forte personaggio di Filomena Marturano.
Tenero il ricordo della Magnani, rievocata come una mano carezzevole sulla testa, e ovviamente del grande Eduardo (“ci teneva a leggere tutto il copione”, racconta), il maestro severo ma anche giusto che, quando lei recitava, si metteva seduto sempre più lontano dal palcoscenico lamentandosi “nun se sente!”.
Un accenno anche alla carriera cinematografica al fianco di registi grandissimi, ultimo dei quali, Pupi Avati che l'ha voluta nel prossimo tv movie: "Il sole negli occhi" con Laura Morante. Ma è la Musica che domina la scena, soprattutto nel finale, in un crescendo di intensità vocale ed emotiva, e sempre all'insegna del ricordo dei grandi successi ottenuti a livello internazionale.   
Lina Sastri intreccia in “Appunti di viaggio” riflessioni e ricordi sulla propria vita, aiutandosi anche con audiovisivi e foto d’epoca, e sviscera intelligentemente riflessioni sul Teatro, su cosa ha davvero significato per Lei. Riflessioni, queste ultime che sono di ispirazione più generale per l’Attore (“a questi nuovi attori mancano i grandi maestri”, sottolinea in un passaggio). Emerge dalle frasi della Sastri, una lieve malinconia sul futuro, una stanchezza incipiente, ma allo stesso tempo una grande volontà di fare, di essere artisticamente foriera di un linguaggio teatrale innovativo, che mescola teatro e musica in un unico spettacolo che è assieme Memoria, Celebrazione e un messaggio: vedere nel Teatro la Libertà di essere ciò che si è.
 
Sinuosa, la Sastri intervalla le proprie reminiscenze artistiche con diverse canzoni della tradizione napoletana: con grande presenza scenica danza, infiamma la platea che tutta canta un patrimonio musicale che non è solo napoletano ma nazionale in senso stretto.
Ma nello spettacolo ci sono anche canzoni che l’artista sente particolarmente vicine perché cantate nel proprio contesto domestico. La loro riproposizione avvicina sentimentalmente l’attrice al pubblico e rende lo spettacolo suggestivo e personalissimo.

E in questo accavallarsi di emozioni e ricordi in forma apparentemente sparsa, la Sastri si mantiene artisticamente impeccabile, vigorosa ma concentrata, incarnando sempre di più quella “donna del popolo”, (“Sono una di voi” ripete), che ricorda per certi versi la presenza scenica della Magnani ma con la verve di una grande artista moderna, vicina al proprio pubblico. Lo coccola, lo stuzzica, gli si rivolge direttamente, declamando anche proprie poesie e cantando le canzoni che sembrano appartenere ad un’altra epoca ("Maruzzella", "Napulè" e tante altre) e che invece sono così vicine, canzoni che il pubblico ha un così disperato bisogno di riascoltare per non perderne ancora la magia.
 

LA NOTTE DI PINOCCHIO@Teatro Sala Uno: una fiaba dopo la fiaba

Divertente e malinconico allo stesso tempo, lo spettacolo "Pinocchio" resta in scena da martedì 21 a domenica 26 ottobre al suggestivo Teatro Sala Uno, a piazza di Porta San Giovanni.

Che cosa ne sarà stato di Pinocchio, protagonista di quella che è probabilmente la fiaba italiana più famosa in tutto il mondo, dopo la fine della storia che noi tutti conosciamo? Lo ritroviamo inaspettatamente anziano, falegname come suo padre, un po’ triste e malandato, ma ancora in compagnia del Grillo Parlante, la buona coscienza con cui non ha mai spesso di battibeccare.

La scena si svolge all’interno della casa del protagonista. L’arredamento è misero, scarno, a indicare la condizione di povertà in cui Pinocchio, ormai quasi cieco e sordo, trascina la sua amara esistenza. Solo, abbandonato dalla moglie e dai figli, non gli resta ormai che affogare i suoi dispiaceri nell’alcol, con sommo disappunto del Grillo Parlante, che non smette mai di ammonirlo su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Nel cuore della notte riceve la visita inaspettata della volpe, che gli chiede di costruirgli una bara per il gatto, unico amico della sua vita, che si trascina ormai in un sacco nell’attesa poterlo seppellire. Questo improvviso incontro con un personaggio della sua infanzia, unica parte della sua esistenza che tutti conoscono, offre lo spunto per compiere un viaggio a ritroso nel tempo.

In questa notte magica, la notte di Pinocchio, i contorni della realtà assumono sembianze oniriche e l’ex burattino di legno sprofonda nei ricordi. Riaffiorano così emozioni antiche e desideri ormai dimenticati, che inaspettatamente tornano dal passato con la stessa intensità di allora. Si scopre quindi il dramma che tormenta Pinocchio: essere sopravvissuto a tutti i personaggi della storia, essere rimasto un personaggio senza trama. Tra amici rimpianti e maldestri tentativi di impiccarsi, è l’incontro con la Fata Turchina a segnare il clou. Sin dalla sua trasformazione in essere umano, la Fatina fu sempre il desiderio più grande di Pinocchio, il tormento inappagato di tutte le sue notti.
Ma il motivo della sua inaccessibilità, svelato in questo incontro, lascerà il nostro eroe di stucco: salvaguardare a tutti i costi la morale della favola. Alla fine di questa fiaba dopo la fiaba, come nel Pinocchio di Collodi, il protagonista, osservando il burattino di legno che fu e che ora non è più concluderà: «Com’ero buffo, quand’ero un burattino! e come ora son contento di esser diventato un ragazzino perbene!...».
Ottima la recitazione di Carlo Valli, noto attore e doppiatore e sorprendenti le acrobazie di Lorenzo Grilli nei panni del Grillo Parlante.
 

L’ABITO DELLA SPOSA@Teatro Cometa: un viaggio negli anni 60 del Paese

Dal 21 ottobre al 9 novembre, Maurizio Panici porta in scena al Teatro della Cometa “L'ABITO DELLA SPOSA”, piacevolissima commedia scritta da Mario Gelardi e interpretata da un vulcanico Pino Strabioli e da una magistralmente impacciata Alice Spisa, entrambi così addentro nella parte da sembrare esser venuti fuori direttamente da quell'anno 1963 nel quale la vicenda trova ambientazione.

Se tutti gli anni Sessanta sono stati per l'Italia periodo di particolare rilevanza, di fermento e novità, periodo nel quale in virtù del boom economico ogni cosa poteva sembrare potenzialmente possibile e l'energia del cambiamento in atto era la forza motrice del quotidiano, il '63 ha rappresentato nello specifico un anno cerniera per via degli importanti eventi che lo hanno caratterizzato. Nello spettacolo vengono ricordati, tramite le immagini in bianco e nero che scorrono su di un televisore e, soprattutto, tramite la voce della radio quasi sempre accesa in scena, la tragedia del Vajont e l'assassinio di Kennedy, ma anche fatti più semplici ascrivibili alla sfera del gossip nazionale, quali la storia d'amore tra Rita Pavone e Teddy Reno e quella extraconiugale tra Sofia Loren e il produttore Carlo Ponti.
Il senso dello spettacolo sta forse proprio nell'incontro tra macrostoria e microstoria, tra gli eventi in grande che segnano la cronologia dell'Italia e del mondo e quelli di una storia privata, della condizione intima personale dei due protagonisti. Interno ed esterno comunicano in un laboratorio di sartoria ben arredato grazie a radio e televisione.

Il sarto Lucio contemporaneamente fa da intermediario e, ponte tra le due dimensioni, riporta alla timida e riservata Nunzia, avulsa dai fatti del mondo, vicende e pettegolezzi. L'intera sinossi si esplica del resto nel dialogo tra i due, finiti, per un caso che si rivelerà in conclusione non essere poi del tutto fortuito, a condividere lo stesso ambiente di lavoro per un certo lasso di tempo.
Lucio è sarto di divise militari, figlio di genitori sarti defunti e amante del suo fare, ma si sente evidentemente stretto entro le possibilità limitanti che la sua condizione lavorativa comporta.
Conserva scampoli di stoffa rosa, dello stesso rosa acceso del vestito di Jacqueline Kennedy, malinconicamente sapendo di non poterne utilizzare per le uniformi ed avendo ben presente di essere a Napoli e non a Parigi dove “gli uomini possono ricamare”. Nunzia è una giovane donna schiva ed impacciata, ostinasi ad indossare un vedovile nero­grigio a seguito di una sofferta delusione d'amore. Viene assunta da Lucio come ricamatrice quando, a rompere la convenzionalità della routine lavorativa dell'uomo giunge la commissione dell'abito da sposa della figlia del generale Cafiero, abito la cui pacchianeria deve essere “direttamente proporzionale alla somma di denaro investita in esso”.

L'abito che dà titolo alla pièce è al centro della scena e, messo in piedi da zero durante l'ora e mezza della sua durata, fa da pretesto per il conoscersi, il raccontarsi e il battibeccarsi del logorroico Lucio e della silenziosa Nunzia, alla quale “per tirar fuori una parola ci vogliono le tenaglia”. Intanto, quasi ininterrottamente, ad accompagnare i loro siparietti è la musica coinvolgente di quegli anni, quella di Rita Pavone per la maggior parte, che è icona indiscussa del sarto.
Proprio le musiche, accuratamente selezionate da Paolo Vivaldi, assieme alla costruzione di una scena colorata, composita e completa, ma allo stesso tempo genuinamente semplice, come nelle atmosfere dell'epoca, concorrono a delineare una felice cartolina degli anni Sessanta, capace di riportare per un po’ a quel clima di effervescenza e naturalezza che li ha caratterizzati.

Al termine dello spettacolo, dopo aver riso e sorriso con Lucio e Nunzia, condividendo i momenti più intimi del loro raccontarsi e quelli più dinamici del vicendevole burlarsi, si celebra allegramente assieme a loro la catarsi finale e se ne gioisce, in un sincero spassionato tributo alle vendette liberatorie.
 

Il giardino@Teatro Alta Luce Milano

Continua l’affascinante avventura di Elisabeth Annable, giovane e volitiva attrice, regista e insegnante ‘a piccoli e grandi’ delle meraviglie dell’arte teatrale nonché direttore artistico di Alta Luce Teatro (www.altaluceteatro.com).
 

TOSSICI - Teatro Testaccio fino al 26 ottobre 2014

Sono gli ultimi giorni di programmazione per la commedia “TOSSICI” al Teatro Testaccio fino al 26 ottobre, un viaggio fra i malati di sesso, i posseduti dal lavoro, sconvolti dallo shopping, dipendenti dallo sport e dalla forma fisica, ossessionati dalla pulizia, tormentati da un cattivo rapporto col cibo.
Si parla di dipendenze, dunque, fra risate e spunti di riflessione Chi sono i veri Tossici? Quali sono le dipendenze?
La regia è affidata a Paolo Andreotti, che è anche autore di una piéce che non risparmia anche momenti drammatici alle risate.


Trama
I sette personaggi si troveranno per errore intrappolati nell’ascensore di un centro commerciale nel momento della chiusura. Ognuno ha una sua storia da raccontare e qualche scheletro nell’armadio; lo spazio angusto, lo stress e l’arrivo di un “vero Tossico” armato di pistola saranno i fatti scatenanti di una reazione a catena che coinvolgerà i 7 personaggi ( o forse sono 8 ? ), che questa volta non sono in cerca d’autore ma in cerca delle loro vere identità una volta abbandonate le maschere.
Non c’è giudizio nella scrittura e nella recitazione di Andreotti che si avvale della collaborazione dei bravissimi Daniele Blando, Davide Santarpia, Valentina Gemelli, Andrea Villanetti, Cristina Galardini e Rita Gianni. Tante, tante risate ma una seria riflessione sul mondo di oggi. Galeotto fu l’ascensore.

TOSSICI
Regia e testo di Paolo Andreotti, con Daniele Blando, Davide Santarpia, Valentina Gemelli, Andrea Villanetti, Cristina Galardini e Rita Gianni
Teatro Testaccio
via Romolo Gessi 8
Cel. 339 375 9938
Tel. 06/ 57 55 482
Martedì - Sabato ore 21
Domenica ore 18
 
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