Intervista a Gianfranco Franchi - Gufetto Magazine

Intervista a Gianfranco Franchi

Lankelot.eu è un avamposto letterario, uno degli ultimi veri bastioni di cultura a 360° in cui potersi rifugiare sicuri di trovare scudi e lame pronte a sacrificarsi in nome della bellezza e dell’Arte in ogni sua accezione.

Mente di questo progetto mastodontico e ambizioso, che oramai è una realtà consolidata e di grande qualità progettuale, il giovane Gianfranco Franchi. Scrittore, letterato, critico, uomo di carta, inchiostro e visioni. Un collega e più di questo, che stimiamo immensamente e con cui ci confrontiamo spesso sui temi riguardante la nostra amata lettura.

Con lui abbiamo avuto il piacere di questa chiacchierata: illuminante, urticante, semplicemente senza fronzoli e di una dignità incapace da trovarsi in altri luoghi o uomini.

Vi lasciamo a Gianfranco con l’invito di andarlo a trovare.

 

 

.Come e perché nasce Lankelot?

Lankelot è stato fondato il primo aprile 2003. Inizialmente nasceva come mio sito personale, completo di parecchie schede di libri, film e dischi, e di qualche racconto. Mi piaceva condividere letture, visioni e ascolti: più che parlare delle mie creazioni, volevo parlare di letteratura. E di cultura. Venivo dalla radio. Amavo la radio. Avevo perso un lavoro in radio per questioni politiche: mi ero permesso di fare una domanda non concordata a un politico. Pensa. Italia, 2001. Va be', questo forse non ci interessa più. Diciamo che avevo già capito l'andazzo e mi ero ritirato in Rete. Fatto bene. E  insomma così, man mano, nel sito si sono radunati vecchi e nuovi amici, tutti lettori forti. E abbiamo mescolato le allora giovanissime redazioni di tre riviste letterarie universitarie, due le coordinavo io (Ouverture, Der Wunderwagen e Lighea, attive tra Roma III e Trieste tra 1997 e 2002), con un bel po' di persone che scrivevano in Rete, in quegli anni belli. Eravamo i pionieri, sì. E poi si sono aggregate diverse persone che sono entrate in contatto con me o con qualcuno di noi, negli anni, provenienti dall'editoria, dalle università, dal giornalismo culturale, da certe piccole librerie, dalla pubblicità. Da casa loro, in generale.  

L'idea era quella di dedicarsi in primis agli autori laterali, mai emersi, emergenti, dimenticati, rimossi, e di consacrarsi alle pubblicazioni della vera piccola e media editoria di qualità e di progetto. Naturalmente, ci piaceva molto il fatto che stesso principio valesse anche per film e dischi. Non è stato così. Non sempre. Ma insomma, l'idea era quella.

 

.Leggere Lankelot significa?

Nel 2011, significa leggere le schede di lettura di lettori forti provenienti da mezza Italia: tutti riconoscibili, tutti a portata di mail. Uomini e donne,    diciamo tendenzialmente tra i venticinque e i cinquant'anni. Significa avere la possibilità di scoprire pubblicazioni tendenzialmente marginali o comunque raramente centrali nella stampa mainstream. Significa poter dialogare col recensore del libro, cosa che a me ha sempre stuzzicato tanto. Significa essere curiosi di vedere cosa il povero cristo che ti sta parlando ora e diversi vecchi e nuovi amici pensano sia il caso di leggere. Significa poter andare a vedere cosa dicevo di certi autori a inizio carriera, qualche anno fa, e magari accorgersi che avevo ragione. Oppure no. E niente. Significa un sacco di cose diverse... Per me significa amare la piccola e media editoria, quella vera. Significa amare gli autori sconosciuti o misconosciuti e rispettare molto gli addetti ai lavori che sputano sangue per una manciata di euro al mese. Anche. Per dire...

 

.Come è cambiato questo avamposto letterario nel corso degli anni?

Tanto, è cambiato tanto. Graficamente, per dire, siamo alla terza versione: la seconda è uscita nel giugno 2006, la terza, a firma Maurizio Ceccato e Fiamma Franchi, nel dicembre 2009. La quarta la sto meditando in questi mesi, e quindi vediamo un po'. Concettualmente, in tre versioni diverse del sito, è cambiato parecchio. Per dire, da Lankelot 2.0 in avanti s'era ampliato lo spazio dedicato alle scienze e alla divulgazione scientifica, nel sogno un po' matto e un po' da ultraumanisti di restituire fuoco alla dialettica tra arti e scienze. Adesso mi sembra di aver capito che il sogno non ha attecchito. Siamo sempre più un sito di lettori: un sito di libri, in generale. Vedo Lankelot come un incredibile archivio di schede di lettura, con qualche notevole o almeno divertente incursione nel cinema e nella musica. Sempre a livello concettuale... che so: dal 2006 ho chiuso la sezione dedicata ai racconti, perché qualche amico editore mi fregava gli autori e neanche diceva “grazie”; ora lo fanno ancora, ma con più fatica. Mi contento di poco, vedi? E poi, per dire, dal 2006 siamo aperti ai commenti pubblici degli altri lettori, mentre prima i contatti erano individuali e via mail. Che a ben guardare è un po' tutta un'altra cosa. Oppure, che so, dal 2011 abbiamo deciso di chiudere quasi tutte le sezioni del vecchio forum, perché abbiamo mutato tempi, modi e tecniche di interazione, e perché parecchi di noi (non io) sono andati naturalmente in fissa con i social network, da quelli classici a quelli specialistici come Anobii (che un po' mi stuzzica come cimitero degli elefanti in cui andare a spiaggiarmi, sotto pseudonimo, ma vedremo). Insomma, sì, credo che avrei un libro da scrivere per raccontarti quante cose sono cambiate. È cambiato internet culturale, per capirci. Quando aprivo Lankelot c'era ancora Zivago, te lo ricordi? Ecco. C'era un'altra Nazione Indiana. Non c'erano in giro un sacco di tizi che mah che ti giuro... ma va be'. Torniamo a Lankelot. Una cosa importante, rimasta intatta negli anni, è l'estraneità ai partiti. Ci tengo molto, sono io il garante. Da noi ci sono socialisti e liberali, democratici e vecchi comunisti, anarchici e qualunquisti, ci sono lettori del “Fatto” e lettori del “Corriere della Sera”, elettori Idv e schede bianche. È un porto aperto a tutte le persone aperte, dialettiche e intelligenti. Ovvio, non c'è neanche un berlusconiano, ma se dovesse arrivare giuro che proverei a integrarlo. Non so dove ma ci proverei. C'è gente che viene dalla vecchia AN, invece. Splendida gente. In ogni caso non c'è nessuna patente di marxismo-leninismo da mostrare, né nessuna tessera di partito da sottoscrivere. Lankelot è un portale libero, aperto ai pochi italiani che non hanno voglia di appartenere a nessuno. E sarà libero finché ci sarò io. Io non ho problemi a dire da che parte sto e da quando, né a confermare che non ho mai avuto nessuna simpatia per i governi di mister B., da quando ero adolescente. Ma non sono mai stato e mai sarò marxista. Voglio ribadirlo. Punto. Rara avis. Sed avis. Fatemi volare. Come un dodo. Sono un dodo.

 

.Come ci si sente oggi guardando indietro?

La verità è che sono molto stanco. E che certe volte penso che forse ho fatto abbastanza, che dovrei inventarmi qualcosa di diverso e di incredibilmente individuale. Mentre altre volte invece penso che non ho fatto niente di memorabile e niente di veramente longevo, e che quindi devo dare tutto me stesso alla collettività dei lettori forti e alla minoranza indiana della piccola e media editoria fino alla rivoluzione, e quindi devo barricarmi nel vecchio Lankelot e combattere come un troiano, cioè come un figlio di. E niente, diciamo che sono combattuto. Sono entusiasta di tanti risultati che diversi ragazzi ed io abbiamo avuto, uscendo come autori o lavorando come critici o come scout o come lettori editoriali o come traduttori. Però non è ancora il momento dei bilanci. Certo, mmm, ne abbiamo fatta di strada... tanta... oh, io sono veramente stanco. Che bello.

 

.Chi può scrivere su Lankelot?

Chi ha l'umiltà di leggere. L'umiltà e la sensibilità e la competenza. Tutti e nessuno. Formalmente, chiunque si può iscrivere. Naturalmente, non tutti possono pubblicare. Tutti, in compenso, possono proporre una scheda. Le nostre schede di lettura vanno dalle 4000 battute in su. Non prendiamo neanche in considerazione schede di libri figli della vanity press. Sgamiamo facilmente chi fa marchette, partitiche o editoriali, e lo invitiamo a frequentare altri siti più ospitali e meno selettivi. E niente: da noi scrivono autori che un tempo sono stati recensiti sul sito, uffici stampa che un tempo mi mandavano mail, lettori coi quali una volta ci si scambiava pareri via mail o dal vivo. Per dire. Poi ci sono lettori miei che sono diventati parte del progetto, e non credo si sentano “lettori di Gianfranco”, sono qualcosa di decisamente più bello e più grande e più unico.

 

.Cosa non si legge su Lankelot?

Diciamo che non si leggono schede dedicate alle pubblicazioni catodiche; non ci sono schede dedicate alla vanity press; difficile che trovino spazio schede sui libri di cartapesta che infestano certe grandi librerie. Niente casi letterari posticci. Niente feccia mainstream. Raro che escano schede sui libri dei giornalisti, a meno che non siano libri di inchiesta. Io rimango del parere che uno sia il mestiere del letterato e uno quello del giornalista. E credo di avere ragione: sono proprio tanti i cani che scrivono sui giornali. Mamma mia quanti sono. E hanno pure pretese di autorialità: ma no, figli miei, siete giornalisti, restate giornalisti. Siete un'altra razza. Fidatevi. Che altro? Difficile che trovino spazio schede sui classici, a meno che non si tratti di classici laterali o minori o mezzi rimossi o belli impolverati. Difficile che trovino spazio i romanzi di genere. Difficile che trovino spazio i libri dei grandi rivoluzionari che si fanno pubblicare, da sempre, dal padrone del paese, tra Mondadori, Einaudi e relative controllate. Però sono comunisti, eh? Come no. Che altro? Non si trova niente di diverso da schede di lettura o interviste o esotici e letterarissimi reportage. Niente racconti scritti dalla redazione, niente poesie scritte dalla redazione. Qualche foto, ogni tanto, ma così. Inter nos. Non guardatele. Rubano l'anima, è vero. E poi, che palle...

 

.Quale male affligge oggi l'editoria italiana?

Risposta complicata. Diciamo che è abbastanza folle che certi gruppi editoriali, medi e grandi, si stiano indebitando alle stelle, gonfiando il fatturato ad arte, e da parecchi anni. Ed è abbastanza ridicolo e “misterioso” che escano così tanti libri senza che possano, realisticamente, avere dei lettori. Eh. Glisso su quel che penso di certi autori e certi editor, ma penso si possa capire. Tutto finto tutto finto tutto finto. Al contempo credo sia incredibilmente stupido che la vanity press possa farsi pubblicità sulla prima pagina dei quotidiani e sulle tv. Perché dovrebbe essere bandita, per legge, o almeno pesantemente regolamentata. Poi devo dire che trovo mortalmente cattivo e sbagliato che noi autori – in questo caso non faccio il lettore – abbiamo guadagni così bassi, rispetto a chiunque altro. Che senso ha prendere solo il 6 o il 7 per cento del prezzo di copertina, se il libro l'ho scritto io? Se ci pensi è una gran presa per il culo, che ci sia chi prende quanto me per fare il promotore del mio libro. E taccio sul distributore, per dire. Ma va be': questa è l'Italia, terra di Bondi e Cicchitto al governo da un ventennio: ti stupisci dell'ingiustizia? No. Che altro. È demenziale e intossicante che certi grandi gruppi editoriali controllino anche la distribuzione dei libri. E glissiamo sulla promozione. Meglio. Infine, è stomacante entrare nelle grandi librerie ed essere serviti da un Geppetto che manco sa chi era Giani Stuparich, e magari va a cercartelo tra i russi. Infatti io non ci entro quasi mai, se non per qualche presentazione [da relatore eh? Da autore capita di rado. Chissà perché].

Insomma, che dire. L'editoria italiana è abbastanza finta. Diciamo quasi del tutto finta. Io ho questo pallino dei veri piccoli editori forse perché ho il pallino delle cose vere. Che sono molto poche. Pochissime. E sai cosa? Tutte le volte che mi accorgo che sono “molto poche” mi sento sempre più solo, e ogni anno questa cosa peggiora, e non so, non so. Me ne vado?

 

.Lei è uno scrittore, oltre che un attento critico, può parlarci di questo aspetto.

Una volta pensavo che sarei campato di letteratura, da adulto. Poi ho capito che potevo campare di scrittura, da adulto. Di scrittura e non di letteratura: ben diverso. Poi ho capito che può essere molto triste campare di scrittura, da adulti. Perché scrivi qualunque cosa per i committenti più disparati e ti ritrovi veramente saturo, e stanco di doverti smazzare per farti pagare, o va be'. Troppo spesso, sì. E ti ritrovi stanco di sentirti robotizzato. E spersonalizzato (tanto... troppo). Niente, meglio leggere che scrivere, per lavoro. Tutta la vita.

Una cosa ancora posso dire. Che come critico sono diventato più cattivo, con me stesso. E ho sempre meno voglia di pubblicare. Infatti sto pubblicando poco, da anni. In compenso, condivido molto le mie letture, per quanto possibile.

 

.Perché l'attenzione degli addetti ai lavori fatica a dirigersi verso i giovani italiani?

Forse in era pre-tondelliana, ma adesso è decisamente cambiato tutto. Faticano, semmai, a dirigersi verso i quaranta/cinquantenni “fuori dal circuito” o verso gli outsider, in generale. Certe case editrici creano gli esordienti in laboratorio. Creano i giovani e le giovani, soprattutto, con strane alchimie abbastanza ridicole. È una cosa abbastanza comica, perché è troppo ripetuta. Ma infatti uno smette di prenderli in considerazione, quegli editori, quando ti mandano certi comunicati stampa, o peggio quando fanno scrivere su certi giornali e certe webzine che loro sì che hanno scoperto un giovane. Giovane, giovane. Ah. E poi, facci caso: secondo libro? Quale secondo libro? Ti credo.

Io sono contento di essere invecchiato. Come autore, come lettore. Sogno di essere invendibile. Letterato puro, non vende, non pubblicategli più niente. Oltretutto non è marxista e non ha mai bazzicato centri sociali. Davvero. Carne morta. In effetti dovrei cominciare a stare zitto. Tra un po', prometto. Sono stanco, confermo. Molto stanco. Esausto.

 

.Cos'è il domani per Lankelot?

Io credo che il domani non esista. In assoluto. E se Dio mi darà un domani, sarò grato a Dio. Ogni giorno è un miracolo. Veramente. E quindi, a dirti la verità, non so proprio. Tutte le volte che pianifico qualcosa mi sento presuntuoso. Eppure ho sempre davanti una “visione”. Come ti dicevo, a volte penso di avere detto abbastanza e di dovermi sganciare da quel che ho contribuito a creare e ideare e animare. A quel che ho plasmato. Altre volte penso l'opposto, e quindi penso che devo dare ancora tutto per una causa che è più sociale e politica e paradigmatica di quanto uno possa pensare. Cioè Lankelot per me è veramente la dimostrazione che i lettori e gli scrittori che parlano da lettori sono quelli che devono parlare di libri, ai loro simili. Loro e basta, però. E penso che questa sia la cosa veramente rivoluzionaria che poteva e doveva succedere nelle patrie lettere. Questa è la cosa veramente rivoluzionaria, l'unica. Non credete a quei cialtroni che parlano di socialismo: oltre a essere falsi, sono anche completamente fuori dal tempo. Ma tanto. Va be'.  Una volta stavo in fissa con Tyler Durden, ora è passato del tempo. Ci sto ancora in fissa.

 

.Un invito a leggervi.

Domani chiudiamo, sbrigati. Domani non esiste. Non è mai esistito.

 

Grazie. Interviste scritte ne ho rilasciate poche, in questi anni. Felice questa sia una di quelle.

 

Quattro chiacchiere di Alex Pietrogiacomi

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