Flavio Caprera, autore di Jazz Music: intervista - Gufetto Magazine

Flavio Caprera, autore di Jazz Music: intervista

Ho conosciuto Flavio Caprera dopo aver comprato il suo libro "Jazz Music" (Piccola biblioteca oscar Mondadori) ed è stato un colpo di fulmine. L'amore dimostrato nei confronti del jazz è tangibile e visibile negli occhi di un ragazzo ( che sembra un musicista di colore) di una semplicità e simpatia sconcertanti. Alla fine ho tirato giù qualche domanda ed ecco quello che ne è uscito.
 
Cos’è per te il jazz? Musica o stile di vita?
In pricipio, tanti anni addietro era solo musica e curiosità. Piano piano il mio rapporto con la musica jazz è cambiato, è diventato più profondo e condizionante. Il mio carattere è cambiato, il jazz mi ha dato più tranquillità, profondita d'analisi e capacità d'improvvisare nella vita. In un certo senso è diventato uno stile di vita.
 
Come è nato il tuo libro?
Lavorando nell'editoria mi sono accorto e reso conto che libri divulgativi sul jazz e a prezzi modici non ce ne sono. Così ho messo insieme passione e esperienza professionale ed è nato Jazz Music, che è una costola del libro fotografico precedente, sempre sul jazz, che ho realizzato per la rivista "Panorama.
 
Creare un “dizionario” sui grandi che tipo di lavoro e di aspettative ha generato?
Per alcuni aspetti ansia, perchè avendo pagine limitate sono stato costretto ad eliminare alcuni musicisti e poi la paura di non centrare i passaggi fondamentali della loro intensa carriera artistica.
 
Come hai selezionato la discografia?Specie quella dei grandi...
"Ho cercato di selezionare la discografia seguendo tre criteri: il venduto di ogni singolo disco; la media di gradimento dei più importanti critici di jazz al mondo e la disponibilità del disco nei diversi canali di vendita.
 
Dovendo spiegare in tre nomi una vita all’insegna di questa musica?
Lester Young, Charlie Parker e John Coltrane. Aggiungerei un quarto: Billie Holiday,
 
La storia che avresti voluto vivere?
Bella domanda! Più che la storia mi sarebbe piaciuto vivere nel pieno del periodo be bop. Saranno stati anni fantastici e ricchi di tante singole storie.
 
La vita che più ti ha commosso?
Ce ne sono diverse ma quella di Bessie Smith ha un finale tremendo: lei ha un gravissimo incidente stradale e muore per le lesioni riportate. Secondo le cronache del tempo, diversi ospedali ne rifiutano il soccorso perchè nera. Tutto questo avviene nel momento in cui stava cercando di risalire la china dopo diversi anni in cui la sua carriera artistica aveva subito dei pesanti ridimensionamenti.
 
Chi bisogna avere assolutamente in casa?
Verrebbe fuori un elenco lunghissimo però proviamo a fare alcuni nomi: Louis Armstrong, Duke Ellington, Count Basie, Billie Holiday, Charlie Parker, Thelonious Monk, Miles Davis, John Coltrane…
 
Quanto sei jazz?
Non abbastanza. Vorrei riuscire a "sentire" ancora di più questa splendida musica.
 
Dove va il jazz oggi?
Credo che il jazz sia ancora vivo. E' il livello medio che si è molto alzato dando l'impressione di appiattimento. Oggi i musicisti sanno suonare tutto e tecnicamente sono impressionanti. Come musica si è aperta ad altre sonorità estranee al jazz che la arricchiscono e ne apportano nuovi spunti. Poi c'è sempre latente, come è successo nella storia di questa musica, quell'invenzione improvvisa, radicale, che ne modifica i connotati e ne decreta un passo avanti. E questo momento sono in tanti ad aspettarlo e riviverlo magari attraverso un jazzista rivoluzionario.
 
Cosa ne pensi del jazz italiano e delle nuove leve?
Il jazz italiano ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. La qualità media dei musicisti è elavata e gli stessi, credo, in questo momento sono secondi solo agli statunitensi. Le nuove leve sono straordinarie e innovative. Ottimismo, credo che sia la parola giusta.
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