Fabio Barcellandi: intervista - Gufetto Magazine

Fabio Barcellandi: intervista

Fabio Barcellandi, classe 1968, è uno scrittore che può volare. Il suo libro di poesie “Parole alate” prende in prestito il titolo dell’omonima canzone di Meg. Se si scorge infatti l’indice del libro si può leggere per intero il testo della canzone. Ogni frase diventa quindi il titolo di una poesia.

Mi racconti brevemente qualcosa di te?
Potrei dirti che so volare!
Ma non è merito mio, no, né un’innata capacità. È merito di mia moglie, Betty, è lei che sa farmi volare, grazie anche al paio d’ali di cui mi ha dotato: Laura e Anna. Ciò che so fare io, piuttosto, è far volare, sulle ali della poesia, chi avrà la curiosità e la sensibilità di leggere le mie parole, alate.
Com’è nata l’idea per il libro “Parole alate”?
È nata dall’esigenza di contribuire a un rinnovo della poesia, per renderla contemporanea, affinché si possa tornare a interessarsene, la musica già lo fa da tempo, ma io ho voluto sperimentare il passaggio inverso e questa canzone di Meg pareva rispondere così perfettamente a quest’esigenza, vuoi per il titolo – “Parole Alate”, disponibili quindi a migrare da un campo all’altro senza soffrirne – vuoi per gli argomenti trattati – così eterogenei da permettermi di toccare quante più corde emozionali – che non ho potuto non accettare la “sua offerta”.
Sai se esistono altri libri che utilizzano la tua stessa idea?
Di poesia non credo proprio, di narrativa, men che meno, l’unico esempio che mi viene in mente, ma solo per analogia, ché l’idea di base è differente, è una raccolta di racconti di Paolo Repossi, “Se c’è una strada sotto il mare (36 canzoni)”, Cicorivolta Edizioni: “Ogni racconto è ispirato a una canzone, o a una parte di essa. Così, come le tue canzoni non ti tradiscono mai, sfogliare questo libro e appassionarsi alla lettura è un po' come respirare il corso del tuo tempo e in fondo della tua storia: è una cosa molto semplice e contemporanea, capisci? Quasi come mangiare pane e salame, quasi come bere un bicchiere di vino nostrano. (P.West)”
Come sono nate le poesie che lo compongono?
Ognuna ha una sua genesi ben definita e una propria storia, ma dovendo essere breve, dico che la canzone di Meg mi ha a tal punto “impressionato”, nel senso migliore del termine, che dovendo dare un titolo ad alcune poesie, mi veniva spontaneo, naturale, utilizzare le sue parole. È così che si è sviluppato il primo nucleo di testi, in seguito, dopo che l’idea andava concretizzandosi, ho fatto l’esatto contrario, ispirato dalle parole di Meg, che sono divenute i titoli di ogni poesia, ho composto le poesie rimanenti.
 
Hai avuto problemi di copyright per l’utilizzo dei titoli delle poesie?
No, nessun problema di copyright, l’importante era indicare la fonte e il detentore dei diritti e io l’ho fatto.
Meg ha espresso un parere sul libro? Come ha commentato?
Meg è stata molto gentile e disponibile e ha voluto leggerlo, è ovvio, e questo è il suo testuale commento: “Ciao Fabio, ho ricevuto il libro... mi ha emozionato non poco vedere un lavoro simile, ispirato, verso/per/verso ad una mia canzone! Davvero grazie di cuore e complimenti a te. Un forte abbraccio, M”
Hai in preparazione altri libri?
Veramente sì. Certo non scrivo solo poesie, e progetti - ma forse dovrei dire sogni - nel cassetto non ne mancano, ma per restare con i piedi per terra, la cosa più concreta, paradossalmente, a cui sto lavorando, che sto ultimando, è una raccolta di poesie “dark” il cui titolo provvisorio è: “Nero, l’inchiostro (che tu chiami parole)”.
Vuoi aggiungere qualcosa?
Se posso, vorrei fare un invito, che, ahimé, suona più come un appello: leggete una poesia al giorno, non leverà il medico di torno, ma renderà dolce anche la più amara delle medicine!
 
 
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Grazie a: Fabio Barcellandi
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