FALSTAFF@Teatro Stabile di Torino: un gioco spiazzante

In scena al Teatro Stabile di Torino fino al 2 novembre 2014, “Falstaff”uno spettacolo che rimescola il famoso e amato personaggio shakespeariano con pizzichi di Nietzsche, Verdi, Kafka, Gus Van Sant e qualche modernità.

L'elemento scenico e l'allestimento assumono un ruolo che li rende in qualche modo personaggi essi stessi e che, già dal primo colpo d'occhio, riflette la natura ibrida, anacronistica e cacofonica della piece.
Divani moderni, drappi, elementi di caos, un tavolo con un vistoso microfono e protesi di pance e petti posticce.

Giuseppe Battiston è istrione e figura centrale, Falstaff per buona parte dello spettacolo, attorno a cui ruotano personaggi surreali, variazioni metaforiche sul tema umano: due donne che ne rappresentano una sola, dallo strumentale nome di Doll; un commilitone quasi robotico, nel suo incepparsi, nel suo adoperare modernissime pistole ad aria da compressore e vittima di interferenze sonore che rimbalzano da suoni anarmonici alle prime note di canzoni moderne; un'ostessa dai vistosi abiti moderni e moderni occhiali da sole; un personaggio che è giudice e narratore allo stesso tempo, che costantemente oscilla come appartenente ed elemento esterno dell'illusione scenica; un braccio destro che è quasi un'eco; un cugino che è spalla quasi silenziosa.

Chiave dello spettacolo il rapporto tra lui e il giovane principe che ha corrotto, il futuro Enrico V, ben interpretato da Andrea Sorrentino. È infatti il rapporto tra padri e figli il cuore nevralgico della rappresentazione, come sarà chiaro soprattutto nel momento in cui Battiston assumerà le vesti di Enrico IV in un cambio scena radicale realizzato tramite un gioco di funi organizzato direttamente dagli attori in scena.
Tutto lo spettacolo è come questo cambio scena: la finzione esposta, i suoi ingranaggi metaforici bene in vista. Tutto lo spettacolo si comporta come le protesi che a volte gli attori indossano e a volte semplicemente portano con se come suppellettili: oscilla costantemente uscendo ed entrando nel meccanismo di sospensione di incredulità.

Il risultato è spesso cacofonico e spiazzante
, ma non sempre in un senso positivo. Si finisce spesso per trovarsi "fuori", scollegati, sconnessi. Diversi sono i momenti in cui ci si sente sballottati ed estranei, perdendo di empatia per i personaggi, tanto quanto per la rappresentazione stessa.
 

#INTEATRO-Spettacoli in scena a Roma

GUFETTO riassume gli appuntamenti teatrali in vista nella prossima settimana in ordine di Prima


IN EVIDENZA
DAL 21 AL 26 OTTOBRE 2014
IL GIOCO DI MARIO
s
critto e diretto da Alioscia Viccaro con Anna Lisa Amodio, Claudio Morici, Alioscia Viccaro
CASA DELLE CULTURE
(BIGLIETTO RIDOTTO A 8 EURO PRENOTANDO COME LETTORI DI GUFETTO.IT)

Spettacolo teatrale sulla dipendenza dal gioco d'azzardo presentato dalla compagnia Malapianta. Una storia semplice, una storia d'amore, che parli di uomini e donne in carne ed ossa, senza retorica ne pregiudizi, per contribuire ad affrontare un fenomeno così drammatico e di gravi implicazioni anche per il nostro tessuto sociale.
Anche se la ludopatia, o per meglio dire l'azzardopatia, è un tema poco frequentato sia dai cittadini chedai media, basterebbero un paio di dati, invece, per farne uno degli argomenti più importanti da conoscere e affrontare: le mafie nell'anno passato hanno incassato 26 miliardi di euro dal gioco d'azzardo (legale e illegale) mentre 790mila sono i giocatori “problematici”, cioè coloro che posso diventare dipendenti dal gioco d'azzardo (si pensi che gli alcolisti in Italia sono circa 1 milione).


DAL 17 OTTOBRE AL 2 NOVEMBRE 2014
RAPSODIA UNGHERESE di Luca De Bei
Regia di Norma Martelli con Paila Pavese, Federica Bern e Luca De Bei
TEATRO DEI CONCIATORI
(BIGLIETTO RIDOTTO A 8 EURO PRENOTANDO COME LETTORI DI GUFETTO.IT)

Lui, la madre, l' altra. In un rapporto strettissimo, simbiotico tra una madre e un figlio si inserisce, per la prima volta e a sorpresa, una giovane donna. Lui, infatti, dopo molti anni di certezze rispetto al proprio orientamento sessuale, ora dichiara alla genitrice e al mondo intero il suo clamoroso "coming out".
Questo sembra destabilizzare completamente la madre, che rischia di perdere l'esclusività d'essere l'unica presenza femminile nella vita del figlio.


DAL 30 SETTEMBRE AL 26 OTTOBRE
IL PRIGIONIERO DELLA SECONDA STRADA
Di Giovanni Anfuso con Maurizio Casagrande e Tosca d’Aquino 
TEATRO GOLDEN
Recensito da Antonio Mazzuca
 

IL GIOCO DI MARIO@Casa delle Culture dal 21 al 26 novembre 2014

Alla Casa delle Culture "Il Gioco di Mario" di Alioscia Viccaro , un altro interessante spettacolo che, dopo  il divertente "L'ora del Caffè" indaga un fenomeno tra i più diffusi e pericolosi nella nostra società: la ludopatia, o per meglio dire l'azzardopatia e le sue implicazioni sociali.
 

RAPSODIA UNGHERESE@TEATRO deiCONCIATORI dal 17 Ottobre al 2 Novembre 2014

Al Teatro dei Conciatori andrà in scena RAPSODIA UNGHERESE, un testo di Luca De Bei, per la regia di Norma Martelli, con lo stesso De Bei, Paila Pavese e Federica Bern reduce dal successo di “Sonata per ragazza sola” (vedi Recensione di Herbert Natta). 

Trama
Lui, la madre, l' altra. In un rapporto strettissimo, simbiotico tra una madre e un figlio si inserisce, per la prima volta e a sorpresa, una giovane donna. Lui, infatti, dopo molti anni di certezze rispetto al proprio orientamento sessuale, ora dichiara alla genitrice e al mondo intero il suo clamoroso "coming out".
Questo sembra destabilizzare completamente la madre, che rischia di perdere l'esclusività d'essere l'unica presenza femminile nella vita del figlio. La donna però non si arrende al fato crudele che sembra privarla dell'unico punto fermo della sua vita e del suo impegno civile nel mondo Glbt e dichiara battaglia all'intrusa. Ecco allora che l'altra dovrà difendersi dagli attacchi della Madre impegnata nella sua personale crociata, ma dovrà anche riflettere a sua volta su se stessa e sulle sue scelte. Le carte si scombinano, gli equilibri saltano, i nervi affiorano, le tensioni esplodono, gli orizzonti si trasformano mentre ogni certezza viene messa in discussione, persino la musica per pianoforte di Franz Liszt.

DAL 17 OTTOBRE AL 2 NOVEMBRE 2014
La Compagnia della Luna di Nicola Piovani
RAPSODIA UNGHERESE di Luca De Bei
Regia di Norma Martelli con Paila Pavese, Federica Bern e Luca De Bei

TEATRO DEI CONCIATORI
C.U.T. – Contemporary Urban Theatre - 100% TAGLIO CONTEMPORANEO
Tel. 06.45448982 – 06.45470031 -
TIPOLOGIA BIGLIETTI
Intero € 18,00 - Ridotto € 13,00 - Ridotto € 10,00 + tessera obbligatoria di 2 euro
Riduzione biglietto a 10 euro prenotando come lettore di Gufetto.it!
ORARIO SPETTACOLI:
dal martedì al sabato ore 21,00 domenica ore 18,00
 

NUMERI: tutto quello che conta da zero a infinito@Palazzo delle Esposizioni

“Non preoccuparti delle tue difficoltà in matematica; posso assicurarti che le mie sono ancora maggiori”, scriveva Albert Einstein nel 1943 alla liceale Barbara Wilson.

Si avvicina il 2015, l'anno che marca il centenario della rivoluzionaria Teoria della Relatività di Albert Einstein. Proprio in occasione di questa ricorrenza che ha cambiato il nostro modo di vedere le cose rendendoci consapevoli della dimensione spazio temporale, si aprirà la mostra al Palazzo delle Esposizioni dal16 ottobre 2014 al 31 maggio 2015.
"La cultura è unica, non esistono divisioni tra settori al suo interno: Archimede fa parte della cultura antica allo stesso modo di Euripide", ha dichiarato il curatore Claudio Bartocci, durante la presentazione alla stampa. Perché i numeri, autentici ABC della scienza, non sono bestie nere da cui sfuggire. Tutto il contrario: essi non solo permettono di comprendere ciò che ci circonda, ma sono la base da cui partire per immaginare ogni cosa, perfino l'infinito.
Ecco perché la mostra coniuga, ha spiegato Franco Bernabè, presidente dell'Azienda Speciale Palaexpo, "l'aspetto scientifico a quelli didattici e artistici, con elementi interattivi per coinvolgere i ragazzi delle scuole". Il segreto per non guardare i numeri con diffidenza è dunque saperli approcciare nel modo giusto. Un aiuto in questo senso arriva dalle undici sezioni del percorso espositivo, tutte molto curate, nonché dalla sala From Digit to digital, "Ora facciamo i conti" e "La matematica è un'opinione".

Dal cervello umano, predisposto a manipolare numeri e quantità, ai primi calcolatori della storia, dal manoscritto di Fibonacci alle ultime frontiere della tecnologia: la mostra offre al pubblico un percorso che dal passato arriva al futuro, tra installazioni multimediali e reperti antichi, con l'obiettivo dichiarato di rivolgersi non soltanto a esperti delle scienze, che con i numeri di certo hanno più dimestichezza, ma anche ai più riluttanti, fino ad arrivare ai bambini.
Grazie a exhibit interattivi e installazioni multimediali - da un modello del cervello che mostra quali aree si "accendano" quando contiamo a una "macchina per antropometria" che misurerà i visitatori con unità inconsuete, fino a un sintetizzatore che permetterà al pubblico di giocare con scale e frequenze – affiancati a preziosi reperti provenienti dai più prestigiosi musei internazionali: dalle tavolette babilonesi del Louvre all'Osso di Ishango, uno dei primi esempi di registrazione numerica da parte di mano umana risalente a circa 20 mila anni fa, alle tavolette babilonesi provenienti dal Louvre di Parigi; dagli abachi antichi del Museo Nazionale Romano, alla Pascalina, una calcolatrice meccanica del Seicento.
Inoltre, proveniente da Monaco di Baviera, un esemplare di Enigma, la macchina utilizzata dai tedeschi per spedire messaggi cifrati durante la seconda guerra mondiale: perché anche un argomento apparentemente astratto come quello dei numeri primi può avere ricadute molto concrete come nel campo della crittografia. Ma non mancherà nemmeno una riflessione sulla dimensione astratta dei numeri, su cui l'uomo si è da sempre interrogato.

Il numero di exibit interattivi in particolare è molto elevato, studiati appositamente per lo spazio museale ed ha una forte vocazione didattica e scientifica che ha come target il mondo giovanile. Proprio in occasione della mostra, Il Gioco del Lotto - Lottomatica invita il pubblico dei più piccoli (e i loro genitori) a esplorare il mondo dei numeri attraverso due iniziative gratuite, Open Evening (il 19 e il 26 ottobre, ingresso libero dalle 18 alle 21) e Io gioco con l'arte (sempre il 19 ottobre, visite animate per ragazzi e laboratori per bambini), e una serie di "Incontri con i numeri", approfondimenti con esperti in programma dal 23 ottobre al 12 febbraio.
Tutte le iniziative fanno parte de "Il Gioco più tuo in tour", un progetto che mira, come spiega Marzia Mastrogiacomo, direttrice del Gioco del Lotto, "a far scoprire le bellezze delle città corrispondenti alle ruote del lotto". Un obiettivo da perseguire anche con la mostra: "I numeri sono elementi fondanti del Gioco del Lotto", dichiara, "e ci piacerebbe farli conoscere a persone di tutte le età".

Come d'abitudine, il Palazzo delle Esposizioni propone, sui temi della mostra, un ricco programma di incontri per approfondire, spiegare, riflettere. Con l'aiuto di intellettuali e docenti, utilizzando i numeri, o partendo da loro, si parlerà di musica e di arte, di bellezza e di guerra, di comunicazione non verbale e di organizzazione della società.
Ed infine fino al 27 novembre, una interessantissima rassegna cinematografica.
 

Frankfurter Buchmesse: le novità finlandesi

Continuiamo col report della Fiera di Francoforte, realizzato per noi da Paola Brigaglia: dopo un rapido giro per i padiglioni, ecco le novità finlandesi più interessanti, presentati alla Frankfurter Buchmesse!

Dopo qualche giorno di visita alla Fiera di Francoforte, ci si inizia a rendere conto delle sue grandi dimensioni: cinque hall grandissime, ognuna su più piani ospitano stand di editori suddivisi per nazionalità e argomenti.
Tra gli altri, ci sono padiglioni dedicati all’arte, quelli il cui tema è la tecnologia, alcuni sono rivolti ai bambini, c’è lo spazio dove risiedono le agenzie letterarie e, ovviamente, una enorme parte dell’esposizione è riservato alla letteratura. Oltre alle hall interne, ci sono anche degli spazi esterni, dove, oltre ai mercatini e ai chioschi che vendono würstel e patatine, hanno luogo varie attività, letture, dibattiti, incontri con autori.

Girando per gli interminabili corridoi, è stato certamente interessante notare dei vecchi libri tedeschi in mostra, risalenti alla prima metà del novecento e con tematiche per lo più storiche e politiche. Libri sulla rivoluzione russa, sul nazismo, sul Wirtschaftswunder (miracolo economico) catturavano l’occhio con le loro copertine dal design avanguardistico e colorato.
Gli stand degli editori e delle agenzie letterarie erano gremitissimi ed era quasi impossibile riuscire a ottenere udienza se non si era prenotato un appuntamento già da molti mesi prima. Il padiglione della Finlandia, paese ospite d’onore del 2014, si trovava nel Forum, edificio che si trovava vicino al corridoio che collegava la hall 3 con la hall 5.

Ogni giorno una programmazione serratissima, con eventi e incontri che si susseguivano l’uno dopo l’altro incessantemente. Vari sono stati gli scrittori di punta invitati alla Fiera e citati durante le discussioni.
Arto Paasilinna, prolifico autore conosciuto soprattutto per il caso letterario che lo ha reso famoso in Italia nel 1994, “L’anno della lepre” (uscito in Finlandia quasi vent’anni prima, nel 1975) e autore di parecchi altri noti romanzi pubblicati da Iperborea, è stato oggetto di un dibattito con il giovane autore Tuomas Kyrö, che a lui per molti versi si è ispirato. Il filo conduttore della scrittura di entrambi è un’ironia un po’ surreale, che si lega a situazioni tipiche della vita quotidiana finlandese, che nei due scrittori assume connotazioni simili, ma diverse a causa dei trent’anni che li separano. Due generazioni a confronto in una Finlandia ormai cambiata e alle prese con problemi nuovi, ad esempio quello dell’immigrazione: Kyrö riesce a dar voce in modo spassoso anche all’indecifrabile punto di vista degli stranieri sul proprio paese, problema che il Paasilinna della stessa età, non si trovò ad affrontare come preminente nella società di allora.

Un’altra scrittrice che ha presenziato alla Fiera di Francoforte, addirittura pronunciando il discorso di apertura, è Sofi Oksanen, eccentrica autrice trentasettenne, pubblicata in Italia da Guanda e Feltrinelli. Le sue origini sono per metà finlandesi e per metà estoni. Nei suoi romanzi le vicissitudini, spesso dolorose, dei protagonisti, con le loro storie di violenza, crimine e crudeltà, si snodano appunto sullo sfondo dell’Estonia degli anni sovietici. Tra i vari riconoscimenti che ha ottenuto, nel 2009 ha ricevuto anche un premio da parte degli organizzatori dell’Helsinki Pride per il suo attivismo nell’ambito LGBT.

Erano presenti anche tanti altri giovani nomi del panorama letterario finlandese contemporaneo, tra cui Salla Simukka, Sari Luhtanen e Miikko Oikkonen, autori di libri fantasy tradotti anche in italiano (Trilogia di Biancaneve e Nymphs). Oltre agli incontri e ai dibattiti, c’è stato anche tempo di assaggiare qualche specialità finnica offerta dagli organizzatori.
È così che si sono potuti alternare nella stessa giornata diversi sapori stranieri: dai Brezel e l’Apfelwein di Francoforte, alle tartine di riso e il liquore alla liquirizia salata di Helsinki. In entrambi i casi ottimi accompagnatori di queste giornate culturali.
 

MORTACCIA@Teatro Ghione: la Morte non è mai stata così meravigliosa!

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Mortaccia @TeatroGhione parla di Morte ma è un inno alla Vita, perchè per i vivi c’è ancora la possibilità di cambiare la propria vita
@GufettoTeatro


La morte non è mai stata così meravigliosa, Veronica Pivetti interpreta magistralmente il ruolo della “Morte” nello spettacolo “MORTACCIA LA VITA E’ MERAVIGLIOSA”.

Veronica Pivetti nel suo ultimo libro “Ho smesso di piangere” scrive “Mi aggiravo per la mia vita con una falce sulla spalla e un mantello nero fino ai piedi”, e proprio così due anni dopo la ritroviamo a teatro con una falce, vestita di viola e nero nei panni della morte o meglio della Mortaccia.

Il titolo ha un rimando ad una novella di Pasolini, il testo brillante e scorrevole è scritto da Giovanna Grà, che ne ha curato la regia. Con la Pivetti sul palco si aggirano funerei personaggi, “Sentenza” interpretato da Elisa Benedetta Marinoni e “Funesto” interpretato da Oreste Vannoni, maggiordomo millenario devoto.

Lo spettacolo si articola in una sorta di dialogo cantato che la morte ha con il pubblico e che mette davanti all’uomo la sua stessa efferatezza dicendogli che ha superato la morte in crudeltà.
La scena si svolge in un cimitero, lì al buio troviamo la signora delle tenebre, che si compiace delle morti, disapprovando però l’uomo che dissipa le sue risorse, le relazioni, venendo meno al rispetto per il prossimo.
Una morte che a tratti ha dei risvolti fetish, sessualmente privi di inibizione, naturali puri e semplici. Non mancano riferimenti alla situazione economica attuale, a quelle scelte politiche dalle quali scaturiscono conseguenze dannose per la vita dell’uomo, per l’uomo ingegnoso e buono di cuore, perché Mortaccia sa riconoscere i puri.

Lo spettacolo “Mortaccia - La vita è meravigliosa” parla di morte, ma è un inno alla vita, è una continua consapevolezza che per i vivi c’è ancora la possibilità di cambiare la propria vita, a differenza invece di chi è già andato nelle tenebre e non ha più potere decisionale.
A tratti nello spettacolo si ritrovano ambientazioni all’Horror Picture Show con personaggi irriverenti e fortemente caratterizzati dai costumi di Valter Azzini. La musica di Maurizio Abeni, è costantemente presente non solo come base del testo, ma anche come intramezzi musicali.

Lo spettacolo “Mortaccia la vita è meravigliosa” è in scena al TEATRO GHIONE dal 14 al 26 Ottobre.
 

MEMLING@Scuderie del Quirinale

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MEMLING @ScuderieQuirinale, percorso ricco e suggestivo sull'artista anello di congiunzione tra la cultura tedesco-fiamminga e italiana

Dall'11 ottobre 2014 al 18 gennaio 2015 alle Scuderie del Quirinale è in corso la mostra: “Memling. Rinascimento fiammingo” curata dallo storico dell’arte tedesco Till-Holger Borchet.

La retrospettiva si presenta come la più completa mai realizzata prima sull'artista tedesco, che nacque intorno al 1435-40 e, dopo un breve apprendistato di pittore a Colonia, trovò la sua fortuna nella città di Bruges, dove aprì una sua bottega a partire dal 1465. A Bruges, Memling ebbe numerose e prestigiose commissioni da parte di mercanti del posto e non solo tanto che la sua bottega divenne la più prolifica della città. Un quarto dei suoi clienti erano mercanti italiani e questo ci spiega la grande diffusione delle sue opere nel nostro paese.

In esposizione troviamo quindi i suoi lavori più belli insieme a quelle degli artisti fiamminghi più attivi e di alcuni maestri italiani che dal suo stile furono largamente influenzati. Alcune opere, provenienti da musei e gallerie italiane, sono state restaurate in occasione dell’importante retrospettiva.
Degno di nota è lo scenografico allestimento della mostra che riesce a riempire in modo armonico gli ampi spazi delle scuderie; Le pareti dei saloni sono un continuo susseguirsi di grandi pannelli color grigio/argento che sembrano quasi incastonare al loro interno i capolavori di piccolo formato dell’artista.
Alcune grandi teche, sempre sui toni del grigio/argento, contengono come in uno scrigno alcuni preziosi trittici. Le parti descrittive e didascaliche sono invece evidenziate e incorniciate da una lunga striscia di colore rosso, unica nota di colore all'interno della davvero ben fatta scenografia della mostra, che insieme ad una suggestiva e bene studiata illuminazione rende il percorso espositivo fluido e piacevole.

Il percorso comincia con la serie dei ritratti, genere al quale Memling deve la sua fama internazionale. I suoi committenti italiani commissionano all'artista diverse tipologie di ritratto in un epoca nella quale avere un opera su legno di origine fiamminga era considerato uno status simbol, un modo per celebrare la propria potenza e ricchezza. Memling raffigura i suoi soggetti di fronte ad uno sfondo neutro o davanti ad un ambientazione architettonica o naturalistica oppure all'interno di dipinti devozionali, nei quali il committente era raffigurato in ginocchio, nel momento della preghiera. Tra tutti, ricordiamo il bellissimo ritratto di Benedetto Portinari, nipote del direttore del banco Mediceo nella filiale di Bruges, che fece da modello a Leonardo Da Vinci per la Monna Lisa.
Si passa poi attraverso una serie di lavori che vanno ad esaminare il Memling narratore, Nella “Passione di Cristo”, commissionata da Tommaso Portinari intorno al 1470, vi sono rappresentati più eventi simultaneamente. Si trovano, infatti, 200 figure coinvolte in 23 scene minuziosamente descritte con una prospettiva a volo d’uccello e un modo straordinario di rendere la transizione dalla notte al giorno nella continuità dello spazio e della luce.

Al secondo piano troviamo esposte una serie di piccole e preziose tavole destinate ad esaltare l’esperienza religiosa del proprietario in un contesto privato. Il piccolo formato dava modo all’artista di sfoggiare la sua abilità nel descrivere i piccoli dettagli. Ricordiamo, ad esempio, i piccoli tondi raffiguranti la Madonna con il bambino, fatti per essere rigirati tra le mani durante la preghiera.
Seguono una serie di opere di autori fiamminghi, contemporanei di Memling come il Maestro della leggenda di Sant’Orsola che ebbe molte commissioni anche da clienti italiani. In mostra è esposto un bellissimo trittico, che combina le immagini devozionali della Mater Dolorosa e dell’uomo dei dolori, commissionato ad un’anonima bottega di Bruxelles dal cardinale Giulio de’ Medici (futuro Clemente VII) e poi donato alla cattedrale di Cagliari dove si trova tutt’ora.

Alla fine del xv secolo Memling è all’apice della sua carriera, i suoi dipinti, il suo stile, viene in qualche modo copiato anche da artisti Italiani come il siciliano Antonello da Messina, il fiorentino Domenico Ghirlandaio, del quale ricordiamo la copia del “Cristo coronato di spine” e il lombardo Bernardino Luini con la sua “Madonna col Bambino”. Parallelamente a questo, nei lavori di Memling ritroviamo motivi ed elementi decorativi di stampo italiano, soprattutto nelle raffigurazioni di Maria incorniciata da festoni e ghirlande stesi da puttini tipici degli artisti del rinascimento italiano.

Un percorso espositivo davvero ricco e suggestivo che ci racconta in modo chiaro la storia di un artista che fu l’anello di congiunzione tra la cultura tedesco-fiamminga e quella italiana, evidenziando i numerosi elementi di contaminazione e fascinazione reciproca tra il rinascimento italiano e l’arte fiamminga.
 

L'ORA DEL CAFFE'@Casa Culture: due donne dal passato,un incontro e il loro destino

Gufetto vi ricorda che PRENOTANDO A NOME GUFETTO.IT avrete una riduzione sconto sul biglietto di 8 euro, in luogo del biglietto intero

La nuova stagione della Casa delle Culture inaugura con una storia densa ed emozionante di e con le bravissime Daria Mariotti e Linda Sessa.

Lo spettacolo nasce da un’attenta rilettura de “Otello” di William Shakespeare, ed analizza i personaggi femminili più importanti: Desdemona ed Emilia e il loro punto di vista di donne. Si mette in luce il loro essere sottomesse ai mariti, spesso maltrattate e soprattutto la loro totale inconsapevolezza, il loro non voler aprire gli occhi alla realtà. La giovane Desdemona (Linda Sessa), ancora ingenua e molto innamorata del marito e la vecchia Emilia (Daria Mariotti), ormai avvezza a servire e a essere sottomessa al suo uomo, s’incontrano in uno spazio delimitato, quello del focolare domestico, durante l’ora del caffè, il momento in cui vengono fuori le confidenze femminili più intime.
Sulla scena un tavolo di legno, due sedie e una serie infinita di caffettiere, che Emilia, man a mano che il racconto va avanti, sistema pazientemente e con rassegnazione lungo un cerchio di stoffa riempito di chicchi di caffè che delimita la scena e lo spazio delle donne. Dentro al cerchio le due donne si confidano, la giovane Desdemona cerca conforto e aiuto nella più matura Emilia. Fuori dal cerchio tornano alle loro vite di mogli, assoggettate agli uomini, ben rappresentati da un attaccapanni in cui è appesa una giacca da uomo e da un appendiabiti su cui è appoggiato un cappello bianco che simboleggia il velo da sposa di Desdemona.
Bravissima Daria Mariotti nel gioco seduttivo che riesce a instaurare tra Emilia e il marito, semplicemente indossando metà della giacca da uomo appesa all’attaccapanni di legno; grazie ad una formidabile gestualità riesce a rendere in modo davvero efficace il rapporto di totale sottomissione e violenza che c’è tra moglie e marito. La giovane Desdemona, che ancora s’illude dell’amore di suo marito, continua ad agghindarsi con nastri colorati che, sul finale, deciderà di sciogliere uno ad uno; dopo continui rifiuti, finalmente accetterà il caffè dell’amica in un ultima scena in cui l’aroma forte invade tutta la sala, le luci si abbassano. Emilia, troppo abituata ad essere sottomessa al marito, perde l’ultima occasione di parlare e in qualche modo cambiare il destino della giovane e sfortunata sposa.
La storia da particolare si fa universale: sul palco non ci sono più Desdemona ed Emilia ma due donne qualunque, in qualsiasi parte del mondo, di ieri come di oggi e forse di domani. Il loro sentirsi inadeguate, la loro mancata consapevolezza, la rassegnazione ad un destino di sottomissione all’uomo che sembra segnato. Tutti elementi che oggi pensiamo superati e che invece, troppo spesso, ritroviamo tra le pieghe della pelle delle donne, delle loro mamme e delle loro nonne.

Ad accompagnare lo spettacolo, le musiche originali di Giovanni De Giorgi, rifinitura perfetta per questo piccolo, intenso e prezioso lavoro che vi consigliamo vivamente di non perdere.
 

SONATA PER RAGAZZA SOLA@Teatro Conciatori-Madre e figlia in punta di penna

Brillante, istrionica, coinvolgente, Federica Bern interpreta con garbo e mestiere “Sonata di una ragazza sola”, per la regia di Francesco Villano, in scena al Teatro dei Conciatori fino al 12 ottobre.

Un omaggio alla scrittrice Irène Némirovsky, alla sua penna dalla punta sottile, che incide con lucida ironia la scorza della società francese tra le due guerre. Uno stile semplice e acuto pienamente rispettato nell'adattamento teatrale.
L'attrice si affaccia in scena come un mimo: in un sobrio abito nero, imita i gesti di una timida ballerina. Si muove su un piccolo proscenio, rialzato rispetto al palco, definito da un mezzo sipario rosso. Un minimalismo che contrasta con la forza del testo e l'energia della recitazione generando un piacevole effetto umoristico.

Lo spettacolo è diviso in due parti, due prospettive, madre e figlia raccontano la preparazione di un evento mondano, una soirée che raccoglie sogni, desideri, speranze di entrambe. La ragazza, costretta nel ruolo di bambina, cerca un'occasione per essere donna; la donna aspira invece a tornare giovane, sentirsi viva, essere accettata nel bel mondo.
Tendenze uguali e contrarie, in conflitto apparente, unite nell'attrazione per un filo di perle che attira la prima e avvolge, quasi stritola la seconda. Francesca Bern è entrambe: non è necessario un cambio d'abito, basta il tono, le movenze, la mimica per capovolgere il punto di vista.

Unico appunto: il ritmo si sviluppa in calando. Dall'euforia sorprendente del racconto della giovane, la narrazione rallenta nelle più posate riflessioni della madre e la costruzione progressiva del finale si appiana in un orizzonte descrittivo continuo. L'attrice, tuttavia, cattura l'attenzione e la domanda su come riuscirà a chiudere la sequenza di parole trova risposta in un semplice ma acuto occhiolino.

 

Fiera del Libro di Francoforte: un giro nel padiglione della Finlandia

Francoforte: 8 ottobre 2014, ore 11 circa, comincia la Fiera del libro di Francoforte (Frankfurter Buchmesse).

La giornata viene inaugurata con la conferenza del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, on. Dario Franceschini. Gli argomenti trattati sono tutti di grande interesse. Si parla dell'iniziativa "Libriamoci" (organizzata dal MiBACT stesso e dal MIUR), che prevede tre giorni di lettura ad alta voce nelle scuole, con la collaborazione anche di attori e scrittori, al fine di avvicinare i ragazzi al mondo dei libri.

Si toccano i delicati temi degli aiuti alle librerie in difficoltà, della battaglia per il copyright e delle riforme da attuare prima che l'era digitale prenda il totale sopravvento. Il discorso insiste sull'importanza di comunicare ai più giovani, nati e cresciuti nell'epoca del multitasking e della trasmissione di informazioni rapida, sintetica e superficiale, il valore della lettura, che richiede, al contrario, concentrazione, costanza e una buona dose di "lentezza".
Vale la pena di riportare anche la riflessione finale della conferenza: alla domanda su come mai in Italia il numero di lettori sia tanto esiguo, il Ministro risponde che, essendo estremamente diffuso l'analfabetismo nel nostro Paese fino a qualche decennio fa, questo si è andato a incrociare con l'affermarsi di una certa televisione, che, in quanto strumento potentissimo di divulgazione di modelli di vita, si è troppo spesso mossa in direzione opposta a quella del far conoscere e amare i libri al grande pubblico.

Dopo questa immersione negli aspetti regolamentativi inerenti alla lettura, affrontiamo il mondo dei libri vero e proprio e facciamo un giro tra gli stand che, come ogni anno, affollano la Frankfurter Buchmesse.
La Fiera del libro di Francoforte non è aperta al pubblico. Pur essendo la più grande e importante del mondo in questo settore, è riservata agli "addetti ai lavori": editori, agenti letterari, traduttori, distributori, ecc. Ci sono stand di paesi da quasi ogni angolo del globo.
Girando qua e là si trova materiale sulla Georgia, sull'Azerbaigian, sulle isole Fær Øer.. ma soprattutto coglie la nostra attenzione il padiglione della Finlandia, il paese ospite d'onore di quest'anno.
Alcune grandi pareti circolari bianche e illuminate, con un disegno di nuvole lieve ed elegante creavano in uno spazio molto ampio, vari ambienti separati l'uno dall'altro, all'interno dei quali si svolgevano diverse curiose attività. Uno di questi ambienti era dedicato ai bambini ed era arredato in modo da creare degli angoli di casa fantastici e fiabeschi, con buffi compagni di gioco e mobili interattivi. In un altro c'era un tavolo con incisi i versi di giovani poeti finlandesi, e sul tavolo si trovavano matite e fogli, per imprimerle sulla carta e portarsi via la propria pagina. In un altro ancora c'era un macchinario che, tramite l'utilizzo di una cuffia, "leggeva" le onde magnetiche prodotte dal cervello e generava, a seconda di queste, una poesia ad esse consona.

Tutto intorno, negli spazi più grandi, si svolgevano incontri su o con scrittori finlandesi - fra i quali Tove Jansson e i suoi Mumin, fantastici personaggi da lei inventati, che assomigliano a piccoli ippopotami bianchi e che popolano libri e fumetti per bambini e adulti - e si potevano sfogliare libri che illustravano la Finlandia (e i suoi 187.000 laghi). Fuori l'edificio tutto era grigio e piovoso. A Francoforte è proprio autunno. La Fiera è il giusto rifugio.

Il TRAILER DELLA CERIMONIA D'APERTURA
 

LA SANTA SULLA SCOPA@Teatro Aura: streghe in una Roma popolare

La notte di San Giovanni, notte di celebrazione dei riti propiziatori per il solstizio d'estate, è da sempre la notte delle streghe ed è stata in passato una delle festività popolari più sentite a Roma, con declinazioni oscillanti tra il profano e il religioso. Era usanza riunirsi in strada a mangiare lumache affinché, eliminandone le corna simbolo di discordia, si sconfiggessero le avversità e si ristabilissero la pace e l'armonia.

È proprio durante la notte del 24 giugno che trova ambientazione, in un'atmosfera tutta romana, “La santa sulla scopa”, l'originale commedia di Luigi Magni che ha aperto in questi giorni la stagione di un nuovo promettente teatro romano, il Teatro L'Aura in zona Marconi.

La storia è quella di Silvestra ed Apollonia: la prima accusata di essere una strega e destinata al rogo pubblico il giorno successivo per tale motivazione, la seconda chiamata ad ascoltare le sue suppliche e le sue ragioni. Ad Apollonia Silvestra chiede di intercedere presso il Papa per ottenere la salvezza o quantomeno di portarle una scopa in groppa alla quale poter fuggire via, come si addice ad ogni strega che si rispetti. Silvestra è donna carnale, terrena, profondamente vissuta nel corpo e nell'anima. Apollonia è una suora chiamata già santa, solo apparentemente eterea ed avulsa da desideri e passioni contingenti.

Tutta la vicenda altro non è che un acceso scambio verbale tra le due, che ne svela gradualmente la reale natura, esplorando in maniera spassosa e simpatica le opposte e, talvolta pur tanto simili, caratterizzazioni dell'animo femminile. Nella notte durante la quale il Sole sposa la Luna, le dicotomie si svelano e si confondono, i confini tra bene e male tendono a rarefarsi e Santa e Strega finiscono con l'essere, infine, l'una la parte mancante e compensativa dell'altra. Le due donne inscenano infine due modi di vivere la passione e il desiderio, nell'oscillazione tra la fisicità della dimensione terrena e la sublimazione di quella divina.

Le interpreti, Eleonora Pariante e Francesca Nunzi, entrambe magistralmente espressive, riportano lo spettatore all'atmosfera della Roma popolare degli anni passati, grazie al loro romanesco puro, vigoroso ed incisivo, ma grazie anche ad una mimica spiritosa e coinvolgente, capace di catturare l'attenzione e fermarla per tutto il tempo della recitazione.
La scena, adibita con un giaciglio di paglia per la strega ed un banchetto da ascolto per la suora, trova completamento nella presenza di alcune catene appese dall'alto. Una delle due in particolare delinea, assieme alla luce che fa da luna, la finestra sull'esterno, sul mondo di tutti gli altri, mondo di celebrazioni e giudizi, nel quale infine spesso finestre e catene non sono altro che questioni di scelta. Così, a conclusione dello spettacolo, unico inserto musicale, la voce di De André canta: “La bella che è addormentata, lalalà, lalalà, lalalà, ha un nome che fa paura: libertà, libertà, libertà.”

Uno spettacolo di genere dunque ad inaugurare il Teatro L'Aura, per gli amanti della romanità più schietta, tradizionale e verace, leggero e divertente, ma che lascia anche qualche non banale spunto di riflessione.

 

DIARIO DI UN PAZZO@Teatro Orologio: una straordinaria storia di ordinaria follia

In 140 caratteri:
Tra umorismo e dramma,follia e verità,il racconto di Gògol vive nell'adattamento di Moretti in Diario di un pazzo @Teatroorologio
@GufettoTeatro

Un sorprendente scorcio di letteratura russa nel cuore di Roma: “Diario di un pazzo”, interpretato da Marco Caldoro e diretto da Flavio Bucci, sarà in scena al Teatro dell'Orologio fino al 19 ottobre.

Tra umorismo e dramma, realtà e magia, follia e verità, il racconto di Nikolàj Vasìlevic Gògol vive, nell'adattamento di Mario Moretti, una straordinaria modernità. Entrare in sala è affacciarsi in un'idea di Russia fatta di pochi elementi scelti (uno scrittoio e un libro rosso, un appendiabiti, un letto dietro uno specchio) e di una devastante umanità: freddezza e intimità, insieme.

Nonostante l'impeccabile contestualizzazione storico-geografica, il burocrate, l'uomo, il pazzo protagonista della sua stessa allucinata narrazione assume il carattere esemplare dell'individuo che, emarginato dal meccanismo sociale, evade nella fantasia, fino a perdere il senso della differenza tra le due dimensioni.

Dall'anonimato del suo paltò, l'impiegato è tradotto al centro della scena, costretto ad alimentare il racconto con storie d'amore, d'ambizione, di tradimenti e intrighi, fino a uscire dalla concretezza del proprio personaggio per divenire addirittura Ferdinando VIII, re di Spagna.

L'interpretazione di Caldoro è intensa, coinvolgente, capace di seguire l'evoluzione del personaggio con la voce e con la mimica: impossibile cedere alla monotonia del monologo, quando in scena dialogano le molte forme dell'Io. Le luci accompagnano questa storia di ordinaria follia sottolineando le espressioni facciali o definendo progressivamente le diverse centralità della scena, mentre le musiche preparano o stemperano i momenti drammatici in un'atmosfera dal sapore antico, lontano, impalpabile, eppure vicina e presente.

Finale da brividi e applausi meritati: chapeau.

 

Trappola mortale@Teatro Carcano Milano

Frutto della prolifica penna di Ira Marvin Levin (New York 1929 – 2007), autore anche del famoso Rosemary Baby, Trappola mortale, in scena a Broadway per cinque anni dal 1978 e nel 1982 tradotta in versione cinematografica (diretta da Sidney Lumet con Michael Caine e Christopher Reeve), è riallestita adattata ai tempi dalla regia di Ennio Coltorti - che ne già ne aveva curato una versione di successo - con Corrado Tedeschi ed Ettore Bassi.
 

Beatles Submarine@Piccolo Teatro Strehler Milano

Divenuta famosa grazie a Parla con me, trasmissione televisiva di Serena Dandini, la Banda Osiris - caleidoscopica, eclettica, bizzarra, ironica, burlesca e vercellese band teatral-musicale che fa musica divertendosi e divertendo - insieme all’eclettico Neri Marcorè, cantante-filosofo o meglio poliedrico artista marchigiano, si presenta sul palco sacro dello Strehler con uno spettacolo surreale e bizzarro che ripercorre rivisitandolo attraverso musica, poesia e storie il percorso artistico dei Beatles dal faticoso incipit agli inizi degli anni ‘60 fino alla prematura scomparsa di John Lennon nel 1980.
 

MENTRE RUBAVO LA VITA@Teatro Vittoria: ritratto in musica di Alda Merini

 Il Teatro Vittoria ha inaugurato la nuova stagione teatrale con “Mentre rubato la vita”, spettacolo coraggioso, emozionante e commovente, dedicato alla grande poetessa Alda Merini.

“Io come voi sono stata sorpresa mentre rubavo la vita” da questi versi della Merini, che indicano tutta la sua urgenza e desiderio di vita, prende il via lo spettacolo magistralmente interpretato dall’attrice Monica Guerritore e dal musicista Giovanni Nuti.
Un vero e proprio concerto a due voci, che a tratti diviene intimo dialogo, racconto per immagini, quelle proiettate sullo sfondo , riportando alla luce i ricordi della poetessa, con la quale Giovanni Nuti ha collaborato per 16 anni musicando i suoi versi. Ed è proprio la poesia, la vera protagonista della serata, che diviene canzone grazie alle musiche di Nuti, eseguite dal vivo da una band di sei elementi, diretti da Stefano Cisotto.

La poesia passa attraverso la voce di Monica Guerritore che interpreta le canzoni trasmettendo al pubblico tutta la sua passione e professionalità. Un’ora e mezza di musica e versi, a volte molto commoventi come in “Albatros” canzone dedicata alle donne uccise o in “Quelle come voi” dedicata a tutte le donne, a cui si alternano momenti ironici e divertenti come con “La zanzara” dedicata alla vicina di casa della poetessa.
La Guerritore ci stupisce con numerosi cambi d’abito, dal nero al rosso fuoco, al rosa, tornando nuovamente al rosso, come a voler dare colore alle numerose anime della poetessa e con la sua travolgente e passionale personalità riempie la scena riuscendo a trasmettere tutta la commozione mista a leggerezza e fragilità come solo una donna può forse fare. Emerge inoltre la grandissima intesa tra i due interpreti che giocano con le parole, le cui voci a volte di mescolano, i cui sguardi e corpi si sfiorano, riuscendo a regalarci qualche scorcio dell’anima della grandissima artista che fu Alda Merini.

Una donna semplice, con una vita difficile, parte della quale passata dentro gli ospedali psichiatrici, il cui dolore e sofferenza sono stati superati grazie alla poesia e la cui vastissima produzione resta per noi un immenso patrimonio assolutamente da conoscere e conservare.
 

CONFINI D’IDENTITA’ – Massenzio Arte fino all’11 ottobre

La redazione Arte segnala la mostra di Marta Vezzoli presso Massenzio Arte, ancora aperta fino all'11 ottobre.


La domanda è “chi siamo”. Siamo esseri mutevoli, sempre diversi, pronti a formare nuovi legami, ogni volta differenti; siamo in divenire, dinamici e cangianti esattamente come gli elementi in ferro dell’installazione Confini d’identità con cui Marta Vezzoli intende descrivere l’uomo nelle sue mille sfaccettature, di pirandelliana memoria, ma estremamente contemporaneo. Ritorna Bergson nella ricerca dell’artista, già affrontato nella precedente personale ‘Sguardo sul tempo’(2013 Palazzolo, Brescia), ma questa volta il tempo è un tema latente, mentre è l’identità del bambino bergsoniano ad essere presa in esame. Identità come “processo che non smette di prodursi, che si esplica in ogni istante, come qualcosa di inaudito ed inedito, che si deposita progressivamente in forme sempre nuove ed imprevedibili”…[Identità in divenire in Neurografie, Ferdydruke], legate indissolubilmente al contesto nel quale si inseriscono.

L’installazione della Vezzoli ha confini sempre diversi ed è perciò potenzialmente infinita; ad essa corrisponde il tempo dell’agire, ma la stessa opera è specularmente riflessiva, calma, introspettiva con i suoi fili, le sue garze ricamate e le sue scatole dai margini invece netti. Ogni materiale scelto è carico di significato, confermando l’Informale come punto di partenza della sua ricerca. In particolare, nell’ opera Respiro, l’artista mette in luce le caratteristiche di due materiali forti come il ferro, materiale ancestrale, carico di storia (secondo gli antichi Greci derivato dai meteoriti caduti sulla Terra)e la garza, tessuto tra i più grezzi, che rappresenta la ferita e allo stesso tempo la cura. Contrasti materici e limiti indefiniti accomunano le opere dell’artista.

La luce gioca in Respiro, come in Confini d’Identità, un ruolo chiave: l’ombra, prodotta dalla luce stessa, disegna forme esili ed essenziali e le riporta alla fase progettuale del disegno, scardinando la tridimensionalità che contraddistingue la scultura e allo stesso tempo dandole forza. Il limite, o meglio il non-limite, è un concetto ormai caro all’artista, che diventa sempre più il comune denominatore dei suoi lavori ed in questo caso le ombre, ancor più della luce, sono lo strumento più efficace. Confini labili come quelli dell’uomo contemporaneo che cambia contesto e scopre ogni volta una nuova identità. La domanda è “chi siamo”.
 

Intrigo e amore@Piccolo Teatro Grassi Milano

L’opera - ascrivibile al filone dello Sturm und Drang (prodromo del Romanticismo tedesco) e influenzata dalla rivoluzione del teatro operata da Lessing - scritta da Friedrich Schiller (1759-1805) nel 1784 e ispiratrice della Luisa Miller di Giuseppe Verdi racconta l’amore appassionato, autentico, libero e puro tra Ferdinand, figlio di un nobile Presidente di un non meglio identificato ducato tedesco del ‘700, giovane virgulto della casata mandato a studiare all’estero e ritornato con una mentalità opposta a quella paterna gretta, crudele e interessata a denaro e potere, e una borghese, Luise, raffinata e determinata figlia del maestro di musica Miller.
 

Teatro dell’Angelo@Regina Madre: eterno legame

In 140 caratteri 
Testo unico nel suo genere, ben scritto e congegnato, Regina Madre @Teatro_Angelo ha il pregio di essere vero, e per questo affilato come una lama.
@Gufetto.it
 

UNA SPECIE DI ALASKA-Teatro Orologio dall’8 al 26 ottobre 2014

Una specie di Alaska è una commedia terribile come un incubo, dura come una relazione scientifica e struggente come un mèlo. Ispirata alla raccolta di testimonianze che il neuropsichiatra di fama mondiale Oliver Sacks raccoglie in “Risvegli”, opera memorabile in cui ci trasmette le esperienze dei suoi pazienti affetti dell'encephalitis letargica, epidemia che dopo il 1916 terrorizzò buona parte del mondo (resa celebra dal film “Risvegli” con Robert De Niro e Robin Williams).

La Trama
Una ragazzina è rimasta come “addormentata” per quasi trent’anni. Oggi si risveglia. È convinta di andare alla festa del suo compleanno, la mamma le ha preparato un vestito per i suoi quindici anni. Ma non c’è nessuna festa. Non ci sono più né padre né madre. C’è una donna “vecchia” di quarantacinque anni ed è lei stessa.
Ad aiutarla nel suo nuovo contatto con il mondo ci sono la sorella prediletta Pauline - divenuta “vecchia” a sua volta - e un amico di famiglia, il Dottor Hornby che ha sperimentato la somministrazione di L-Dopa, dopamina, su di lei.
È quasi impossibile convincere quella ragazzina di ciò che le è successo. Nel bene e nel male, però, bisogna vivere lo stesso, anche se tutto è privo di senso.

Note di regia
Il Premio Nobel per la letteratura 2005, Harold Pinter, colpito dalle incredibili vicende umane descritte da Sacks ci racconta in modo commovente ed estremo il risveglio di una donna dopo ventinove anni di coma letargico.
Da esperto drammaturgo sceglie di mettere in scena il momento esatto de ritorno alla vita facendo così coincidere il tempo dei personaggi a quello degli spettatori.
Valerio Binasco a sua volta mette in scena uno spettacolo nel quale emergono “minimalismo, intimità e crudezza”, che secondo lui costituiscono le suggestioni del teatro contemporaneo. La massima capacità emozionale del testo viene trasmessa ricorrendo al nudo spazio scenico e a elementi di scenotecnica ridotti all’essenziale, estrapolati dalla realtà non-teatrale (objets trouvés). Il pubblico è testimone ravvicinato e partecipe di questo risveglio. Pinter conduce la storia in modo sospeso, come in un thriller e la regia spinge gli attori in una dimensione priva di convenzioni teatrali e toni impostati.
La scommessa di ogni replica è fare accadere a ogni istante, nel rispetto della partitura pinteriana, le sfumature dell'amara e a tratti paradossalmente comica vicenda.

Su …Sara Bertelà
Sara Bertelà, nei panni di Deborah, affiancata da Orietta Notari e Alessandro Accinni, conduce il pubblico in un clima sospeso – “…in una specie di Alaska”, per l’appunto – tra un presente assurdo dove non riesce a collocarsi e quel tempo ‘biancò, non vissuto e rubato, che non tornerà più.
Nel settembre 2014 al Teatro San Carlo di Napoli, Sara Bertelà è stata premiata come migliore attrice protagonista (spettacolo Exit di Fausto Paravidino) della stagione scorsa per il prestigioso Premio Le Maschere del Teatro 2013. Lo scorso anno, in occasione del Festival Volterra Teatro, vince anche il Premio della Critica ANCT 2014.


UNA SPECIE DI ALASKA di Harold Pinter
un Progetto a cura di Valerio Binasco con Sara Bertelà, Orietta Notari, Alessandro Accinni
scene Nicolas Bovay
costumi Catia Castellani
produzione Nidodiragno

TEATRO DELL'OROLOGIO
dall’8 al 26 ottobre 2014
Sala Moretti
dal mercoledì al sabato ore 21:15
domenica ore 17:45
lo spettacolo non effettua replica il martedì
info e biglietteria:

ABBONAMENTO FREE TIME: 10 spettacoli - € 70,00
ABBONAMENTO FREE TIME UNDER 25 / UNIVERSITARI: 10 spettacoli - € 50,00
ABBONAMENTO MINI: 5 spettacoli - € 40,00
SALA MORETTI: intero € 15,00 – ridotto € 12,00

Ingresso consentito ai soci: tessera associativa annuale € 3,00
La prenotazione è vivamente consigliata
Tel 06 6875550
dal lunedì al venerdì dalle 11.00 alle 19.00
e la domenica dalle 16.00 alle 19.00

Grazie a Stefania D'Orazio (Ufficio Stampa Teatro dell'Orologio)
 
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