PEN@Teatro Studio Uno: la negazione che afferma

Va in scena anche oggi, PEN al Teatro Studio Uno, con Antonio Sinisi e le musiche di Cristiano Ubaldi uno spettacolo che si ispira al personaggio di Bartleby di Herman Melville.
 

Letture da ANCORA TEMPESTA di Peter Handke al Teatro Argot Studio

È in scena al Teatro Argot Studio la penultima tappa del vasto progetto “La terra sonora. Il teatro di Peter Handke”, che a partire dal settembre 2013 ha visto succedersi convegni, laboratori, workshop di traduzione, mise en espace, radiodrammi, con l’obiettivo di restituire una visione completa della produzione del poliedrico autore austriaco. Tappa che offre per la prima volta al pubblico italiano una lettura di brani tratti dal testo per il teatro, seppur prevalentemente in prosa, "Ancora tempesta", pubblicato per la prima volta nel 2010, ora tradotto e di prossima uscita per Quodlibet.

Il primo episodio si è svolto giovedì 20 novembre, in forma inattesa e, potremmo dire, non convenzionale. Tra le pareti nere della sala, la lettura di Antonio Tagliarani non è introdotta da Sergio Lo Gatto – come da programma – e invece comincia senza preamboli. Oltre al solito leggio, un microfono retto dall’asta, tre tavolinetti che reggono taccuini, matite e piccole mele rosse l’uno, un posacenere e due calici di cristallo l’altro, mentre l’ultimo, accanto alla seggiola da bar su cui siede Lo Gatto, in veste di critico letterario e chiosatore, altri taccuini, libri, matite, forse a voler portare sulla scena il bagaglio minimo di strumenti necessari ad avvicinare il lettore o lo spettatore alla complessa e ricchissima opera di Peter Handke. In effetti, i quattro estratti sono scanditi da tre interventi che, puntuali e approfonditi, contestualizzano il testo e avvicinano alla figura del drammaturgo, offrendo chiavi di lettura (il ruolo fondamentale del linguaggio, innanzitutto) e stabilendo relazioni storiche e biografiche che difficilmente si sarebbero potute individuare al solo ascolto.

La lettura è asciutta, ma efficace quanto basta per dare la giusta voce alle numerose figure che l’una dopo l’altra, o in coppia, o tutte insieme cominciano a popolare il paesaggio della Carinzia – una steppa? una brughiera? – dove il narratore stesso si ritrova come in sogno, tra una panchina e un albero di mele. Riconosce i diversi membri della famiglia nonostante il non-tempo del racconto, del ricordo, del sogno e della morte abbiano scompaginato le età e i volti. La madre, i nonni, la zia Ursula, il piccolo Benjamin, tra gli altri, si avvicendano e si alternano o mescolano al narratore per tracciare la storia di una famiglia e di una regione di confine, contesa e travagliata da conflitti non solo armati, interrogandosi sul tempo e sullo spazio, sul linguaggio e sulle parole, ma soprattutto sulle appartenenze, poiché, sembra dirci Handke, non si può che appartenere a una famiglia, al suo lessico, allo spazio (la “dimora” citata nel quarto e ultimo brano) e al tempo che essa ha abitato, più che a qualunque patria, per quanto disgusto si possa provare anche al solo ricordo di ogni più banale particolare che ne costituiva la quotidianità.

"Ancora tempesta" di Peter Handke andrà ancora in scena sul palco del Teatro Argot Studio, con il Secondo e Terzo episodio, venerdì 21 e sabato 22 novembre alle ore 19, rispettivamente con la lettura di Daniele Timpano - Elvira Frosini, e di Lisa Ferlazzo Natoli.
 

L'INCREDIBILE CASO DI BENIAMINO TODISCO@Teatro Conciatori: ci vuole una vita a diventare giovani!

In scena al Teatro dei Conciatori dal 13 al 23 novembre, c’è “L’incredibile caso di Beniamino Todisco”, una piece scritta e diretta da Pino Ammendola, noto attore e autore napoletano. Il testo prende solo uno spunto da una novella di Francis Scott Fitzgerald del 1922 “The Curious Case of Benjamin Button”, pubblicata dalla rivista “Collier’s” e inclusa poi nei “Racconti dell’età del Jazz”, da cui è stato tratto il film omonimo nel 2008, con Brad Pitt e con la regia di David Fincher.

Ci siamo fermati a conversare amabilmente con l’autore, con il protagonista Marco Todisco, e con Giorgio Gobbi, attore “caratterista” romano di film e fiction di lunga data, che ha un ruolo cameo nella storia.
Pino Ammendola ci ha rivelato che l’idea di scrivere per poi mettere in scena a teatro, questo tema, l’ha avuta vedendo recitare il giovane Todisco, che nonostante i suoi verdi anni si muove sul palcoscenico con autentica maturità. Prendendo l’idea originale di nascere vecchi, e via via ringiovanire, l’autore sviluppa poi una storia che è tutta sua, il protagonista ci racconta in un elegante principe di Galles, il novecento con i fatti straordinari che lo contraddistinguono, e che lui ha attraversato vivendoli in prima persona.
Dall'infanzia nel ghetto, alla deportazione, al boom economico, allo sbarco sulla luna, agli anni dell’impegno politico, fino ad arrivare ai giorni nostri, ci vengono offerte perle di ricordi mai sbiaditi, e che attraverso la passione ci arrivano più vive che mai.
Una serie di colpi di scena finali, sorprendono lasciando qualche dubbio, ed è per questo che invito ad andarlo a vedere, proprio per rendersi conto di persona che per diventare giovani ci vuole tutta una vita!
 

LETTI… FATTI, RIFATTI E STRAFATTI al TEATRO SPAZIO UNO dal 13 al 30 novembre 2014

SULLO SPETTACOLO è POSSIBILE OTTENERE UNO SCONTO RIDUZIONE (A 12 EURO), PRENOTANDO A NOME "GUFETTO.IT"!! 
 

MANDELA'S ROCKTALES, le fiabe africane rivivono sul palco del Teatro della Colazione

Il Teatro della Colazione ospiterà dal 21 al 23 novembre una interessante iniziativa per conoscere una serie di fiabe africane tratte dal volume "Nelson Mandela, Le mie fiabe africane" pubblicato da Feltrinelli.
La drammatizzazione è affidata al regista e drammaturgo Giacomo Sette, giovane regista (classe 1989) -organizzatore e regista del Concorso Diversamente Stabili- che ha trasformato questi testi in spettacoli dal vivo che fondono teatro, musica, danza e disegno nel ricordo di Nelson Mandela e di un continente che è sempre fonte di ispirazione.

Il 21 novembre al Blue Desk del Teatro della Colazione verrà messa in scena “La Mantide e la Luna”: in un'Africa tutta interiore, magica e misteriosa, un maschio di Mantide decide di conquistare la Luna, per viaggiarci sopra ed essere venerato dagli altri animali come un Re. Ma la Luna non si fa catturare. La Mantide così scopre di amarla, e dall'odio per i suoi rifiuti passa alla frenesia del corteggiamento fino all'epifania finale, dove un sogno gli svela che la Luna è solo una vecchia immagine ideale. La Mantide così affronta una sorprendente metamorfosi, alla ricerca di un suo senso, di una sua verità.

In questo spettacolo non ci sarà separazione tra pubblico e attori: gli attori narrano e recitano muovendosi tra il pubblico e interagendo direttamente con esso, senza invaderlo o chiamarlo all'azione, accompagnati dal vivo dai musicisti, che eseguono musiche originali composte per l'occasione. Gli attori improvvisano i movimenti scenici in base alla disposizione del pubblico, mantenendo come base del movimento l'orbita della terra e della luna intorno al sole. In alcuni punti salienti l'azione si svolge su video proiettati sulle pareti, dai quali intervengono nuovi personaggi in una chiave puramente cinematografica.

Per saperne di più su…
--Il Teatro della colazione
è un gruppo di giovanissimi appassionati d’arte, attori, registi, musicisti, maghi, giocolieri e tutte quelle figure necessarie per poter realizzare il loro sogno: mettere in scena spettacoli.

--Giacomo Sette
Regista, classe 1989, esordisce come organizzatore e regista del Concorso Diversamente Stabili in seno al Gruppo GNuT (2011). Nel 2012 con gli GNuT è vincitore del Festival della Creatività organizzato da Zethéma e Comune di Roma con lo spettacolo “Sull'orlo dell'abisso non dimentico” .Firma come drammaturgo lo spettacolo "Storia di lei e di lui" che viene messo in scena nel Giugno 2014 al Teatro Belli. Dal 2013 collabora con il Teatro Eliseo nel laboratorio Scatola Magica.

-- Concorso Diversamente stabili
Diversamente Stabili è un concorso teatrale organizzato, gestito e diretto interamente da giovani professionisti del settore tutti under 30, un'opportunità unica per registi e drammaturghi. Giunto alla III edizione, il Concorso è coordinato dal Teatro della Colazione in collaborazione con l’Associazione culturale Sipari d’Oriente e il Teatro Elettra di Roma. Iscrizioni fino al 5 dicembre 2014
Riguarda drammaturghi e registi di tutto il territorio nazionale: potranno presentarsi con opere inedite e mai rappresentate, mentre i registi potranno cimentarsi nella messa in scena dei testi selezionati
La partecipazione al Concorso è completamente gratuita ed è sufficiente spedire una mail all’indirizzo \n Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro e non oltre il 5 dicembre 2014 con oggetto “Partecipazione Diversamente stabili + CATEGORIA (regista o drammaturgo)”.
Saranno messi a disposizione gli spazi prove e l’organico artistico di performer con le seguenti competenze: recitazione, canto, arti figurative, arti circensi, musica, combattimento scenico, prestidigitazione, tecnica del suono.
La Giuria del Premio è popolare. Ad ogni serata il pubblico sarà chiamato a votare.
È previsto per entrambe le sezioni del Concorso un premio in denaro attribuito all’autore e al regista che avranno ottenuto più voti dal pubblico.
È inoltre previsto il premio al miglior spettacolo, che vincerà una settimana in cartellone presso il Teatro Elettra nella Stagione 2015/2016.
Per rientrare nelle inevitabili spese è on line una campagna di crowdfunding (www.becrowdy.com/diversamente-stabili)

MANDELA'S ROCKTALES
capitolo primo:
“La Mantide e la Luna”

BIGLIETTI: € 7,00 incluso un rinfresco prima dello spettacolo

Per info e contatti:
Facebook : TEATRO DELLA COLAZIONE, pagina evento “LA MANTIDE E LA LUNA”
BLUE DESK STUDIO Via Orazio Coclite, 5 (M Furio Camillo), Roma

Tel:347.6459675 - 333.4904007
Grazie a Simone Massullo - Ufficio stampa “Teatro della colazione”
 

Al Teatro alle Colonne una black comedy SOTTOSOPRA ispirata a Nick Hornby

Si ispira chiaramente al famoso romanzo “Non buttiamoci giù” di Nick Hornby, la black comedy “SottoSopra-Perché ho più diritto di te a suicidarmi” in scena al Teatro alle Colonne di Milano dal 21 novembre.

La compagnia TeatRing ci racconta, con un linguaggio in bilico tra commedia e poesia, la storia di quattro vite molto diverse che si incontrano su un tetto per mettere fine alla loro vita.
C’è l’ex presentatore tv caduto in disgrazia per avere fatto sesso con una minorenne; una madre che ha sacrificato la propria vita per accudire il figlio gravemente disabile; adolescente ribelle e piena di rabbia, una rockstar ridotta a consegnare pizze a domicilio.

Dall’idea del suicidio, passando per un improbabile patto, quest’opera ci racconta il rapporto tra vita e morte dei quattro personaggi e l’istinto di solidarietà che spinge tutti a cambiare e a ripensare il proprio diritto al suicidio, fra qualche lacrima di commozione e molte risate.

Venerdì 21 novembre 2014
SOTTOSOPRA - PERCHÉ HO PIÙ DIRITTO DI TE A SUICIDARMI
Teatro alle Colonne, ore 21
Colonne di San Lorenzo, corso di Porta Ticinese 45, tel. 02.58113161.
Biglietti: 13 euro intero; 10 euro ridotto (per gli studenti delle scuole di teatro)
Regia: Marianna Esposito.
Con: Ettore Di Stasio; Marianna Esposito; Claudia Ciuffreda; Davide Rustioni.
Assistenza alla regia: Stefania D'Ambrosio.
Luci: Luca Lombardi.
Producer: Martina Vanoli.
Produzione: Compagnia TeatRing

Grazie ad Andrea Conta - Ufficio stampa TeatRing

Associazione culturale di promozione sociale TeatRing
Sede legale: via Custodi 10, 20136 Milano.
Sede operativa: via Portoferraio 4, 20141 Milano
Tel: 338/4606518
www.teatring.it
 

JESUS CHRIST SUPERSTAR - Teatro Colosseo dal 18 al 23 novembre 2014

È in scena al Teatro Colosseo di Torino fino al 23 novembre, “Jesus Christ Superstar” di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber per la regia di Massimo Romeo Piparo, scene di Giancarlo Muselli, coreografie di Roberto Croce e direzione musicale di Emanuele Friello.

Sul testo, la scrittura e la partitura di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber e su cosa sia “Jesus Christ Superstar” non è necessario aggiungere nulla. Un pezzo di storia del musical di cui ogni nuovo allestimento è allo stesso tempo allettante e foriero di qualche perplessità. Non ultima quella dei limiti spaziali di un palco contenuto come quello del teatro Colosseo. Scenografie, coreografie, attori, giocolieri, musicisti dal vivo: come sarà possibile farci stare e far funzionare tutto?
Sul palco una porzione di una scalinata, una piattaforma rotante ed una struttura metallica più livelli posta sul fondo della scena e che diventa allo stesso tempo schermo di proiezione: tutto il necessario per moltiplicare le possibilità in maniera intelligente e di grande effetto.

Se la percezione di spazio cambia relativamente (non che improvvisamente il palco sembri più grande) quella dello spettacolo esplode. Con una serie di idee semplici, movimenti, proiezioni e giochi di luce, l’effetto funziona ed è dirompente, riuscendo con poco a cambiare, modificarsi e trasmettere tutto quello che deve, portandoci dove abbiamo bisogno di essere. Certo, la tecnologia ha i suoi pro e i suoi contro, e qualche problema tecnico, come un’intera porzione della proiezione che salta per una buona parte dello spettacolo, può essere deleterio.
La forza del musical è tale però da permettere quantomeno di chiudere un occhio. I costumi contribuiscono a creare uno strano effetto di sfasamento temporale: per la maggior parte del tempo i ballerini (e giocolieri e acrobati e coristi) indossano abiti che ci proiettano e immergono direttamente negli anni settanta e nella cultura hippie di cui il musical è figlio e grande esponente. Buone, ottime le performance degli interpreti, soprattutto quelle di solisti, tra cui spicca con forza l’interprete di Giuda, il giovane Feysal Bonciani.

Ted Neeley, che quarant’anni fa già interpretò Gesù nella famosissima pellicola omonima di Norman Jewinson, è sicuramente quello su cui l’attenzione del pubblico è più concentrata. Addirittura, nei primi momenti, l’impressione è quasi che l’attore canti in playback. Un’impressione molto breve: presto ci si rende conto che l’effetto è dovuto al fatto che abbia bisogno di pochissimo sforzo visibile per gestire la propria voce. E i dubbi vengono sbriciolati. Neeley è in grado di tenere testa ad un cast esponenzialmente più giovane di lui e a regalare ancora emozioni ed una buona dose di pelle d’oca, soprattutto nel "Gethsemane".

La scelta di far apparire alcune frasi della Bibbia durante lo spettacolo può forse aiutare la comprensione per chi non mastica l’inglese e non conosce lo spettacolo, anche se lasciano qualche perplessità, così come lo fa la scena della fustigazione di Gesù. Forte e di grande impatto l’idea di “invadere” il palco con una serie di immagini che collegano il dolore alle atrocità compiute dall’uomo. La sequenza delle immagini però risulta dopo un po’ come una casuale pesca dalla rete(richiama l’effetto di quelle vecchie presentazioni in powerpoint con cui una volta ti intasavano la casella di posta, proprio durante i periodi delle festività) e sul confine del retorico.

In definitiva lo spettacolo fa il suo dovere anche se, qui è lì, qualche volta si ha l’impressione di un meccanismo non del tutto oliato.
 

LA BELLA ADDORMENTATA: al Brancaccio la versione salentina del classico di Perrault

Sarà un’Aurora diversa, quella portata in scena dalla Compagnia Balletto del Sud al Teatro Brancaccio il 22 e 23 novembre prossimi dal coreografo salentino Franzutti nel suo “La Bella Addormentata”, tratta dal classico di Charles Perrault.

La vicenda, che prende una piega più edulcorata e borghese, si ispirerà a quanto scritto da Giambattista Basile nella raccolta "Lo cunto de li cunti": siamo nel meridione d’Italia e Aurora è una fresca ragazza mediterranea (non più una principessa) che verrà addormentata per colpa di un incantesimo innescato dal morso della tarantola (e non da un fuso). A predire la sventura una vecchia maga, sventura poi contrastata dalla magia di una zingara, Lilla, e dal bacio di un principe-antropologo sulle orme della sua leggenda.

A proposito dello spettacolo, si legge, che “Per la leggibilità della drammaturgia, per l'efficacia dell'ambientazione e per la viva caratterizzazione dei personaggi, lo spettacolo ha raccolto, sin dalle prime rappresentazioni del 2000, la piena adesione di pubblico, ed è stato ampiamente lodato dalla critica. Gli assieme dei danzatori nella brillante realizzazione delle scene più festose e l'accurata esecuzione dei protagonisti hanno contribuito al successo dello spettacolo".

Per avere un'anteprima della compagnia Balletto del sud, è possibile vedere il seguente contributo video 

LA BELLA ADDORMENTATA
Balletto in un prologo e tre atti
musiche di Piotr Il'ic Caikovskij
coreografie di Fredy Franzutti
scene di Francesco Palmaluci di Piero Calò
personaggi e interpreti
Aurora: Vittoria Pellegrino/Nuria Salado Fustè
l’antropologo Ernesto: Alexander Yakovlev/ Francesco Cafforio
Roberto, Il padre di Aurora: Alessandro De Ceglia
la fata Carabosse: Andrea Sirianni
Silvia, la madre: Federica Resta
Jargavan, la zingarella Lilla: Chiara Mazzola
Martina Bezzi, Federica Resta, Monica Verì, Amanda Mato, Vittoria Pellegrino/Nuria Salado Fustè
Preti, amici, ombre e invitati: Nicola Lazzaro, Lorenzo Bernardi, Francesco Rovea, Michael
Uccellini Blue: Martina Bezzi e Nicola Lazzaro
Zie, amiche, ombre e invitate: Giulia Bresciani, Francesca Bruno,
Marinelli, Francesco Cafforio/Alexander Yakovlev, Tiziano Casu
responsabile allestimenti: Sabina Fracassi - Emanuele Pellegrino
sartoria: Chiara D'Agostino

TEATRO BRANCACCIO
22-23 NOVEMBRE 2014
ORARIO SPETTACOLI
sabato h. 21.00, domenica h.17.00
PREZZI BIGLIETTI INTERI €.32,00 a €.20,00

Grazie a Silvia Signorelli
Ufficio stampa Teatro Brancaccio
 

LITTLE WOMEN: Selene Gandini, la mia Alcott, una femminista dell'epoca

Torna in scena oggi, 18 novembre, al Teatro dell'Orologio, "Little Women" con la regista/attrice Selene Gandini che veste i panni di Louisa May Alcott. Con lei sulla scena Stefania Casellato, Laura Garofoli, Carlotta Piraino e Claudia Salvatore per la rassegne Her.s. Ne parliamo con la stessa regista Selene Gandini che si è prestata a rispondere alle nostre domande. 


Antonio Mazzuca (A.M.)
Selene Gandini, innanzitutto, complimenti per “Little Women”, ispirato a Piccole Donne e Piccole donne crescono di Louisa May Alcott in scena al Teatro dell’Orologio ancora dal 18 al 21 novembre per la Rassegna Her.s.
Che effetto fa trovarsi per la prima volta nel ruolo di “regista” (seppure fisicamente ancora presente sulla scena) e quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato in questo allestimento?

Selene Gandini (S.G.)
Anch'io esordisco con un “innanzitutto” perché devo ringraziarla delle bellissime parole che ha scritto sul nostro spettacolo . Saremo di nuovo in scena dal 18 al 20 Novembre sempre al Teatro Orologio e prossimamente a Genova e Venezia. Questa non è la prima volta come regista . Ho scritto e diretto “la verità è un limone” , spettacolo di clownerie che ho portato anche in Canada e poi altri progetti e lavori per il Teatro Ghione, ma questa è la prima volta effettivamente che mi ritrovo a dirigere una compagnia rivestendo i panni della regista ma anche della produttrice (insieme alla nostra associazione culturale Kinesisart) .... Le difficoltà le ho trovate nel dover seguire ogni singolo passaggio organizzativo oltre che creativo. A volte mi ritrovavo a seguire una scena e nel frattempo a dipingere una delle camicie delle attrici , ma è stato proprio questo turbinio di lavoro ( spesso faticoso e stancante) a rendere l'avventura ancora più bella. Insieme a me gli amici di sempre e i nuovi incontri , che hanno seguito e realizzato questo progetto. Senza di loro non ce l'avrei fatta . Credo fermamente che il lavoro di squadra sia stata la cosa più bella di quest'avventura .

A.M. Si tratta del tuo primo lavoro di regia, che ho definito molto accurato e “Delizioso” con alcune soluzioni e scelte molto ben studiate: come mai hai scelto proprio questo testo così “datato” per il tuo esordio?
S.G. Mi era stato chiesto anni fa di mettere in scena questo testo per le scuole e nonostante io avessi letto e amato “Little Women”, avevo paura che fosse difficile raggiungere un pubblico di giovani. Rileggendo poi i romanzi, ho capito quanto invece potesse essere interessante la sua messa in scena per un pubblico senza età. Possono cambiare gli usi e i costumi, ma quello che non muta è il sentimento umano. Il microcosmo femminile delle sorelle March è una lente d'ingrandimento su quello che attraversiamo nel crescere e nel relazionarci con le persone che amiamo. Inoltre la Alcott, pur apparendo una scrittrice per libri d'infanzia, per aver vissuto nella seconda metà dell'800 si discosta molto dal modo di pensare delle sue coetanee. E' una femminista dell'epoca che dichiara apertamente la sua lotta per i diritti della donna e nel romanzo troviamo molti momenti in cui il personaggio di Jo (suo alter ego) si fa portavoce del suo pensiero.


A.M. Ho notato che nel testo ci sono molti riferimenti al teatro e a Shakespeare. Un po’ in antitesi con quanto avveniva nel teatro elisabettiano dove gli uomini vestivano i panni dei personaggi femminili, hai scelto di vestire tu i panni dei personaggi maschili dei romanzi della Alcott.
Come mai non hai scelto almeno un uomo per interpretare i ruoli maschili? Chi avresti visto scelto per interpretare il ruolo di Laurance?
S.G. Ho deciso di interpretare i ruoli maschili non solo per richiamare quel gioco teatrale shakesperiano al contrario. Non ho voluto inserire uomini anche per sottolineare il fatto che sia tutto un gioco e che la Alcott nel suo studio potesse creare i suoi personaggi come quando da bambina giocava con le bambole insieme alle sorelle. L'dea del travestimento al maschile come divertimento e come aiuto a comporre il romanzo, allontanandoci da una messa in scena realistica e lasciandoci andare ad un mondo immaginario. Teatro nel teatro.


A.M. Nello spettacolo vesti i panni della scrittrice Louisa May Alcott: cosa ti ha lasciato questo personaggio?
S.G. Divertimento, infantilismo e maturità nello stesso tempo. Sicuramente forza e responsabilità rispetto a quello che si crea.


A.M. Dopo questa tua prima esperienza, quale sarebbe il “piccolo consiglio” che daresti ad un attore o ad un giovane esordiente che si cimenti con la regia di uno spettacolo teatrale?
S.G. Nonostante non sia la mia primissima esperienza , il “piccolo consiglio” che darei sarei di formare una squadra di persone affiatate, piccola o grande che sia non importa, ma il gruppo di lavoro è fondamentale …..una famiglia.


A.M. Ti senti pronta a lasciare definitivamente la scena per la regia nel tuo prossimo lavoro? Ci sono progetti in vista?
S.G. Prossimamente seguirò un progetto da regista (molto diverso da Little Women) , ma non per questo smetterò di recitare. In Febbraio inizierò al Teatro Vascello un lavoro con Daniele Salvo , quindi pur percorrendo nuove strade , non abbandono l'attrice .


A.M. Quale frase di questo spettacolo pensi debba essere ricordata. E perché?
S.G. Durante una lettera Jo scrive alle sorelle “Non ho paura della tempesta, perché sto imparando a governare la mia nave” . Qualunque ostacolo o momento difficile possa arrivare , possiamo affrontarlo insieme a nuove consapevolezze.


Little Women tornerà in scena dal 18 al 20 novembre per la rassegna Her.s, al Teatro dell'Orologio.
RIDUZIONE BIGLIETTO PRESENTANDOSI COME LETTORI DI GUFETTO.IT
Non perdetelo!
Qui la Recensione dello spettacolo
 

Teatro Colosseo - Stefano Bollani in concerto

Stefano Bollani ­ Hamilton De Holand in concerto: un pianoforte, un bandolim (mandolino a 10 corde), due sgabelli, due microfoni.

Non serve molto altro sul palco insieme al compositore, pianista e cantante italiano di musica jazz Stefano Bollani e al mandolista brasiliano Hamilton De Holanda per questa ora e mezza denominata “concerto” ma che poi è tante altre cose.
È balletto, è gioco, è rincorsa, esperimento. La grande intesa tra i due musicisti sfocia in esecuzioni che mescolano brani e improvvisazioni, con un energia che scappa dagli strumenti.

A Bollani lo sgabello sembra spesso scottare, mentre la musica lo travolge, le dita di De Holland arrivano a corse vertiginose sulle corde.
Bollani e De Holland usano i propri strumenti nel senso più lato del termine, trasformandoli in percussioni alla bisogna.
L’italiano arriva ad allungarsi quasi dentro il piano, per cercare un modo diverso di pizzicare le corde del suo strumento.

Tra sonorità popolari e brasiliane, e quasi nessuna voce (un solo brano cantato e poche parole nonostante le doti istrioniche del pianista diventato anche showman in tv), il concerto vola, su allegria e intensità che scaldano il pubblico: la gioia, la passione e la simpatia che calcano il palco si trasmettono tra le poltrone insieme alle note e alle melodie.
 

LA DEA DELL’AMORE: Avallone porta in Teatro Woody Allen

E’ in scena al Teatro dell’Angelo dal 6 al 30 Novembre “LA DEA DELL’AMORE” con Antonello Avallone, Giulia Di Quilio, Silvia Augusti, Alessandro Capone, Giordano Cappellazzo, Francesca Cati, Veronica di Giacobbe, Giulia Di Nicola, Francesco Marioni, Valerio Palozza, Flaminia Pernasi, Stefano Santerini. Regia di Antonello Avallone, Scene e Costumi Red Bodò.

Uno dei più divertenti film di Woody Allen viene portato sul palco da Antonello Avallone, Lenny giornalista sportivo, si lascia convincere da sua moglie Amanda ad adottare un bambino. Il piccolo con la sua vivacità e intelligenza lo strega a tal punto da fargli venire l’ossessione di scoprire quali siano i reali genitori. La ricerca avrà un risultato sconvolgente , la mamma naturale del bambino è una pornostar che si fa chiamare Judy Orgasm che nel tempo libero fa anche la prostituta. Lenny rimane sconvolto ma nonostante tutto intraprende con Judy un rapporto platonico con la volontà di far cambiare vita alla giovane donna.
Lo spettacolo ricalca alla perfezione il film di Woody Allen e Antonello Avallone lo interpreta magistralmente con la sua innata comicità mettendoci un qualcosa in più come i siparietti a sfondo sessuale e lo stravagante coro greco i cui personaggi sostituiscono il letto dello psicanalista del film facendo da contrappunto alle sue decisioni, o addirittura prevedendo in anticipo le disavventure a cui Lenny si troverà di fronte, il tutto accompagnato da canti, musiche swing e dialoghi esilaranti con il capo coro nel quale si fondono concetti filosofici con la banale quotidianità della vita.

Lo spettacolo, in due atti, scorre via piacevolmente e regala al pubblico presente in sala due ore di puro divertimento grazie anche alla bravura di tutti i protagonisti che lo rendono imprevedibile, paradossale. Come tutti gli spettacoli di Avallone, il palco e la sala vengono sfruttati per intero angolo per angolo, centimetro per centimetro: bellissima la scenografia che riproduce alla perfezione sia il salotto di casa che la redazione del giornale con divani, quadri, scrivanie, tavoli e sedie, tutto rigorosamente in ordine e tutto così raffinato e sublime come il finale. In un atmosfera natalizia Lenny ritrova l’amore per sua moglie Amanda e Judy finalmente inizia una vita normale con un uomo che la ama veramente.
 

#INTEATRO-Spettacoli in scena a Roma

GUFETTO riassume gli appuntamenti teatrali in vista nella prossima settimana in ordine di Prima.  
 
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