LibriCome,VI edizione: la Scuola, Walter Siti e la Poesia - Gufetto Magazine

LibriCome,VI edizione: la Scuola, Walter Siti e la Poesia

Gufetto ha seguito per i suoi lettori la sesta edizione della Festa del libro e della lettura “LIBRI COME”, la sesta edizione della festa del libro e della lettura che si è tenuta all’Auditorium Parco della Musica di Roma dal 12 al 16 marzo. Al centro dell’evento, il mondo della scuola come luogo privilegiato dell’apprendimento delle arti e delle discipline, dell’incontro tra allievi e maestri, in cui i maestri insegnano a saper essere, prima che a sapere o a saper fare.

L’evento
Il programma completo si è articolato in conferenze, presentazioni, reading, mostre e laboratori, per un totale di oltre cento eventi, se si escludono le varie iniziative svolte durante l’intera settimana, e ha ospitato un folto numero di personalità provenienti dal mondo del giornalismo, dell’editoria, dell’arte, dello spettacolo, scrittori, fumettisti e addetti ai lavori, come lo stesso ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini, i quali hanno offerto una testimonianza dell’esperienza personale tra i banchi di scuola e oltre, oppure si sono offerti nel ruolo di maestri, tenendo delle vere lezioni, o, come nel caso di alcuni scrittori, hanno presentato e discusso il proprio modo di lavorare, portando all'attenzione di chi ha il pallino della letteratura un esempio concreto di come nasce un libro, una storia, un personaggio.

La lezione di Walter Siti
Noi di Gufetto abbiamo scelto di seguire una lezione – quella di Walter Siti sulla poesia – l’incontro con Andrea Camilleri, la presentazione (che presentazione non avrebbe dovuto essere) dell’ultimo romanzo di James Ellroy, facendo anche un giro nelle officine dello spazio Garage, ricche anch'esse di laboratori, mostre, letture e presentazioni; proposte molto diverse tra loro, e perciò in grado di offrire una panoramica non certo esaustiva ma almeno suggestiva di questa sesta edizione di Libri come.
Per la sua lezione di Poesia, Walter Siti prende spunto dall'esperienza della rubrica de La Repubblica “La Poesia del Mondo”, per la quale l’autore nel 2014 ha selezionato e commentato cinquantadue liriche che, per essere dei classici della letteratura mondiale, rappresentano ormai l’ultimo baluardo del loro genere nell'editoria contemporanea. Proprio qui prende le mosse e alla fine ritorna la riflessione-lezione dello scrittore e intellettuale modenese: perché, se si eccettua la produzione classica, la poesia sembra così assente ai nostri giorni? La poesia lirica è andata in crisi già quaranta o cinquantanni addietro; gli editori non ne pubblicano di nuova; non ci sono poeti che abbiano meno di quarantacinque anni; non ci sono sufficienti lettori. Perché? Per tentare una risposta plausibile, pare necessario comprendere che cosa sia la poesia, di cosa essa si nutra, come nasca, e cosa distingue un poeta da un narratore.

Cos'è la Poesia?
È escluso che la poesia sia quella cosa che tratta di cose piacevoli (tramonti, bambini, astri e gabbiani): la poesia è impregnata di tutte le brutture del mondo, anche se contemporaneamente non lo è. Ecco che si fa largo la prima delle due specificità, strettamente connesse tra loro, della poesia: una lingua speciale e un uso speciale della lingua. Lo studioso pone nell'Ottocento il discrimine tra l’esistenza di una “casa poetica” dalla quale il poeta traeva un tempo tutto l’armamentario retorico, metrico, stilistico e lessicale che distingueva nettamente la sua parola da quella comune; dal Novecento in poi, invece, non è stato più così, non si è più ritenuta necessaria una casa poetica, eppure la poesia, nonostante l’estrema vicinanza alla lingua comune, è rimasta ancora al di sopra di essa, e del poeta stesso. Secondo Walter Siti, infatti, sono le parole ad avere il controllo della poesia, non il poeta. Il quale “si fa vuoto” per accogliere ciò che viene dettato dall'alto o dal basso – da dio, dall'assoluto o dall'inconscio – e restituisce al mondo qualcosa che infrange il livello medio della comunicazione e che, di qualsiasi cosa parli, trasporta verso qualcosa che non è di questo mondo. Tra gli esempi portati – La sera del dì di festa, di Leopardi, High Windows, di Philip Larkin, La rana che si tuffa nell’acqua di Bashō, e poi Dante, Coleridge, Montale, Orazio – basti ricordare i celebri versi di Saffo (“Simile agli dei mi sembra quell’uomo”), che dovendo e volendo solo presentare l’ottimo lavoro svolto dalla sua scuola su una fanciulla, scrive invece una poesia che passa per essere la fenomenologia dell’amore, un esempio di sublime che, pur non facendo altro che descrivere l’innamoramento negli stessi termini dei trattati medici coevi, dà loro un ritmo, un linguaggio, una musicalità, che trasmette ardente passione: le parole hanno portato Saffo oltre il suo ruolo di maestra, tanto da attirarsi il biasimo dei contemporanei.
Il poeta “non si accontenta del semplice esistere”, trasporta nei suoi versi l’insoddisfazione dell’esistenza. In tal senso, Siti considera la poesia un “supergenere”, che ha cioè a che fare con l’assoluto, pur non essendo sganciata dalla realtà, e anzi essendo da sempre integrata nei meccanismi e nelle pratiche sociali. I poeti valicano un limite oltre il quale non sono più in sé, aboliscono il proprio io e si fanno vuoto perché qualcosa cada in loro (“La fantasia è un posto dove ci piove dentro”, diceva Calvino). Tanto che, per alcuni poeti, come Amelia Rosselli o Friedrich Hölderlin, oltrepassato quel discrimine sottilissimo dall'essere controllati dalle parole a non controllare più il linguaggio comune, è diventato impossibile tornare indietro, e il loro destino è stato segnato dalla follia.

Poesia e mondo moderno
Se dunque bisogna esaltare il linguaggio e farsi vuoto per generare poesia, se è vero che la poesia si oppone alla comunicazione orizzontale e ha bisogno di silenzio, va da sé che nel mondo attuale, in cui si comunica senza sosta e la comunicazione ha invaso ogni singolo anfratto delle nostre vite, si può anche dire che la comunicazione abbia ammazzato la poesia. Non solo: per il suo stretto rapporto con l’assoluto, la poesia è anche tacciata oggi di eccessiva ingenuità, laddove il romanzo parla invece all'uomo contemporaneo di verità tangibili, esperibili nel quotidiano, verità politiche, psicologiche o sociali; e anche la lingua, almeno per quanto riguarda l’italiano, pare in affanno. Sembra che non resti altro che la didattica, per apprezzare la poesia, o la speranza che, magari grazie alla musica o alle occasioni d’uso, essa ritrovi un uso del linguaggio grazie al quale qualcuno o qualcosa, dall'alto o dal basso, torni a parlarci ancora di noi, andando oltre noi e le nostre esistenze ...

La seconda parte del nostro percorso all'interno della Fiera Libri come continuerà domani...restate connessi!!

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