Uruguay meta di sogni - Gufetto Magazine

Uruguay meta di sogni

Viaggiare è da sempre affascinante e lo era un po’ anche per gli emigranti che spesso con il cuore spezzato partivano dalla nostra penisola per andare a cercare ‘fortuna’, varcando mari e oceani su imbarcazioni ben diverse rispetto alle attuali e comunque migliori dei ‘barconi’ di oggi.

Tra i diversi luoghi dell’orbe in cui gli Italiani si sono sparsi, l’Uruguay rappresenta uno Stato, pur se piccolo, tra i meglio conservati come risorse e non così abusato e utilizzato dal turismo malgrado le sue straordinarie bellezze.

Abitato pare fin dal IV millennio a.C., viene colonizzato ai primi del ‘500 dagli Europei tra cui Spagnoli e Portoghesi i quali si sono contesi oltre al primato della scoperta di questa terra favolosa anche la sua giurisdizione.

Dopo la conquista dell’indipendenza, viene governato dal 1830 tramite la prima Costituzione e vede il Paese dilaniato da una lunga guerra civile. Dopo successive fasi di assestamento politico-economico con momenti assai positivi (tanto da meritare per un certo periodo l’appellativo di Svizzera dell’America Latina) alternati ad altri decisamente negativi, attualmente sta attraversando una fase di crescita.

Alta è la percentuale di discendenti di antichi Spagnoli - si parla infatti tale lingua - e più recentemente di Italiani approdati alla foce del Rio della Plata dove hanno trovato pianure sconfinate (il picco più elevato è il Cerro Catedral di 514 m.!) ricche di acqua, una natura incontaminata con orizzonti a perdita d’occhio e un clima subtropicale a nord e temperato a sud mentre d’inverno i Pamperos, venti freddi di sud-ovest, spazzano l’area costiera senza però determinare temperature rigide.

Tale Eden è rimasto pressoché intatto e in questa affascinante e ammaliante veste è stato presentato alla Fiera Campionaria di Padova del maggio scorso quando se ne è assaporato un piccolo distillato tramite un recinto (potrero) dove si sono ‘esibiti’ favolosi cavalli di razza autoctona (Criollo) derivata dagli incroci tra i cavalli spagnoli (Andaluso, Berbero e Arabo) importati dai conquistatori e moltiplicatisi allo stato brado tanto da acquisire sfumature diversissime e straordinarie nel colore dei mantelli.

È bastato chiudere gli occhi e gli spazi si sono dilatati in orizzonti sempre più vasti, ricchi di una vegetazione varia e popolati da una fauna diversa da nord a sud con foche ed elefanti marini e possibilità di avvistare al largo le balene. Né sono mancati alla fantasia i gaucho, figure tipiche del territorio, più che mandriani “nomadi a cavallo” o meglio uomini profondamente legati al proprio cavallo con cui compiono lunghe scorribande senza dimenticare la chitarra e il mate.

Tale bevanda, ottenuta per infusione dalla yerba mate, risale a prima dell’arrivo degli Europei e merita un piccolo approfondimento per evidenziarne la tipicità e la diffusione anche odierna nelle grandi città e persino all’estero dove spesso l’uruguyano è identificabile perché non riesce a farne a meno.

Natura incontaminata, spazi immensi, ottimi cibi e una città che intriga: Montevideo, la capitale sudamericana più meridionale del continente per salvare la quale dalle mire dell’Argentina si è mosso persino Garibaldi negli anni 40 dell’800 trovandovi anche l’amore. Difficile resistere al fascino della Ciudad Vieja, la città ‘vecchia’ costruita su una penisola vicino al vivace porto, e delle spiagge sabbiose a est della capitale e ancora delle città coloniali e delle ridenti e famose località balneari lungo la costa atlantica.

Tutto incita a visitare un Paese in cui è dolce falsi cullare dalle piccole onde di una terra fertile.

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