NAPOLI FRINGE FESTIVAL: Derecho, il piede deluso di Maradona - Gufetto Magazine

NAPOLI FRINGE FESTIVAL: Derecho, il piede deluso di Maradona

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Un monologo ispirato alla personalità bistrattata del piede destro di Diego Armando Maradona è la simpatica idea da cui parte lo spettacolo Derecho, in scena al Fringe di Napoli.
A giudicare dall'affluenza del pubblico, il programma di sala in cui l'idea è brevemente descritta deve aver destato una certa curiosità.

Il testo di Davide Morganti, pur simpaticamente strutturato su un conflitto forte e surreale, quello tra il piede destro bistrattato e quello sinistro osannato dal mondo, procede secondo una dinamica non molto avvincente: l'io narrante racconta le sue frustrazioni trascorse senza grandi colpi di scena, e non aggiunge agli episodi salienti della carriera di Diego quel tanto di pepe che potrebbe farcela davvero percepire con altri occhi. A livello di regia, Carlo Ziviello e lo stesso Morganti fanno passare l'attore da un quadro all'altro senza produrre grandi cambiamenti nella nostra percezione e nel nostro umore, ma si capisce che il tentativo è in questa direzione (molti, forse troppi, i cambi luce a fronte di atmosfere sostanzialmente simili). Il costume dell'unico personaggio è un pigiama a righe che ricorda i colori dell'argentina e poi, dismesso quello, una tuta aderente color carne a richiamare la nudità del pibe.

La scenografia è composta due fili napoletanamente stesi da un capo all'altro della scena; tre teli appesi rappresentanti pezzi di campi di calcio peggio tratteggiati che nel classico subbuteo, più una sfilza di calzini dei colori delle squadre in cui ha militato il genio del calcio. Questa scena non è gestita con grande precisione: le mollette cadono talvolta senza che l'attore l'abbia deciso e da quella radio che appare sul finire, quando Derecho la aziona, l'audio non parte prima di tre secondi.
Fa sorridere la gallina vera che viene catapultata in scena e che incarna un personaggio femminile di cui il piede sfigato è innamorato, ma non capiamo bene da dove si sviluppi quest'amore. D'altronde un animale vivo in scena è un'attrattiva così forte per lo sguardo dello spettatore che rischia di catalizzarlo tutto e qui questa gallina fa la parte del leone.

L'attore Matteo Mauriello, di cui pure è apprezzabile l'impegno, ha una memoria forse non perfetta del testo, il che non gli permette un vero lavoro di interpretazione e le parole finiscono per essere dette, pur con una voce stentorea e ben intonata nel canto, senza essere molto pensate. Insomma, un'idea che poteva mobilitare i sensi simbolici attinenti alla sfera dell'esclusione, dell'emarginazione, della discriminazione e della diversità, finisce per animare uno spettacolo che, finanziato e voluto dal Fringe, non risponde alle aspettative.

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